Eletti 3 siciliani nella direzione nazionale della Democrazia Cristiana: Renato Grassi, dirigente del Ministero di Economia; Alberto Alessi, figlio dell'ex presidente della regione Siciliana e Carmelo Torre di Milazzo, ex assessore provinciale di Messina
17/12/2012 - Al XIX Congresso nazionale della Democrazia Cristiana svoltosi a Roma il 10 e 11 Novembre hanno partecipato i soci DC del 1992, unici legittimi eredi della Democrazia Cristiana, che hanno rinnovato l’adesione al partito alle condizioni, termini e modi stabiliti dagli organi statutari, i quali hanno espresso unanimemente la volontà di:
1) continuare l’attività politica, culturale e sociale della Democrazia Cristiana, partito mai sciolto giuridicamente così come sancito dalla sentenza n.25999 del 23.2 2010 dalla suprema corte di Cassazione;
2) avviare un proficuo processo unitario di ricomposizione delle componenti di ispirazione democratico cristiana presenti in Italia;
3) approvare la relazione politico programmatica del segretario nazionale On Gianni Fontana eletto con larghissima maggioranza (95,5%)
Con il ritorno all’attività politica la Democrazia Cristiana orgogliosa della sua storia intende ripartire dai principi ispiratori che furono alla base delle scelte politiche di Alcide De Gasperi, Amintore Fanfani, Giorgio La Pira e Aldo Moro, nella fedeltà ai valori della dottrina sociale cristiana così come declinati nell’enciclica di Papa Benedetto XVI “ Caritas in veritate”.
Come Luigi Sturzo con il Partito Popolare seppe tradurre nella città dell’uomo gli orientamenti sociali della “Rerum Novarum” e Alcide De Gasperi con i costituenti democristiani quelli della “ Quadragesimo Anno”, così noi oggi intendiamo tradurre nelle scelte politiche, economiche, sociali e istituzionali quelli della “Caritas in veritate”, stella polare per gli uomini di buona volontà, laici e cristiani nell’età della glocalizzazione.
Nel solco della grande nostra tradizione la rinnovata DC non potrà che avere come denominatore comune la questione antropologica nell’orizzonte di un Nuovo Umanesimo Cristiano. Al fine di vivificare questo nostro impegno è urgente un ritorno alle origini, un ritorno alle nostre radici cristiane. Per questo intendiamo rimettere al centro la "questione antropologica", che è essenziale per una comprensione corretta delle attuali evoluzioni culturali …. Promuovere un nuovo umanesimo, infatti, implica una chiara comprensione del fatto che gli uomini e le donne d’oggi sono sempre più consapevoli della loro chiamata a impegnarsi attivamente nel plasmare la propria storia.
Tuttavia tale compito reca con sé una grande inquietudine, che è congenita all'esistenza umana. La grandezza dell'uomo è proprio questo diritto che egli ha di decidere il proprio destino, la propria vita.
La stanchezza dell’Occidente, l’oblio della tradizione, la confusione arrendevole di fronte alla situazione economica dicono, invece, che è in atto un abbandono e una rassegnazione che non ha interpretazioni.
Il nostro impegno non potrà che essere sovra-nazionale al fine di collocare il nostro Paese nel contesto Europeo. Occorre far rinascere il sogno che fu di De Gasperi; un sogno fondato sull’unicità dell’Europa, della sua tradizione e della sua cultura.
Ricordava il Beato Giovanni Paolo II: “Solo un’Europa che non rimuova, ma riscopra le proprie radici cristiane potrà essere all’altezza delle grandi sfide del terzo millennio: la pace, il dialogo tra le culture e le religioni, la salvaguardia del creato» (2 Maggio 2004).
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In un momento delicato e disorientante della politica italiana, a seguito della sentenza della Corte di Cassazione che ha dichiarato non essere mai stata chiusa giuridicamente la Democrazia Cristiana, con il consiglio nazionale del 30 marzo 2012 sono stati ricostituiti i legittimi organi del partito con l’obiettivo di aggregare Associazioni, Movimenti e Gruppi politico-culturali di tutta Italia, con donne, uomini di ogni età che ritengono doveroso e necessario impegnarsi in questa delicata fase di trasformazione sociale ed economica che interessa il nostro Paese, dove anche l'integrazione europea e mediterranea sono diventate parte della nostra vita quotidiana.
La nostra iniziativa si richiama, in un mutato contesto storico, al ruolo primario della D.C. che oggi nessuno più svolge e che è la condizione primaria di recupero del nostro Paese.
La D.C. rinasce oggi, nel 2012, per dar voce a una società senza riferimenti sociali e politici e in balia di scelte internazionali che determinano, in modo non democratico, il contesto di governabilità.
Tale situazione è oggi, diversamente dal passato, fibrillata, incerta e priva di riferimenti stabili.
L’Italia è collocata istituzionalmente all’interno dell’Unione Europea e da essa non si può, quindi, prescindere.
È, tuttavia, necessario che il nostro Paese assuma una presenza attiva e non subalterna nel processo di trasformazione dell’Europa, teso a restituirle il suo ruolo internazionale, basato su fattori etici, sociali e non solo finanziari, oggi, peraltro largamente insufficienti a governare i processi di cambiamento in atto a livello universale.
Per la D.C. è, dunque, necessario stabilire un collegamento dialetticamente costruttivo, dal punto di vista politico, con il gruppo del Ppe all’interno del parlamento europeo, evitando la subalternità a lobby portatrici di interessi parziali spesso contradditori col disegno politico-strategico originario dell’Europa.
BELLA LA NOTIZIA, MA NON ABBIAMO ANCORA CAPITO, LA dc SI PRESENTA O PASSA LA MANO. sE PASSA LA SEGRETERIA NON HA LA FORZA E LA VOLONTA' DI SCENDERE IN CAMPO, SPERO SOLO CHE NON VADANO A BARATTARE QUALCHE POSTO IN QUALCHE LISTA. UN DEMOCRISTIANO
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