Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

REFERENDUM 17 APRILE, GERMANA': ANDRO' A VOTARE E VOTERO' “SÌ”

13/04/2016 - "Trovo corretto che su questo argomento si renda noto il proprio orientamento perché mi sembra giusto che i cittadini sappiano qual è la posizione di chi li rappresenta", così il deputato regionale del Nuovo CentroDestra, onorevole Nino Germanà, in merito all'imminente iniziativa referendaria cosiddetta No Triv. "Il mio sarà un sì convinto, non ci ho dovuto riflettere perché quel che penso è noto da tempo e avevo avuto modo di esprimermi già due anni fa a riguardo. Rendere le concessioni entro le 12 miglia (molte delle quali in Sicilia) prorogabili fino ad esaurimento della risorsa é un semplice dono che si fa a dei privati che, sfruttando il bene naturale in loco, traggono molto profitto per sè e molto poco per il territorio .Insomma un'agevolazione pubblica ad un'iniziativa privata che poco o nulla rende, in concreto, ai cittadini dell'area in cui ricade l'interesse.

Bisogna operare una valutazione costi-benefici: e sotto questo profilo, il nostro territorio non ci guadagna, anzi. Lo stesso impatto ambientale si traduce inevitabilmente in ulteriore spesa.

D'altra parte bisogna salvaguardare il lavoro dei dipendenti delle aziende interessate alla manovra, e su questo aspetto esistono dati contrastanti. Anche per questo, da par mio, auspico un massiccio piano di razionalizzazione delle risorse destinate al mercato delle rinnovabili, nel quale il nostro Paese arranca rispetto ai competitor internazionali e che potrebbe costituire un'importante volano per l'industria del settore, con conseguenti ricadute occupazionali”, conclude.

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