Francesca Albanese, Relatrice Speciale ONU per i diritti umani: Acquedolci ospiterà l'incontro online

Acquedolci ospiterà l'incontro online con Francesca Albanese, Relatrice Speciale dell'ONU per i diritti umani nei territori palestinesi occupati da Israele.  16/06/2026 - L'iniziativa avverrà il 19 giugno, alla Casa delle culture su maxi-schermo, in collegamento con tutte le oltre 140 piazze italiane che hanno aderito. L'iniziativa partita da due comitati di Milano e Cagliari ha riscontrato l'interesse di molte realtà organizzate della solidarietà e nei movimenti per la Pace, tra le quali ACM e Anbamed. L'incontro inizierà puntuale alle 20.45 e l'intervento di Francesca Albanese avverrà alle 20:50, quindi, si raccomanda la puntualità. L'iniziativa avverrà alla Casa delle Culture,  indirizzo: via Vittorio Emanuele II, 3/5 . 98070 Acquedolci (ME) Data: venerdì 19 giugno 2026 ore 20:30 Ingresso gratuito. Grazie per l'attenzione e l'eventuale pubblicazione. Cordiali saluti Farid Adly

SONDAGGI & DATI: UN SONDAGGIO AL GIORNO TOGLIE IL MEDICO DI TORNO

«Di troppi dati si muore», si potrebbe dire. Un sondaggio al giorno, 4 indagini dell'Istat a settimana (+23% di pubblicazioni e dati disponibili rispetto al 2010), oltre 4.800 dataset di open data delle amministrazioni pubbliche consultabili online. Ma tanti numeri senza interpretazione non hanno previsto la crisi, né saputo curarla

Roma, 11 giugno 2013 - «Di troppi dati si muore», si potrebbe dire. Siamo giornalmente esposti a una valanga incontrollata di numeri. L'inflazione dei dati diffusi risulta evidente nella comunicazione quotidiana di giornali e televisioni, con misurazioni, rating, indicatori di agenzie internazionali che assurgono a notizie e rischiano di disorientare famiglie e imprese, più che aiutarle ad affrontare le difficoltà.

I sondaggi di opinione rientrano in questo trend di iperproduzione di dati. Considerando solo quelli comunicati all'Agcom, in Italia vengono diffusi i risultati di più di 400 sondaggi all'anno, in media più di uno al giorno. Nelle prime 22 settimane del 2013 i sondaggi pubblicati sono stati 174 (una media di 8 a settimana) sugli aspetti più vari. Si spazia dalle opinioni sul quadro politico a quello che pensano gli italiani sull'arte in tempo di crisi, dall'importanza delle ferie all'opinione dei consumatori sulle aperture domenicali degli esercizi commerciali. Vengono così prodotti numeri e tabelle sui fenomeni più diversi in una sorta di corsa al «presentismo», nel tentativo di documentare quello che accade. Ma si tratta di opinioni capaci di descrivere solo una parte della realtà, non di interpretarla nella sua complessità. Così il contesto in cui viviamo diventa un paesaggio impersonale, che perde significato.

Anche la produzione di dati sul sistema economico e sociale è molto aumentata negli ultimi anni. Nelle prime 22 settimane del 2013 l'Istat ha pubblicato 95 diverse indagini: una media di 4 indagini a settimana. Tra i primi sei mesi del 2010 e il primo semestre del 2013 la diffusione di dati statistici dell'Istat è aumentata del 23%, in un'ottica di maggiore disponibilità di numeri per il vasto pubblico. Gli accessi al sito Istat per scaricare dati sono aumentati negli ultimi 7 anni del 160%..

E tanti sono gli istituti che elaborano stime sul ciclo economico e che producono numeri quasi a getto continuo. Oltre all'Istat, con 44 differenti release all'anno su temi micro e macroeconomici (dalla produzione industriale ai consumi, dai dati contabili delle amministrazioni pubbliche ai dati sul mercato del lavoro, al clima di fiducia delle famiglie e delle imprese), frequenti fornitori di dati sono il Fondo monetario internazionale, l'Ocse, la Bce, l'Eurostat, la Banca d'Italia, il sistema delle Camere di commercio, le associaizoni di rappresentanza.

Più recente è il fenomeno degli open data messi a disposizione dalle amministrazioni pubbliche. Oggi sono disponibili più di 4.800 dataset di open data, rilasciati prevalentemente da amministrazioni centrali e comunali. I dati aperti hanno generato per il momento 156 app a disposizione degli utenti.

Più numeri, più informazioni, più opinioni. Ma quanti dati oggi vengono correttamente interpretati? Prevale la rincorsa a comunicare il dato per ottenere l'effetto annuncio. E nonostante i tanti numeri diffusi per comprendere i diversi aspetti della crisi e aiutare a generare policy efficaci rispetto alle questioni che il Paese deve affrontare, nessuna delle misure adottate fino ad oggi ha risolto o attenuato i problemi. Con l'aggravante che alcuni modelli previsionali fondati sui numeri si sono rivelati clamorosamente errati, perché troppo accentuata è stata la fede nei dati e troppo poca la capacità di interpretarli.

«Un mare di numeri senza interpretazione» è l'argomento di cui si è parlato oggi al Censis, a partire da un testo elaborato nell'ambito dell'annuale appuntamento di riflessione di giugno «Un mese di sociale», giunto alla venticinquesima edizione, dedicato quest'anno al tema «La società impersonale». Sono intervenuti il Presidente del Censis Giuseppe De Rita, il Direttore Generale Giuseppe Roma, il responsabile del settore Economia Francesco Estrafallaces, il Segretario Generale della Federazione delle banche, delle assicurazioni e della finanza Paolo Garonna, e il Presidente della Fondazione Economia Tor Vergata Luigi Paganetto.

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