FURNARI: L’AVVOCATURA CHIEDE L’ANNULLAMENTO DEL CONTRATTO DEL TERRENO SVENDUTO

L’AVVOCATURA DELLO STATO CHIEDE L’ANNULLAMENTO DEL CONTRATTO DEL TERRENO DEMANIALE SVENDUTO A FURNARI E AVANZA UNA DOMANDA RICONVENZIONALE NEI CONFRONTI DEGLI ACQUIRENTI
13/09/2016 - La vicenda del terreno demaniale svenduto a Furnari riserva un’altra sorpresa. Nel relativo giudizio civile promosso dal Comune di Furnari, l’Avvocature distrettuale dello Stato di Messina che difende la Regione Siciliana, adesso invoca l’annullamento “del contratto di compravendita con i privati con la conseguente dichiarazione della nullità e/o l’annullabilità dell’atto di compravendita stipulato, inter partes, dal Notaio Antonella Giambò in data 11.9.2014 rep. n. 36613 e racc. n. 16730, adottando le statuizioni conseguenziali, anche sotto il profilo restitutorio”. Ancora via riconvenzionale l’Avvocatura distrettuale chiede la condanna, “in solido tra loro, dei acquirenti sigg. Scardino Federico e La Rocca Franca, al risarcimento, in favore dell’Amministrazione Regionale convenuta al risarcimento dei danni, patrimoniali e non patrimoniali, subiti a seguito della condotta illecita dagli stessi posta in essere, il cui ammontare sarà determinato, anche in via equitativa, in corso di causa”.

Il tutto mantenendo sempre, in via preliminare, la statuizione della “carenza di legittimazione passiva della Regione Siciliana, con l’estromissione dal procedimento civile.
Tale nuova posizione processuale emerge dopo che gli acquirenti, sig. La Rocca –Scardino, avevano richiesto, oltre il rigetto delle domande avanzate dal Comune di Furnari nei loro confronti, la chiamata in garanzia della Regione Siciliana.

E’ proprio l’Avvocatura, dopo avere assunto una difesa a tutto campo sulla legittimità della vendita del terreno ai privati al punto da chiedere in prima battuta il rigetto dell’azione promossa dall’Ente locale a dare adesso le motivazioni di tale modifica di strategia difensiva, non potendosi sottacere i fatti nel frattempo accaduti.
Evidenzia invero la difesa della Regione che a seguito ad un esposto presentato dall’ avv. Mario Foti, Sindaco del Comune di Furnari, si è avuta l’apertura di un procedimento penale (n.3159/2016), nel quale gli acquirenti La Rocca - Scardino, un funzionario del Genio Civile di Messina che ha proceduto alla stima del prezzo di vendita dell’area, ed altri funzionari regionali, sono stati destinatari della misure cautelari, in relazione alla commissione dei reati di abuso d’ufficio e falso ideologico inerenti la determinazione del corretto valore venale del compendio per cui è causa e, quindi, del suo effettivo prezzo di vendita. “

A seguito di ciò e del riesame operato in ordine al corretto ammontare del prezzo di vendita dell’immobile de quo, il Servizio Ufficio del Genio Civile di Messina ha accertato, con nota del 12.4.2016 prot. 69862, che l’effettivo valore venale del terreno è pari ad Euro 368.426,36.
Pertanto la “commissione dei predetti illeciti nell’ambito della procedura di determinazione del prezzo inerente la vendita del compendio, legittima l’Amministrazione regionale alla tutela delle proprie ragioni sia in questa sede civile che in ambito penale”.
Come ulteriore conseguenza l’Assessorato Regionale all’Economia, ha adottato il provvedimento di annullamento del DDS 2932/2014, con il quale si era proceduto all’approvazione del contratto di compravendita stipulato con i sigg. Scardino - La Rocca Franca.

Sicchè, “trattandosi di alienazione intrinsecamente viziata della illecita determinazione del prezzo di alienazione (che sostituisce elemento costitutivo dell’atto negoziale, il relativo atto di compravendita, ancorché non si ritenga automaticamente caducato (per effetto dell’intervenuta revoca dell’atto autorizzatorio del DDS 2932/2014), è da ritenersi comunque nullo o annullabile”.
Non vi è dubbio che a questo punto che la vicenda che tanta eco ha avuto su questo quotidiano e nel programma televisivo “Le Iene” ancor prima della stampa nazionale e le ragioni esercitate dal sindaco di Furnari per ottenere il legittimo denegato diritto di prelazione ed il conseguente annullamento dell’atto pubblico su un fondo nel quale insiste un parco pubblico di circa 6.000 mq., acquistano ulteriore rilievo e fondamento.


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