Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: SOLO IL 14,3% DEI SICILIANI USA IL WEB PER DIALOGARE, INGROSSANDO LA BUROCRAZIA

E con molta insoddisfazione. Ribisi: “I ritardi dell’E- gov ingrossano la burocrazia”
Palermo, 03/11/2015. Sono pochi e molto insoddisfatti i siciliani che usano la Rete per dialogare con la Pubblica amministrazione. Non si fidano e vivono lo Stato, la Regione e gli Enti locali come un nemico. E quando si tratta di stabilirci un dialogo, magari online, evitano di farlo in tutte le maniere. Alla fine del 2014, solo il 14,3% della popolazione dell’Isola ha interagito con la Pubblica amministrazione, compilando e inoltrando moduli on line. Di questi, quasi il 33% si è dichiarato poco o per nulla soddisfatto a causa della difficoltà nel reperire informazioni, per la bassa utilità delle stesse, per la poca disponibilità di notizie riguardanti le proprie pratiche e per la difficoltà di utilizzo dei servizi disponibili sul web. Peggio di noi, Puglia (38,0%), Abruzzo (36,9%), Sardegna (34,8%) e Molise (34,7%). La percentuale di insoddisfazione rilevata, pone la nostra regione fra gli ultimi posti in Italia, al di sotto della media nazionale (31% di insoddisfazione). Tra i meno insoddisfatti (quindi i più soddisfatti) gli abitanti della Valle D’Aosta (18,6% di insoddisfazione) e le Province Autonome di Bolzano (20,8%) e Trento (24,7%). A metterlo nero su bianco un dossier di Confartigianato sul rapporto tra imprese e Pubblica Amministrazione on line, e tra cittadini e la rete, che analizza una serie di fattori che determinano il gap di dialogo informatico tra chi fruisce dei servizi e chi amministra.

“Anche in Sicilia, i ritardi dell’e-gov non contribuiscono a migliorare la situazione delle imprese che pagano a caro prezzo le complicazioni della burocrazia – dichiara Filippo Ribisi, presidente di Confartigianato Imprese Sicilia –. Per colmare in parte questo gap, tutti i comuni siciliani dovrebbero dotarsi del Suap on line: una innovazione positiva per chi ogni giorno ha a che fare con progetti, cantieri edili, leggi e una burocrazia infinita”.

In ogni caso, il ritardo dell’
E-Gov in Italia costa circa 31 miliardi l’anno: gli artigiani chiedono che il Disegno di Legge di riforma della PA venga rapidamente approvato per poter imprimere una svolta anche sul fronte della cittadinanza digitale. E nell’Isola non è solo il livello di interazione con la Pubblica amministrazione ad essere scarso, risulta anche più insoddisfacente, il livello dell’uso privato che viene fatto della rete. Infatti, nell’ultimo anno solo il 19,1% dei siciliani ha usato il web per ordinare o comprare merci e servizi (penultimi in Italia, dietro di noi la Campania, 17,3%). “Probabilmente, all’origine del fallimento delle politiche di e-government c’è, soprattutto, un problema culturale e di linguaggio – conclude Ribisi – lo Stato continua a porsi nei confronti del cittadino e delle imprese in maniera conflittuale e criptica. C’è una diffusissima tendenza a nascondere le informazioni anziché a rilasciarle, a detenere in maniera quasi ossessiva lo scettro dei dati piuttosto che a rilasciarli a imprese e cittadini”.

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