Case rifugio per le vittime di violenza: la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne

Le Case rifugio e le strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza. La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e contro la violenza domestica (Istanbul, 2011) prevede che gli Stati aderenti predispongano “servizi specializzati di supporto immediato, nel breve e lungo periodo, per ogni vittima di un qualsiasi atto di violenza che rientra nel campo di applicazione” della Convenzione. A partire dalla ratifica in Italia della suddetta Convenzione i Piani nazionali contro la violenza hanno segnato un importante cambio di passo nella conoscenza del sistema della protezione delle donne vittime di violenza. L’Istat ha iniziato dal 2017 a rilevare dati sul Sistema della Protezione delle donne vittime di violenza. Nel 2018 sono state avviate le Indagini sulle prestazioni ed erogazioni dei servizi offerti dai Centri antiviolenza e analoga rilevazione sulle Case rifugio, nel 2020 è stata realizzata la rilevazione statisti...

MESSINA, PORTO DI TREMESTIERI: IL M5S RICHIEDE UNA COMMISSIONE MINISTERIALE

Il comunicato stampa relativo all'ultima interrogazione depositata dal Portavoce del MoVimento 5 Stelle, Francesco D'Uva, in merito al Porto di Tremestieri

Roma, 27/02/2015 - “Chiediamo che il Ministero istituita una commissione di esperti che accerti eventuali responsabilità nella pianificazione, progettazione e costruzione del Porto di Tremestieri stabilendo se, attraverso il completamento dell’opera, i problemi che fino ad aggi non ne hanno permesso un corretto funzionamento possano essere limitati oppure no. Nato nel 2006 con l’obiettivo di impedire ai mezzi pesanti di attraversare il centro cittadino e garantire la sicurezza stradale, il Porto di Tremestieri è stato, per 8 lunghi anni, soltanto un susseguirsi di insabbiamenti, mareggiate, chiusure, interventi emergenziali e di ripristino. Con l’unica conseguenza che, invece di rappresentare quel doppio attracco in zona periferica che avrebbe dovuto tenere i tir fuori dalle arterie centrali, ha comportato spese insostenibili, a fronte di benefici pressoché inesistenti”.

Il PortaVoce del MoVimento 5 Stelle, Francesco D’Uva, si rivolge direttamente al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e porta le anomalie del caso Tremestieri anche a Roma.
Una lunga interrogazione quella depositata dal deputato, in cui viene analizzato tutto l’iter della costruzione e dell’evoluzione del Porto di Tremestieri, a partire dal 2006, anno di nascita, passando dal 2008, quando a causa di alcune mareggiate il Porto è soggetto a lavori di riparazione per un costo di 3,8 milioni di euro (finanziati interamente con appositi fondi pubblici statati), per arrivare al 2011, quando il crollo dell’intera diga foranea comporta la sua chiusura per altri 3 anni, e poi nel 2014, quando a pochi mesi dalla sua rientrata a pieno regime un ennesimo insabbiamento ne provoca un’altra chiusura, fino ad oggi, quando raffiche di vento e conseguenti insabbiamenti continuano a costringerne la non fruizione. A tal proposito, lo scorso 24 febbraio, anche il Comune di Messina ha dichiarato di voler far luce sull’intera vicenda rivolgendosi direttamente alla Procura della Repubblica per accertare se vi siano state eventuali responsabilità nelle fasi di progettazione e costruzione dell’attracco.

“E’ lecito a questo punto – afferma D’Uva – domandarsi su quali basi tecniche si stia per portare avanti il progetto di allargamento e completamento dell’opera, che costerà 120 milioni di euro. E’ lecito domandarsi se non sia il caso di effettuare, prima, un accertamento di carattere tecnico da parte del Ministero che stabilisca se, attraverso il completamento dell’opera, i problemi del Porto possano essere limitati, oppure se sia necessario una riprogettazione dell’intera area di attracco di Tremestieri”.

La deputata Valentina Zafarana, PortaVoce del MoVimento 5 Stelle all’ARS, si rivolge direttamente alla Regione Siciliana chiedendo che “faccia la sua parte evitando di permettere la distruzione di un territorio e l'ennesima mangiatoia di soldi pubblici. Meno di un mese fa sono stati stanziati 400mila euro per una mini-gara che ha come obiettivo finale il dragaggio dell'invasatura insabbiata. Sappiamo già che il problema del porto è di natura strutturale, e qualcuno dovrà dirci di chi sono le responsabilità, ma non possiamo accettare ancora questo stillicidio di piccoli interventi palliativi che si traducono solo in spese ingenti e inevitabili, oltre che, guarda caso, in vantaggi per i soliti privati che restano l'unica alternativa all'attraversamento dello Stretto dei mezzi pesanti, con profondissime e ormai note ricadute anche sull'intera città”.

“E’ fondamentale - conclude D’Uva – capire se, in una zona costiera come quella di Tremestieri, interessata non solo dal fenomeno delle mareggiate ma anche da quello dell’erosione costiera l’ampliamento del porto possa essere la soluzione o l’ennesima beffa e spesa di denaro pubblico”.

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