
20/05/2013 - Il 5 Maggio, il conduttore di “Che tempo che fa”, Fabio Fazio ha rivolto al premier Enrico Letta questa domanda: “a volte, bisogna fare dei tagli dolorosi e negli ultimi anni in particolare è capitato alla scuola, e alla cultura. Le chiederei: lei ce la fa a promettere che questa volta, scuola, ricerca e cultura, cioè futuro e felicità, non si toccano?”.
Il presidente del Consiglio, con uno scatto di orgoglio, ha risposto in maniera nettissima: “Mi prendo l’impegno: se ci saranno dei tagli, mi dimetto”.
In quella risposta, mi è sembrato che il Presidente, nella logica di un “Governo di servizio” avesse messo al centro della propria agenda la cultura, la scuola e la ricerca per restituire al nostro Paese e, specialmente ai nostri studenti, la speranza di un futuro degno di essere vissuto e, senza tanto riflettere sulla frase, quasi preso da irrazionale euforia, ho esclamato: Sig. Presidente, mi pare che il suo primo impegno sia nella direzione giusta e, perciò, lunga vita al suo Governo.
Meditando con più attenzione sull’impegno solenne di Letta, la razionalità è prevalsa sull’euforia e mi ha presentato il quadro della scuola italiana in vertiginoso declino.
L’impegno a non fare più tagli, non vuol dire, infatti, che si potranno avere nuovi investimenti per fare uscire la scuola dal “coma” causato da una politica che non vuole capire che investire sulla formazione sia una scelta strategica, lungimirante e una modalità di vera e produttiva capitalizzazione delle proprie risorse umane.
Non operare più tagli senza assicurare risorse non significa aver trovato la soluzione e la via di uscita nella certezza che la rapidità del proprio impegno deciderà la qualità e il futuro delle nostre scuole rendendole, con un efficace miglioramento, concorrenziali in Europa.
Occorre spezzare subito i tanti “lacci e lacciuoli” che impediscono il pieno esercizio dell’autonomia didattica e organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo costituzionalmente garantito, dare strutture sicure, materiale didattico, risorse economiche efficaci, personale formato e aggiornato per dare risposte adeguate alle nuove esigenze educative.
Dalla lettura del documento dei Saggi arruolati dal Presidente la Repubblica, emerge che l’impegno a non “tagliare” è assolutamente insufficiente se manca la volontà di “ incrementare” le risorse per migliorare la performance dei sistemi d’istruzione e formazione e “assicurare, nel medio termine, una crescita economica in grado di riassorbire la disoccupazione e la sottoccupazione di cui è afflitto il nostro Paese. D’altra parte, “la formazione s’interseca strettamente con ricerca, innovazione e sviluppo: di conseguenza, la sua efficienza dipende dalla rapida connessione di tutti questi elementi e, dunque, dalla capacità del nostro Paese di rendere quanto più “corta” possibile questa filiera”.
Considerato, però, che i Ministri economici devono recuperare subito molte risorse, non credo che penseranno alla scuola e, così, la strada che dovranno percorrere il premier e la ministra Carrozza in particolare, sembra essere tutta in salita.
Intanto la Ministra Carrozza scrive sul suo face book: “le prime mosse sono fondamentali per iniziare un buon lavoro e anche in questi momenti preferisco dedicarmi allo studio delle questioni aperte e della macchina amministrativa piuttosto che rispondere alle numerose richieste di interviste o di apparizione in televisione”.
Ci permettiamo, però, di suggerire alla Ministra che la strada da privilegiare per ridurre i tempi dello “studio” e per avere risultati ottimali è dialogare con chi lavora nella scuola, con le associazioni professionali che la rappresentano e prestare molta attenzione a non cadere nella tentazione nella quale sono caduti tanti suoi predecessori, a restare succube dei molteplici diktat sindacali.
Continuiamo, comunque, ad augurare lunga vita Governo ma a condizione che partendo dal principio che la crescita si fa con il capitale umano, il Presidente e i suoi Ministri fondino il proprio lavoro sui presidi fondamentali che sono la scuola, l’università e la ricerca.
Giuseppe Luca
Direttore Responsabile della “Letterina” Asasi
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