Caro voli in rima: "Se in Sicilia vuoi tornare 800 euro devi pagare"

Festività in Sicilia è ormai sinonimo di caro voli. Anche quest’anno, tornare a casa per Pasqua sarà proibitivo per tantissimi emigrati. Da una rilevazione di Federconsumatori Sicilia, aggiornata al 18 marzo 2026, emerge il seguente quadro se si sceglie di partire il 2 o 3 aprile e tornare il 7: un volo di andata e ritorno con Ryanair da Milano verso Catania costa 407,39 €; per viaggiare da Torino 431,98€. Non migliora la situazione per chi ha necessità di atterrare all’aeroporto di Palermo: il volo costa 352,64 € da Bergamo e 410,15 euro da Verona €. Peggiora la situazione se si sceglie di volare con Ita Airways: 470,5 euro per un volo Milano-Palermo, 540,88 per la tratta Bologna Catania. 19 mar 2026 - Il fenomeno del caro voli, ormai strutturale nei periodi di alta domanda come le festività, continua a colpire in modo particolare la Sicilia, dove la mobilità dipende quasi esclusivamente dal trasporto aereo. La combinazione tra domanda concentrata in pochi giorni, offerta lim...

PAPA FRANCESCO: IL PRIMO DEI MALI È “SENTIRSI IMMORTALE O ADDIRITTURA INDISPENSABILE”

[22/12/2014] - La Curia Romana sia “un piccolo modello della Chiesa”. E’ l’auspicio che Papa Francesco ha rivolto ai suoi più stretti collaboratori in Vaticano, ricevuti nella Sala Clementina per gli auguri di Natale. Il Pontefice ha enumerato i 15 mali curiali che, ha detto, richiedono una cura paziente e perseverante per essere guariti. Tra le malattie indicate dal Papa: la rivalità e la vanagloria, il mal coordinamento e l’alzheimer spirituale e ancora il funzionalismo e la malattia dei circoli chiusi. L’indirizzo d’omaggio è stato rivolto dal cardinale decano Angelo Sodano. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Non si può arrivare al Natale senza aver fatto un esame di coscienza. Questo, annota Francesco, vale per tutti i fedeli e ancor più deve valere per chi, come avviene nella Curia Romana, vive a stretto contatto con la Sede Apostolica. E' bello, afferma in apertura del discorso, pensare alla Curia Romana come “a un piccolo modello della Chiesa” cioè a un corpo “sano” e “vivo”, armoniosamente unito a Cristo.

“Essendo la Curia un corpo dinamico, essa non può vivere senza nutrirsi e senza curarsi. Difatti, la Curia - come la Chiesa - non può vivere senza avere un rapporto vitale, personale, autentico e saldo con Cristo. Un membro della Curia che non si alimenta quotidianamente con quel cibo diventerà un burocrate (un formalista, un funzionalista, un impiegatista): un tralcio che si secca e pian piano muore e viene gettato lontano”.

Un catalogo delle malattie curiali

Lo Spirito di Dio, prosegue, “unisce e lo spirito del maligno divide”. Di qui l’origine di quel “catalogo delle malattie” curiali che Papa Francesco enumera per accostarsi bene al Sacramento della Riconciliazione. Il primo dei mali è “la malattia del sentirsi immortale, immune o addirittura indispensabile”. Quel “complesso degli eletti”, prosegue, che “deriva spesso dalla patologia del potere”:

“Un’ordinaria visita ai cimiteri ci potrebbe aiutare a vedere i nomi di tante persone, delle quale alcuni forse pensavano di essere immortali, immuni e indispensabili! È la malattia del ricco stolto del Vangelo che pensava di vivere eternamente (cfr. Lc 12, 13-21) e anche di coloro che si trasformano in padroni e si sentono superiori a tutti e non al servizio di tutti”.

Martalismo e “Alzheimer spirituale”

C’è poi la malattia del “martalismo”, “dell’eccessiva operosità” che, come accade a Santa Marta, ci fa trascurare Gesù, “la parte migliore”. Grave anche la “malattia dell’impietrimento mentale e spirituale” che, spiega, ci fa “perdere la sensibilità umana necessaria per farci piangere con coloro che piangono e gioire con coloro che gioiscono”. Quindi si è soffermato sull’“eccessiva pianificazione e del funzionalismo”:

“Quando l'apostolo pianifica tutto minuziosamente e crede che facendo una perfetta pianificazione le cose effettivamente progrediscono, diventando così un contabile o un commercialista”.

“Preparare tutto bene – sottolinea – è necessario ma senza mai cadere nella tentazione di voler rinchiudere e pilotare la libertà dello Spirito Santo che rimane sempre più grande, più generosa di ogni umana pianificazione”. Non si può “addomesticare” lo Spirito Santo, ha aggiunto a braccio. Francesco critica così la malattia del “mal coordinamento” e “dell’Alzheimer spirituale”, ossia di chi, “avendo perso la memoria” dell’incontro con il Signore, diventa “sempre di più schiavi degli idoli che hanno scolpito con le loro stesse mani”.



(Da Radio Vaticana)

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