“Liberi di scegliere”, al Pagliarelli un incontro per dare un orizzonte a chi sconta una pena in carcere

Al carcere Pagliarelli incontro “Liberi di scegliere” con presidente commissione Antimafia Ars.  “Il carcere è un pezzo di città che non può essere abbandonato. Iniziative come queste servono a stimolare la voglia di cambiare in chi è 'dentro' facendolo sentire meno solo e dando una seconda possibilità”.   Palermo, 12 giugno - Dare un orizzonte di cambiamento a chi sconta una pena in carcere: è questo il senso dell'iniziativa “Liberi di scegliere”, ispirata alla legge approvata dall'Ars che aiuta il reinserimento di madri e minori lontano dai contesti mafiosi di provenienza, che possono così costruire un'alternativa a un destino già segnato.  All'incontro tra rappresentanti delle istituzioni e un centinaio di detenuti, previsto per lunedì 15 giugno alle ore 9.30 alla casa circondariale Pagliarelli, interverrà il presidente della commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici.  “Le carceri non possono essere luoghi di promozione dei 'valori' della c...

VITTORIO VIVIANI CANTA CANZONI CELEBRI A MODO SUO, "SONG O NOT SONG" ALLA LAUDAMO

Dal 12 al 14 aprile. In scena anche il pianista Andrea Bianchi. Un "pastiche" linguistico tra l'inglese e il napoletano, tra ironia e sarcasmo

Messina, 09/04/2013 - Il pubblico messinese lo conosce bene perché al Vittorio Emanuele lo ha applaudito più volte insieme con Ottavia Piccolo in spettacoli come "L'arte del dubbio" o "La commedia di Candido". Questa volta Vittorio Viviani arriva da solo e approda sul palcoscenico della Sala Laudamo (dal 12 al 14 aprile) con il suo spettacolo "Song o not song", per il cartellone "Paradosso sull'Autore". In scena con lui il pianista Andrea Bianchi.

Si tratta di una spettacolo di teatro-canzone (Viviani ne ha realizzato anche un cd) che ha quale sottotitolo "Serie di miserie semiserie". Perché l'attore napoletano reinventa canzoni famose fino a farle diventare altro. Così “My way” diventa “Guaje mieje” ed è la storia di un disoccupato, “La Bohème”, “Lav’’o vetro”, “La vie en rose” “Marì,'un ècosa” e parla di fecondazione artificiale, “Et maintenant" "Ammuntunà" e parla di zingari. E così via.
"Song o not song", insomma, è un pastiche linguistico fra l’inglese e il napoletano: da “Essere o non essere” alle canzoni.
Vittorio Viviani è acuto osservatore della realtà sociale e politica; ne fa oggetto d’ironia e sarcasmo raccontando i drammatici eventi della vita quotidiana con amarezza tragicomica.
E forti e sentite sono le influenze di Bertolt Brecht e Raffaele Viviani.
Viviani canta e recita il nostro mondo tenendo gli occhi bassi, narrando una popolazione di dolenti: immigrati, zingari, operai, disoccupati, donne emarginate…. Mondi emarginati, inguaiati. Un impegno civile trattato con mano lieve e ironica. E concetti duri. Tenendo presente il principio di Voltaire (personaggio che Viviani interpretava nella "Commedia di Candido"): «Non c’è miglior modo di pensare che farlo ridendo».
Appunto, un divertente “pessimismo comico” dove si ride “sul serio”: meglio ridere pensando che pensare a ridere.
Un cantante-attore vestito di nero, un pianista al pianoforte. «Un volontario riferimento dice Viviani - a Yves Montand. E all’esistenzialismo. Però, a modo mio: il sopravvivenzialismo!».

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