Domenica 3 Aprile, in occasione dell’assemblea regionale dei gruppi che si terrà a Messina, gli studenti siciliani della Fuci organizzano una cerimonia di commemorazione dello statista siciliano. La manifestazione, che si concluderà con la deposizione di una corona d'alloro, si terrà di fronte a quella che fu la sua abitazione durante il periodo trascorso nella città dello Stretto.
MESSINA, 01/04/2016 - Una fonte di ispirazione per chi crede nei valori della pace, della giustizia sociale e della solidarietà. Una figura testimone della “buona politica” e un “portatore sano” della rivoluzione del Vangelo. Stiamo parlando di Giorgio La Pira, padre costituente, sindaco di Firenze e Servo di Dio per la Chiesa Cattolica. Allo statista siciliano, ex fucino, sarà reso omaggio in una manifestazione pubblica che si terrà domenica 3 aprile alle ore 12,30 davanti a quella che fu la sua abitazione durante il periodo trascorso nella città dello Stretto, a Piazza Carducci 7, a pochi passi dal Rettorato dell’Università. Ad organizzare la cerimonia di commemorazione sono i giovani siciliani della Fuci (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) che proprio domenica 3 aprile si riuniscono a Messina per l’assemblea regionale che avrà come tema centrale “Giorgio La Pira: Maestro nella Fuci”.
La manifestazione consisterà in un breve ricordo di La Pira, nella lettura di un suo celebre discorso e nella deposizione di una corona d’alloro sotto la targa posta nel 2005 sulla facciata del palazzo e scritta da Giuseppe Miligi. Alla cerimonia saranno presenti il sindaco di Messina, Renato Accorinti, il direttore generale dell’Università di Messina, Francesco De Domenico, il Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Messina, Mons. Gaetano Tripodo e il Vice Presidente Nazionale FUCI, Paolo Baroni. Hanno aderito alla manifestazione il Movimento “Nuova Presenza - Giorgio La Pira”, il Santuario - Parrocchia “S. Maria del Carmine”, la Parrocchia “S. Domenico al Dazio”, la Fraternita Laica di San Domenico e i Padri Salesiani.

La Pira giunse a Messina nel Giugno del 1914, per aiutare lo zio Luigi Occhipinti, rappresentante di un’azienda, e se ne allontanò, a ventidue anni, nell’Aprile del 1926, per raggiungere il suo maestro, il giurista Emilio Betti, a Firenze. Molte volte tornò, e in una lettera ebbe a scrivere: «Quando metto piede a Messina è come se non me ne fossi mai staccato». A Messina trascorse gli anni decisivi dell’adolescenza e della giovinezza e compì il ciclo dei suoi studi medi e superiori, nel corso dei quali visse esperienze esistenziali decisive, operò le scelte fondamentali, vide maturarsi la sua fede, attinse a una vita culturale e intellettuale unica e si formò gli affetti, le amicizie che più conteranno per lui.
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