CARCERI E AMNISTIA: I DETENUTI SICILIANI SONO I SECONDI PIÙ RAPPRESENTATI (7.011)

Papa Francesco: "Nessuna cella è così isolata da escludere il Signore: il suo amore arriva dappertutto. Prego perché ciascuno apra il cuore a questo amore". I detenuti di origine campana sono i più rappresentati, pari a 9.847, seguiti dai 7.011 siciliani. In 6 anni gli istituti penitenziari sono diminuiti da 209 a 193 per esigenze di razionalizzazione. Il perdono è l’essenza dell’amore che sa comprendere lo sbaglio e porvi rimedio.

07/11/2016 - “Dove c’è una persona che ha sbagliato, là si fa ancora più presente la misericordia del Padre”. Così il Papa questa mattina nella Basilica di San Pietro per la Messa in occasione del Giubileo dei carcerati. Presenti oltre 4 mila persone provenienti da 12 Paesi del mondo. Mille i detenuti che hanno partecipato alla celebrazione. Francesco ha ribadito più volte la forza della speranza che “guarda” al “futuro” ed è donata da Dio.
Il 30 novembre del 2010 l’Italia raggiunse il massimo storico della popolazione detenuta ovvero 69.155 unità.

Nel gennaio del 2013 il nostro Paese è stato condannato dalla Corte Europei dei diritti umani per le condizioni degradanti di vita presenti nelle sue carceri a causa del sovraffollamento (oltre che per l’assenza di rimedi giurisdizionali nel caso di reclami dei detenuti per i loro diritti violati). A differenza di altri Stati (ad esempio Ungheria e Bulgaria ambedue condannate dalla Corte per le condizioni di affollamento nelle proprie prigioni) l’Italia ha dialogato in modo positivo con la Corte di Strasburgo e ha avviato un percorso di riforme per ridurre i numeri della popolazione detenuta e migliorare la qualità della vita dentro gli istituti penitenziari. Da pochi mesi si sono chiusi gli Stati generali sull’esecuzione della pena, importante iniziativa voluta dal ministero della Giustizia per ragionare in modo partecipato sulle prospettive di cambiamento.

Nel frattempo però i numeri della popolazione detenuta tendono a salire di nuovo, dopo un paio di anni di decrescita.

E lo fanno essenzialmente nella quota che riguarda i detenuti in custodia cautelare. I numeri salgono a legislazione invariata e nonostante non crescano i numeri delle denunce pervenute all’autorità giudiziaria. La crescita della popolazione detenuta – dovuta principalmente all'aumento degli stranieri, in particolare nella fase del primo giudizio – è dunque l'esito dell'operato delle forze di Polizia e della magistratura più orientato al ricorso al carcere rispetto agli anni precedenti. Probabilmente c'è più leggerezza nell'uso della custodia cautelare ritenendo meno grave la condizione di affollamento delle carceri.

QUASI 20 MILA DETENUTI POTREBBERO ANDARE IN MISURA ALTERNATIVA
19.812 detenuti devono scontare una pena residua inferiore ai tre anni e dunque potrebbero accedere (almeno una parte di essi) alle misure alternative. In termini percentuali, il 56,2% dei detenuti condannati in via definitiva deve scontare una pena breve facilmente sostituibile con una misura diversa dal carcere.

I SUICIDI
Secondo il dossier “Morire di carcere” di Ristretti Orizzonti, a oggi il 2016 ha visto 23 suicidi nelle carceri italiane. 3 di questi sono avvenuti nell’istituto napoletano di Poggioreale. In 21 casi il detenuto si è impiccato. Vi è stato poi un soffocamento e un avvelenamento. I detenuti più giovani morti suicida avevano 25 anni. È accaduto nelle carceri di Reggio Emilia e di Siracusa. Il più anziano ne aveva 72 anni. È accaduto nel carcere di Perugia. Nell’intero 2015 i suicidi in carcere erano stati 43.

SETTENTRIONALI E MERIDIONALI
I detenuti di origine campana sono i più rappresentati, pari a 9.847, seguiti dai 7.011 siciliani e dai 3.885 pugliesi. Solo 14 i valdostani, 70 i molisani e 90 i trentini.

CRESCONO GLI ERGASTOLANI
Crescono a 1.673 gli ergastolani, di cui solo 98 stranieri. Erano 1.603 l’anno precedente.

MISURE ALTERNATIVE ALLA DETENZIONE
Al 30 giugno 2016 erano 23.850 le persone in misura alternativa. Erano 23.377 un anno prima. I numeri delle misure alternative crescono lievemente, come hanno fatto anche negli anni precedenti, ma rimangono tuttavia troppo bassi rispetto alle potenzialità. Se fino al 2010 il numero delle persone in misura alternativa cresceva insieme al numero delle persone detenute, aumentando complessivamente il numero delle persone sotto queste forme di controllo penale, solo dal 2010 in poi le misure alternative hanno cominciato a erodere i numeri del carcere. Ciò è accaduto principalmente a causa della legge 199 del 2010, che consentiva di scontare l’ultimo anno di pena – alzato poi a un anno e mezzo nel 2010 – in detenzione domiciliare. La detenzione domiciliare è la misura alternativa che comporta meno impiego di risorse da parte dell’amministrazione, ma è anche quella dal minor valore in termini di reintegrazione sociale. È necessario che si investa maggiormente nel sistema delle misure alternative alla detenzione come autentica alternativa a una visione carcerocentrica.

ANTIGONE NELLE CARCERI ITALIANE, PRE-RAPPORTO 2016 SULLE CONDIZIONI DI DETENZIONE

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