Case rifugio per le vittime di violenza: la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne

Le Case rifugio e le strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza. La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e contro la violenza domestica (Istanbul, 2011) prevede che gli Stati aderenti predispongano “servizi specializzati di supporto immediato, nel breve e lungo periodo, per ogni vittima di un qualsiasi atto di violenza che rientra nel campo di applicazione” della Convenzione. A partire dalla ratifica in Italia della suddetta Convenzione i Piani nazionali contro la violenza hanno segnato un importante cambio di passo nella conoscenza del sistema della protezione delle donne vittime di violenza. L’Istat ha iniziato dal 2017 a rilevare dati sul Sistema della Protezione delle donne vittime di violenza. Nel 2018 sono state avviate le Indagini sulle prestazioni ed erogazioni dei servizi offerti dai Centri antiviolenza e analoga rilevazione sulle Case rifugio, nel 2020 è stata realizzata la rilevazione statisti...

SCORTA A SGARBI: «L’ESPRESSO» E IL DIRETTORE MANFELLOTTO CONDANNATI A PAGARE 30 MILA EURO

Per un articolo del febbraio 2011 a firma di Umberto Lucentini. Falsa la ricostruzione del giornalista marsalese secondo cui la scorta a Sgarbi fu «tolta perché la usava per gli affari suoi, amici e ragazze incluse»

ROMA, 15/03/2013 - Il Gruppo Editoriale «L’Espresso» e il Direttore Bruno Manfellotto sono stati condannati a pagare a Vittorio Sgarbi oltre 30.000 (trentamila) euro di danni per il contenuto dell’articolo dal titolo «Sgarbi, torna la scorta», a firma del giornalista marsalese Umberto Lucentini, pubblicati sull’edizione cartacea e online del giornale «L’Espresso» nel febbraio del 2011 (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/sgarbi-torna-la-scorta/2145100).

L’articolo riferiva, attraverso ricostruzioni palesemente infondate, le presunte circostanze che avrebbero indotto il prefetto di Trapani a revocare prima, e a ridare dopo, la scorta al critico d’arte, all’epoca sindaco della Città Salemi.

Secondo il giudice del Tribunale di Camerino la notizia non è vera e «L’Espresso» non ha provato la veridicità di quanto affermato dal giornalista marsalese Umberto Lucentini nell’articolo. Pertanto sia l’editore che il Direttore sono stati condannati al risarcimento dei danni morali subiti da Vittorio Sgarbi.

Lucentini si è letteralmente inventato la ricostruzione secondo cui la scorta a Sgarbi fu «tolta perché la usava per gli affari suoi, amici e ragazze incluse…».

Lucentini, tra l’altro, aveva insinuato che la scorta a Sgarbi fosse stata riassegnata dopo un incontro tra il critico d’arte e l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Sgarbi, avuta notizia della revoca della tutela, il 21 gennaio 2011, per protesta, si era autosospeso dalle funzioni di Sindaco.

Il giudice, tra l’altro, ha stabilito che non risulta a verità che Sgarbi fosse andato «a piagnucolare da Berlusconi».

«Le affermazioni di Lucentini – spiega l’avvocato Giampaolo Cicconi – si sono rivelate palesemente offensive nei confronti di Sgarbi e non rispettose, peraltro, del diritto di cronaca e/o di critica ai quali si deve ispirare il buon giornalista»

Vittorio Sgarbi commenta: «Un classico esempio del del “si dice” o del chiacchiericcio elevati a notizia, sui quali, come da copione, si è costruita una campagna di strumentalizzazione politica»



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