Case rifugio per le vittime di violenza: la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne

Le Case rifugio e le strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza. La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e contro la violenza domestica (Istanbul, 2011) prevede che gli Stati aderenti predispongano “servizi specializzati di supporto immediato, nel breve e lungo periodo, per ogni vittima di un qualsiasi atto di violenza che rientra nel campo di applicazione” della Convenzione. A partire dalla ratifica in Italia della suddetta Convenzione i Piani nazionali contro la violenza hanno segnato un importante cambio di passo nella conoscenza del sistema della protezione delle donne vittime di violenza. L’Istat ha iniziato dal 2017 a rilevare dati sul Sistema della Protezione delle donne vittime di violenza. Nel 2018 sono state avviate le Indagini sulle prestazioni ed erogazioni dei servizi offerti dai Centri antiviolenza e analoga rilevazione sulle Case rifugio, nel 2020 è stata realizzata la rilevazione statisti...

MESSINA. TENTATO OMICIDIO DI PIAZZA DEL POPOLO: UN UOMO FERMATO DAI CARABINIERI

Messina, 11 ottobre 2013 - I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Messina Centro chiudono il cerchio sul tentato omicidio di venerdì scorso, accaduto in una via adiacente la centralissima Piazza del Popolo; a finire in manette, con l’accusa di aver sparato ad un uomo cingalese di 32 anni, è un suo connazionale, Balapuwaduge Geeth Gayan Mendis, meccanico di 35 anni e noto agli inquirenti. La scena del delitto, maturato nella tarda serata del 4 ottobre u.s., si presentò chiaramente drammatica agli investigatori dell’Arma; il cingalese ferito era stato attinto ad una gamba dai colpi di una pistola cal. 7.65 mm,
rinvenuta nel corso del sopralluogo e repertata, e giaceva a terra in una pozza di sangue al termine di una striscia di sangue che, lunga diversi metri, tracciava il tentativo di fuga della vittima per sottrarsi alla furia omicida.

Il clima di festa che quella sera accomunava la comunità asiatica fu squarciato da 4 colpi che non lesero organi vitali, ma costrinsero il ferito a rivolgersi alle cura mediche dei medici dell’Ospedale “Piemonte”, che giudicarono comunque gravi le condizioni dell’uomo. Nelle ore successive al ferimento la pressione degli inquirenti non concede soluzioni di continuità alle indagini: si interrogano tutti i presenti, poi la vittima, infine si cerca negli ambienti più reconditi del quartiere e si intraprende una pista investigativa certa: il tentato omicidio è maturato nell’ambiente locale ed il nome del feritore è un dato consequenziale.

Stretto il cerchio, un uomo si costituisce; raccolte altre prove, l’Autorità Giudiziaria emette l’ordine di cattura e per Mendis, prelevato dai Carabinieri, si schiudono le porte del carcere con la pesante accusa di tentato omicidio volontario e porto illegale di arma comune da sparo.

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