Case rifugio per le vittime di violenza: la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne

Le Case rifugio e le strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza. La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e contro la violenza domestica (Istanbul, 2011) prevede che gli Stati aderenti predispongano “servizi specializzati di supporto immediato, nel breve e lungo periodo, per ogni vittima di un qualsiasi atto di violenza che rientra nel campo di applicazione” della Convenzione. A partire dalla ratifica in Italia della suddetta Convenzione i Piani nazionali contro la violenza hanno segnato un importante cambio di passo nella conoscenza del sistema della protezione delle donne vittime di violenza. L’Istat ha iniziato dal 2017 a rilevare dati sul Sistema della Protezione delle donne vittime di violenza. Nel 2018 sono state avviate le Indagini sulle prestazioni ed erogazioni dei servizi offerti dai Centri antiviolenza e analoga rilevazione sulle Case rifugio, nel 2020 è stata realizzata la rilevazione statisti...

PREFETTURE: OGGI LA MOBILITAZIONE DAVANTI AL VIMINALE

Cgil Cisl Uil presenteranno al governo il dossier su rischi dell’accorpamento delle 23 Prefetture: “Provvedimento sbagliato: per i cittadini meno sicurezza, legalità e tutela contro criminalità ed emergenze”Roma, 30 settembre 2015 – Le federazioni di categoria di Cgil Cisl e Uil tornano a far sentire la protesta contro lo schema di decreto che taglierebbe 23 Prefetture sul territorio italiano. E lo faranno oggi presentando alle ore 16 al sottosegretario agli Interni Giampiero Bocci, un dossier sui rischi di un “provvedimento sbagliato che non solo costituirà un vero e proprio arretramento dello stato dalla periferia, ma lascerà le comunità locali con meno tutele riguardo a sicurezza, legalità, criminalità ed emergenze”.

“Dietro l’apparente sforzo di snellimento degli apparati – avvertono i sindacati – sta il rischio che vengano cancellati o resi irrimediabilmente più difficili e più costosi, servizi concretissimi alla cittadinanza. In piena emergenza flussi migratori chi si occuperà di decidere sullo status di profugo o rifugiato, della concessione della cittadinanza o dei ricongiungimenti familiari? Chi provvederà ai primi soccorsi in caso di calamità, chi coordinerà istituzioni e protezione civile in caso di emergenza o chi predisporrà i piani contro gli incidenti industriali? E chi provvederà alla gestione delle comunicazioni antimafia, all’iscrizione alle white-list, ai porti d’armi? E ancora chi penserà a fornire aiuto alle vittime dell’usura, dell’estorsione, del terrorismo o dei reati mafiosi? Perché a questo si rinuncerebbe tagliando le Prefetture senza un piano di riorganizzazione capillare dei presidi di legalità e sicurezza”.
"Sul tema delle Prefetture, nella Legge 124 noi facciamo una grande riorganizzazione organizzativa dello Stato. Una riorganizzazione che non parte mai da esigenze di spending, ma parte da esigenze di maggior efficenza e maggior efficacia dello Stato verso il cittadino. Noi vogliamo uno Stato più semplice, che il cittadino sa riconoscere e sa trovare. La riforma delle Prefetture andrà in questo senso. Quindi non ci sarà assolutamente alcun taglio di Prefetture motivato con ragioni spending, ma ci saranno solo riorganizzazioni motivate con l'esigenza di dare maggior semplicità ed efficienza allo Stato". Lo ha detto il ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Marianna Madia, a margine della Festa dell Unità in corso a Palermo.
“Rispetto a questo nulla si prevede nel provvedimento, così come niente si dice dei quasi 1.330 dipendenti degli uffici territoriali del governo di Teramo, Chieti, Vibo Valentia, Benevento, Piacenza, Pordenone, Rieti, Savona, Sondrio, Lecco, Cremona, Lodi, Fermo, Isernia, Verbano-Cusio-Ossola, Biella, Oristano, Enna, Massa-Carrara, Prato, Rovigo, Asti e Belluno”.

“Ecco perché, sempre domani, saremo davanti al Ministero dell’Interno per sensibilizzare cittadini e lavoratori sui rischi di un’operazione al buio. “La riorganizzazione dei servizi sul territorio non si fa smantellando lo Stato, ma tagliando gli sprechi e valorizzando il personale che serve a garantire coesione sociale, integrazione e convivenza civile”.

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