Francesca Albanese, Relatrice Speciale ONU per i diritti umani: Acquedolci ospiterà l'incontro online

Acquedolci ospiterà l'incontro online con Francesca Albanese, Relatrice Speciale dell'ONU per i diritti umani nei territori palestinesi occupati da Israele.  16/06/2026 - L'iniziativa avverrà il 19 giugno, alla Casa delle culture su maxi-schermo, in collegamento con tutte le oltre 140 piazze italiane che hanno aderito. L'iniziativa partita da due comitati di Milano e Cagliari ha riscontrato l'interesse di molte realtà organizzate della solidarietà e nei movimenti per la Pace, tra le quali ACM e Anbamed. L'incontro inizierà puntuale alle 20.45 e l'intervento di Francesca Albanese avverrà alle 20:50, quindi, si raccomanda la puntualità. L'iniziativa avverrà alla Casa delle Culture,  indirizzo: via Vittorio Emanuele II, 3/5 . 98070 Acquedolci (ME) Data: venerdì 19 giugno 2026 ore 20:30 Ingresso gratuito. Grazie per l'attenzione e l'eventuale pubblicazione. Cordiali saluti Farid Adly

UNA "GITA A TINDARI", DOVE D’ESTATE PORTANO I CANTANTI

Tindari (Messina), 13/05/2013 – Questa sera, lunedì 13 maggio alle 21.10, su Rai1 andrà in onda la replica dell'episodio ‘Gita a Tindari’, dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri per la serie il Commissario Montalbano, con Luca Zingaretti. La vicenda: un triplice omicidio, un giovane dongiovanni che viveva al di sopra delle sue possibilità apparenti, due anziani pensionati che improvvisamente decidono una gita a Tindari, vengono ammazzati.
Montalbano ha una maledizione, sa leggere i segni che provengono dall'antichissimo che vive nel modernissimo continente Sicilia: lo aiutano un vecchio ulivo contorto, la sua squadra, la svedese Ingrid, un libro di Conrad, e un Innominato senza pentimento.

Che strano il maestro Camilleri, 'oramà' rende romanzeschi i nomi delle cittadine siciliane che mette nei suoi coinvolgenti romanzi (come Vigàta) e assegna ai ‘cristiani’, alle persone in carne ed ossa, i nomi dei paesi, Montalbano (Elicona), Sinagra. Tindari no. E non lo fa solo coi morti ma pure coi cristiani vivi e vegeti, nirbùsi e squieti.

Il nome della bella Tindari è rimasto tale, consentendo a questo luogo magico della costa tirrenica messinese di diffondere ulteriormente la sua fama, nelle quattro stagioni supportata dalla sua storia millenaria, dalla bellezza conturbante e per qualche tempo ancora (forse) selvaggia, dalla fede e dalla spiritualità; d’estate da Mario Biondi ed altri cantanti da stadio.
Qua, nel romanzo e nella fiction, Tindari è luogo di gita, come lo è nella realtà per molti siciliani durante l’anno (ma non solo siciliani). Si capisce perciò che i protagonisti devono essere del comprensorio di competenza del commissario Montalbano, che presta servizio a Vigàta, in Sicilia si, ma fuori dall’influenza del commissariato di Patti, cui sarebbero spettate le indagini se il delitto si fosse consumato in territorio di Tindari.

I coniugi Griffo (due dei tre morti complessivi del romanzo) erano stati avvistati l'ultima volta durante una gita a Tindari, con uno dei molti gruppi organizzati che realmente sono i visitatori più abituali della città fondata da Dionisio di Siracusa nel 396 a.C., che prese il nome di Tyndaris, in onore di Tindaro, re di Sparta e sposo di Leda, padre putativo di Elena e dei Dioscuri, Castore e Polluce.
Nel romanzo il delitto c’è ed è triplice addirittura ma non avviene a Tindari: il commissario Montalbano e i suoi collaboratori scoprono e smantellano un'organizzazione criminale con stretti legami con la mafia internazionale. L'assassinio di un giovane si incrocia con la contemporanea scomparsa di due anziani coniugi. Non è casuale però che tutte e tre le persone uccise abitassero nello stesso palazzo: condomini. I due anziani coniugi erano stati visti l'ultima volta in pubblico durante la gita a Tindari, dopodiché non si erano più avute loro notizie.

Il Commissario Montalbano, perciò, indaga tra l'immaginaria Vigàta e Tindari, il promontorio a picco sul mare del Golfo di Patti, di fronte alle Isole Eolie, «col piccolo, misterioso teatro greco e la spiaggia a forma di una mano con le dita rosa».

Niente paura dunque. A Tindari il peggio che possa capitare è il vento. Tanto che il grande Salvatore Quasimodo vi dedicò imperituri versi: Tindari, mite ti so/ Fra larghi colli pensile sull’acque / Delle isole dolci del dio,/ oggi m’assali e ti chini in cuore.

Una gita a Tindari, perciò, è magicamente consigliabile. E d’estate portano i cantanti.

m.m.

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