Case rifugio per le vittime di violenza: la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne

Le Case rifugio e le strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza. La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e contro la violenza domestica (Istanbul, 2011) prevede che gli Stati aderenti predispongano “servizi specializzati di supporto immediato, nel breve e lungo periodo, per ogni vittima di un qualsiasi atto di violenza che rientra nel campo di applicazione” della Convenzione. A partire dalla ratifica in Italia della suddetta Convenzione i Piani nazionali contro la violenza hanno segnato un importante cambio di passo nella conoscenza del sistema della protezione delle donne vittime di violenza. L’Istat ha iniziato dal 2017 a rilevare dati sul Sistema della Protezione delle donne vittime di violenza. Nel 2018 sono state avviate le Indagini sulle prestazioni ed erogazioni dei servizi offerti dai Centri antiviolenza e analoga rilevazione sulle Case rifugio, nel 2020 è stata realizzata la rilevazione statisti...

CATERINA, ALLA SALA LAUDAMO LO SPETTACOLO DI DONATELLA VENUTI

Debutterà venerdì 8 gennaio, alle ore 21, alla Sala Laudamo, con repliche sabato 9 alle 21 e domenica 10 alle 17:30 Caterina uno spettacolo scritto, diretto e interpretato da Donatella Venuti con Margherita Smedile, Alessio Bonaffini, Gerri Cucinotta e Nicola Buonomo
Messina, 07/01/2016 - La notizia del ritrovamento a Trabia di una ragazzina di 16 anni, disabile, segregata in mezzo ai rifiuti, che si scoprirà essere vittima di soprusi e maltrattamenti, ha ispirato questo testo, incentrato su una famiglia meridionale, i cui protagonisti sono vittime e carnefici.
Tre generazioni femminili, figlia, madre e nonna legate da una solidarietà atavica che la violenza bruta e retriva del padre tende a sradicare per attuare il suo piano di dominio su quello che è l’elemento più debole e psichicamente fragile, la figlia, resa tale dalle perpetrate menzogne e ripetute violenze, attuate nel tempo.

Caterina è un testo strano, stilisticamente ambivalente tra il genere drammatico e il grottesco, e sembra non voglia decidersi da che parte stare o forse l’argomento trattato, chiaramente scabroso, impone talvolta una leggerezza che non gli si addice.
Frutto di una riflessione folgorante sui rapporti familiari in cui tre generazioni si confrontano all’interno di una struttura sociale arcaica proto industriale più vicina alle società contadine, fagocitate dall’attuale consumismo globale.

E’ quella che Pasolini definisce l’era prima della scomparsa delle lucciole in cui l’utilizzo della lingua madre – il dialetto messinese – offre quella musicalità ricca di suggestioni, colori, evocazioni che permettono agli attori una grande versatilità espressiva.
Persino la religione diventa uno strumento sinistro nelle mani della madre e della nonna che credono di poter scacciare il “diavolo” attraverso un rito esorcistico da quella figlia, istigatrice di vendetta che simula una morte apparente per poi rinascere, come lei dice “cchiù paccia i prima".

Caterina è una piccola donna come tante, segnata fin da ragazzina da quell’orribile violenza che il padre orco le ha impresso nel corpo e nella mente. Se il teatro, luogo del sacro, è anche un’arte della memoria, questo testo in fase di scrittura e poi di prove con gli attori mi ha riportato a un’era forse mai vissuta se non attraverso i racconti dei familiari: il cambiamento epocale tra le generazioni del dopo guerra e gli anni 60/70 in cui la cultura contadina, ricca di tradizioni e di valori connaturati alla terra e alle origini è stata annientata dal consumismo e dall’era globale; le lucciole sono scomparse improvvisamente per l’inquinamento delle acque dei fiumi, creato dalle industrie, le campagne si sono spopolate e si è persa la memoria del passato, il rapporto tra le generazioni per cui un anziano si possa poi riconoscere nella nuova gioventù, creando così un vuoto indicibile e una perdita incalcolabile di valori e tradizioni orali.

E se in una società arcaica, una violenza atroce come quella dell’incesto poteva avere un senso seppur esecrabile, ma almeno ammissibile, nella dinamica di un contrasto tra matriarcato dominante e patriarcato succube, oggi nella presunta era della ragione globale diventa solo violenza brutale e insensata. Questo lavoro è dedicata ai nostri antenati per non dimenticare chi siamo.
Il testo è tra i vincitori del Premio “OLTREPAROLA” 2008” (Segnalato e Finalista)

Donatella Venuti
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Musiche: Arcadio Lombardo
Aiuto Regia: Claudia Zappia
Luci: Antonio Rinaldi
Scene e Costumi: Franco Lombardo
Produzione: Teatro di Morman 2


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