Beni per 24 milioni di euro sequestrati all'imprenditore Antonio Fabbrizio, di 45 anni, legale rappresentante della RPS Consulting srl. Sotto sequestro un'azienda, quote societarie e immobili. L'imprenditore è accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato e dell'Unione Europea, falso e fittizio aumento di capitale sociale. L'azienda RPS Consulting srl, il cui valore supera i 22 milioni di euro è stata posta sotto sequestro
Palermo, 23 luglio 2013 - “Un’altra truffa milionaria ai danni dello Stato e dell’Unione Europea. Questa volta è grazie agli uomini del Gruppo Tutela Spesa Pubblica del nucleo di Polizia tributaria e della Guardia di Finanza di Palermo che è stato possibile scoprire un ingente giro di contributi pubblici, destinati alla realizzazione e alla messa in opera di un impianto per la produzione di biocombustibili, ma che in realtà finivano poi sui conti correnti personali del responsabile legale di una società che si avvaleva di documentazioni false e di competenze tecnico-scientifiche inesistenti. Soldi, dunque, incassati indebitamente. Distrarre fondi pubblici di questa portata non è semplice. Non vorrei che dietro questa manovra scellerata, ci fosse l’eventuale responsabilità di chi negli uffici preposti l’ha agevolata. Questo sarebbe ancora più grave”.
Sonia Alfano (Presidente della Commissione Antimafia Europea) plaude all’operazione della Guardia di Finanza di Palermo, che ha scoperto una truffa milionaria ai danni dello Stato e dell’Unione Europea, con il conseguente sequestro di beni per un totale di 24 milioni di euro a un imprenditore palermitano.
A seguito di prolungate e complesse indagini svolte sotto la costante direzione della Procura della Repubblica di Palermo, la Guardia di Finanza del capoluogo siciliano, in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo urgente emesso dai Pubblici Ministeri titolari delle indagini, ha sequestrato una azienda, quote societarie, beni immobili e disponibilità bancarie del valore di circa 24 milioni di euro, nella disponibilità di un imprenditore palermitano, Antonio Fabbrizio, di 45 anni, accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato e dell'Unione Europea, malversazione, falso e fittizio aumento di capitale sociale.
Le indagini, eseguite congiuntamente dal Gruppo Tutela Spesa Pubblica del Nucleo di polizia tributaria e dal Gruppo della Guardia di Finanza di Palermo, hanno riguardato ingenti contributi pubblici, di provenienza sia nazionale, sia comunitaria, ammontanti nel complesso a 5 milioni di euro, di cui 1 già erogato, nel quadro del "Bando Industria 2015 - settore Innovazione Industriale - Efficienza Energetica", destinati alla realizzazione e alla messa in opera di un impianto per la produzione di biocombustibili utilizzando gli scarti della lavorazione del legno ed i rifiuti organici provenienti dal comparto industriale e agroalimentare.
Dagli accertamenti delle Fiamme Gialle è emerso che Antonio Fabbrizio, legale rappresentante della società, avvalendosi di documentazione ideologicamente falsa, aveva certificato il possesso di competenze tecnico-scientifiche in realtà inesistenti e dei requisiti economici e finanziari prescritti per l'ammissibilità a finanziamento della domanda di contributo.
Per il primo aspetto la società, al fine di indurre in errore i funzionari/consulenti del competente Ministero incaricati di valutare la domanda di agevolazioni pubbliche, ha falsamente comunicato l'avvio del processo di acquisizione del know-how e del management tecnico di altra società, inviando, a tale scopo, i curricula vitae del personale che avrebbe assunto.
Al riguardo, è emerso che i documenti riguardanti alcuni degli ingegneri di cui la società aveva comunicato la prossima assunzione per dar corso alla realizzazione del progetto erano stati inoltrati all'insaputa degli stessi interessati, i quali, sentiti in atti, hanno disconosciuto la firma apposta sui curricula trasmessi al Ministero, aggiungendo di essere all'oscuro dell'iniziativa.
Le indagini bancarie svolte dalla Guardia di Finanza hanno poi evidenziato altre condotte di falso poste in essere dal responsabile della società, finalizzate a dimostrare artificiosamente il possesso dei requisiti finanziari necessari alla realizzazione del programma di ricerca, fra cui, principalmente, l'aumento di capitale sociale in misura idonea a garantire la gestione economica del programma di investimento oggetto di pubblica contribuzione.
E' stato infatti riscontrato che il rappresentante della società non aveva apportato capitali propri, ma aveva in realtà posto in essere artificiose operazioni sul conto corrente personale e su quello della società al solo fine di procurarsi la documentazione bancaria (assegni e contabili bancarie) per attestare un apporto di capitale proprio in realtà mai avvenuto, per di più documentato da falsi verbali di aumento di capitale sociale e da altra documentazione non veritiera. Sono state in particolare accertate operazioni bancarie di prelevamento dai conti personali del rappresentante di importi poco dopo versati sui conti della società e poi, di nuovo, rientrati su conti personali del rappresentante stesso.
Ancora i controlli sulle movimentazioni bancarie della società hanno permesso alle Fiamme Gialle di dimostrare che l'indagato, dopo avere illecitamente ottenuto l'anticipazione di oltre 1 milione euro per la realizzazione del programma oggetto del finanziamento, aveva in realtà dirottato parte di tale somma su conti correnti personali, mentre la parte restante per il pagamento di spese della società che però nulla avevano a che vedere con la realizzazione dell'iniziativa oggetto di pubblica sovvenzione.
La Procura della Repubblica di Palermo, sulla base delle risultanze delle indagini della Guardia di Finanza, ha quindi sequestrato in via d'urgenza i beni e le disponibilità finanziarie dell'indagato per un valore corrispondente al finanziamento indebitamente percepito, nonché, al fine di impedire l'aggravamento del reato e il protrarsi delle sue conseguenze, l'intero complesso aziendale, del valore di oltre 22 milioni di euro e le relative quote societarie, del valore di oltre 200 mila euro.
Condividendo appieno le risultanze delle indagini eseguite, il G.I.P. ha da ultimo convalidato il decreto di sequestro preventivo d'urgenza emesso dai Pubblici Ministeri titolari delle indagini.
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