LA CASA DI TOTI: IL SOGNO DIVENTA PROGETTO PER RAGAZZI “SPECIALI”,

LA CASA DI TOTI: IL SOGNO DIVENTA PROGETTO, IL PROGETTO DIVENTA OPERA. PER L’ALBERGO ETICO PER RAGAZZI “SPECIALI”, SABATO 26 NOVEMBRE A MODICA LA POSA DELLA PRIMA PIETRA
22/11/2016 - Muni Sigona: “Grazie a 23 imprenditori realizziamo un’impresa nel sociale,
in attesa che la Sicilia recepisca la legge sul Dopo di noi”
La prima pietra è come il primo pezzo di un puzzle, un pezzo rosso perché è acceso dall’energia,
dalla passione, dalla lungimiranza e dalla determinazione di un ragazzo, di sua madre, della sua
famiglia, di quelle che si riconoscono in loro, del collettivo di imprenditori che li stanno
sostenendo, grazie a un bellissimo “contagio” attivo e generoso.
Questo è lo spirito con cui verrà posta la prima pietra de “La Casa di Toti”, l’albergo etico che
Muni Sigona vuole realizzare attraverso la trasformazione di una villa settecentesca in contrada
San Filippo a Modica, per dare dignità e futuro a suo figlio Toti e a tutti i ragazzi “speciali” come
lui: “Vogliamo realizzare – spiega Muni Sigona - una comunità residenziale per disabili dove
faremo conciliare impresa sociale e occupazione, ribaltando il concetto di assistenza al disabile,
che da fruitore del servizio ne diviene, assistito da tutor specializzati, il gestore”.
L’appuntamento è per sabato 26 novembre, a partire dalle 11.30, con la grande festa che segna la
trasformazione di questo sogno prima in progetto e poi, finalmente, in opera.

Grazie a quel “contagio”, infatti, passato attraverso un intenso fundraising e un rapido
superamento di tutti gli adempimenti burocratici, adesso ci sono le risorse e le autorizzazioni per
avviare non solo la costruzione, ma anche la formazione finalizzata alla gestione di questo albergo
etico, che è tra i progetti “adottati” da Franco Antonello e “I bambini delle fate”.
“Fino a due anni e mezzo Toti era un bambino normalissimo, solo un po’ iperattivo. Non è stato
facile arrivare alla diagnosi di spettro autistico. Come tutte le madri che affrontano una situazione
simile, in tutti questi anni mi sono sempre immensamente preoccupata del futuro di mio figlio
Toti”, racconta Muni: “Questo albergo l’ho sognato, una notte, dopo aver conosciuto l’esperienza
di una realtà simile che ad Asti viene gestita da ragazzi down.

Insieme a mio marito Michele
gestiamo già da anni la nostra villa di Modica come struttura ricettiva: immaginare di
trasformarla significava pensare al futuro di Toti dopo di noi. Qualche giorno dopo ho avuto
notizia del concorso Axa ‘Nati per proteggere’ e ho capito che era arrivato il momento di mettersi
al lavoro, per provare a dare concretezza a quel sogno. Il concorso purtroppo non lo abbiamo vinto,
ma sin dal giorno dopo ho promesso che ‘La Casa di Toti’ avremmo trovato il modo di farla lo
stesso: quel tentativo, anzi, ci è servito da trampolino di lancio perché in tanti hanno conosciuto la
nostra storia e da allora si sono moltiplicate le occasioni di raccontarla. Abbiamo deciso di fondare
subito la Onlus e di cominciare la raccolta fondi, mentre un mio amico ingegnere si è messo al
lavoro e abbiamo cominciato a far nascere questo progetto solidale”.

A settembre del 2015 Muni, Michele e i collaboratori della onlus hanno cominciato con i
laboratori ludico-ricreativi e occupazionali a Trecastagni, dove vivono, ma l’incontro decisivo è
arrivato a dicembre 2015, con Franco Antonello: “Gli avevo chiesto come pensava di potesse
aiutarmi. Mi ha raccontato il lavoro de’ I bambini delle fate’ per finanziare progetti di inclusione
sociale per bambini e ragazzi con autismo e disabilità. Mi ha chiesto se ero pronta: ho detto di sì.
Dopo pochi giorni siamo andati a fare un corso di formazione da lui, a Castelfranco Veneto, e
subito dopo ci siamo messi a girare la Sicilia in lungo e in largo, soprattutto nelle province di
Catania e Ragusa, per avviare il crowdfunding. Non siamo andati a impietosirli, non abbiamo mai
avuto un approccio lacrimevole: siamo andati a proporre un’impresa nel sociale. Abbiamo
scommesso sul grande cuore degli imprenditori di questa terra e abbiamo avuto ragione: oggi
sono ben 23 quelli che hanno deciso di sostenerci”.

Come ogni impresa, anche quelle nel sociale, La Casa di Toti va costruita fisicamente ma anche
programmaticamente: “Ora che abbiamo perfezionato l’aspetto autorizzativo, siamo partiti con i
progetti legati alle risorse umane e alla carta dei servizi per chi farà parte della casa di Toti, mentre
lavoriamo al nostro business plan”.

Un business plan su cui potrebbe incidere molto la legge sul “Dopo di noi”: “Attendiamo con ansia
che venga recepita dalla Regione Sicilia. Il nostro progetto risponde esattamente agli scopi di
questa legge e confidiamo che possa aiutarci nella gestione”.

Ma intanto, appunto, l’importante è partire: “I lavori cominceranno subito e dureranno al
massimo tre anni (tutto dipende dai sostenitori!). Faremo gli scavi, le mura, il tetto con i soldi che
abbiamo raccolto fino ad ora e speriamo di fare piano piano il resto con quelli che ci auguriamo
continueranno ad arrivare attraverso ‘I Bambini delle Fate’ e con la generosità degli imprenditori
siciliani, ma non solo. Voglio che quella di sabato 26 novembre, quando ci saranno anche Franco
Antonello e suo figlio Andrea, sia una grande festa per ringraziarli, per ringraziare tutti quelli che
ci stanno aiutando, LA PRIMA GRANDE FESTA DE LA CASA DI TOTI!”.

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