Case rifugio per le vittime di violenza: la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne

Le Case rifugio e le strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza. La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e contro la violenza domestica (Istanbul, 2011) prevede che gli Stati aderenti predispongano “servizi specializzati di supporto immediato, nel breve e lungo periodo, per ogni vittima di un qualsiasi atto di violenza che rientra nel campo di applicazione” della Convenzione. A partire dalla ratifica in Italia della suddetta Convenzione i Piani nazionali contro la violenza hanno segnato un importante cambio di passo nella conoscenza del sistema della protezione delle donne vittime di violenza. L’Istat ha iniziato dal 2017 a rilevare dati sul Sistema della Protezione delle donne vittime di violenza. Nel 2018 sono state avviate le Indagini sulle prestazioni ed erogazioni dei servizi offerti dai Centri antiviolenza e analoga rilevazione sulle Case rifugio, nel 2020 è stata realizzata la rilevazione statisti...

BRONZI DI RIACE: NO ALLE “TRASFERTE” DELLE OPERE D’ARTE UNICHE AL MONDO

Solidarietà degli indipendentisti siciliani ai sindaci calabresi che si oppongono alla trasferta, All’expo di Milano, dei Bronzi di Riace. Nessun alibi, però, all’incompetenza ed all’ascarismo dei partiti e delle classi politiche dominanti nel Sud ed in Sicilia
Palermo, 02/08/2014 - Gli Indipendentisti di lu FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU esprimono solidarietà ai Sindaci Calabresi che si oppongono alla “partecipazione” dei BRONZI DI RIACE all’EXPO di MILANO. E’ una questione di principio dalla quale non si dovrebbe mai retrocedere.

Non appaiono convincenti, infatti, le argomentazioni secondo le quali i visitatori di quelle statue all’Expo di Milano, - in pochi giorni, - sarebbero molto più numerosi dei visitatori che hanno avuto modo di ammirare le stesse opere d’arte nel Museo di Reggio Calabria. E ciò in tutto l’arco di tempo della loro esposizione “museale” al pubblico. Si tratta di argomentazioni che abbiamo sentito, per tanti casi analoghi, anche in Sicilia.

Il problema, - intendiamoci, - esiste. Ma non può essere risolto con la mentalità “colonialista” europea dei secoli XIX e XX, che finiva con il sottrarre alle realtà geopolitiche ed ai Popoli, (che ne erano stati nei millenni custodi e spesso realizzatori e promotori), i BENI CULTURALI in questione. Insomma: nessuna pietà per i vinti …..

Analoghe considerazioni per quanto riguarda, in particolare, la Sicilia, si potrebbero fare per la VENERE di MORGANTINA, per l’EFEBO di SELINUNTE, per l’AURIGA di MOZIA e per tante opere d’arte sostanzialmente poco visitate, male “gestite” e non di rado “dimenticate” nei magazzini.

Sotto accusa, - in primis ed ovviamente, - la classe politica ed i Partiti dominanti al SUD, vittime ed artefici della tipica alienazione “politico-culturale” e di quel “colonialismo interno” che, dal 1860 fino ad oggi, si manifestano anche attraverso il mancato coinvolgimento dei flussi turistici internazionali nei luoghi nei quali è possibile fare conoscenza diretta di quelle opere d’arte e di quei Beni archeologici che, - specialmente in Sicilia, - caratterizzarono la Civiltà della MAGNA GRECIA.

Un’inchiesta su ciò che non funziona è, pertanto, doverosa, necessaria, urgente. Così com’è necessario rivedere le regole di quello che viene in genere indicato come SERVIZIO PUBBLICO. Non si possono chiedere gli occhi.
Aggiungiamo, però, che, senza una vera rivoluzione culturale, non si potrà mai superare la crisi nella quale oggi il Popolo Siciliano e gli altri Popoli del Sud versano. E che le statistiche degli Istituti specializzati (SVIMEZ in testa) continuano a certificare drammaticamente.



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