MENSA SCOLASTICA: LA SICILIA LEADER TRA LE REGIONI SENZA SERVIZIO MENSA

Quanti sono i bambini che hanno la possibilità di frequentare la mensa scolastica? Le alte percentuali di mancata offerta del servizio mensa in tutta Italia vengono denunciate dal monitoraggio e dell’impegno di Save the Children. Secondo gli ultimi dati diffusi dal MIUR, in Italia rimangono senza servizio mensa percentuali altissime di alunni: in Sicilia (80%), Puglia (73%), Molise (70%),
Campania (65%) e Calabria (63%). Il mancato accesso al servizio mensa in ben 8 regioni italiane è davvero allarmante: 1 bambino su 2 in queste regioni non ha la possibilità di usufruire del servizio mensa. Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, sono dunque ai primi posti

7 Novembre 2016 - Un rapporto che fotografa la situazione del servizio di ristorazione scolastica in Italia. Quanti sono i bambini che hanno la possibilità di frequentare la mensa scolastica? Le alte percentuali di mancata offerta del servizio mensa in tutta Italia, denunciate con lo scorso monitoraggio vengono confermate anche quest’anno. Il quadro che emerge dal monitoraggio mostra una possibile correlazione tra dispersione scolastica, tempo pieno a scuola e presenza del servizio di ristorazione scolastica.
Secondo gli ultimi dati diffusi dal MIUR sul numero di bambini che non usufruiscono del servizio mensa in Italia, rimangono senza servizio percentuali altissime di alunni in Sicilia (80%), Puglia (73%), Molise (70%), Campania (65%) e Calabria (63%). Il mancato accesso al servizio mensa, superiore al 50% degli alunni in ben 8 regioni italiane, è davvero allarmante: 1 bambino su 2 in queste regioni non ha la possibilità di usufruire del servizio mensa e dunque dell’opportunità che essa richiama in termini non solo nutrizionali ma anche educativi.

Quanti sono i bambini che hanno la possibilità di frequentare la mensa scolastica? Le alte percentuali
di mancata offerta del servizio mensa in tutta Italia, denunciate con lo scorso monitoraggio vengono
confermate anche quest’anno. Il quadro che emerge dal monitoraggio mostra una possibile correlazione
tra dispersione scolastica, tempo pieno a scuola e presenza del servizio di ristorazione scolastica. Secondo
gli ultimi dati diffusi dal MIUR sul numero di bambini che non usufruiscono del servizio mensa in Italia,
rimangono senza servizio percentuali altissime di alunni in Sicilia (80%), Puglia (73%), Molise (70%),
Campania (65%) e Calabria (63%). Il mancato accesso al servizio mensa, superiore al 50% degli alunni
in ben 8 regioni italiane, è davvero allarmante: 1 bambino su 2 in queste regioni non ha la possibilità di
usufruire del servizio mensa e dunque dell’opportunità che essa richiama in termini non solo nutrizionali
ma anche educativi. L’Italia infatti registra una media del 68% delle classi senza tempo pieno, con
percentuali superiori all’80% nelle regioni del Sud come Sicilia e Molise (92%), Campania (89%), e Puglia
(84%). Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, sono dunque ai primi posti per la maggiore percentuale
di alunni che non usufruiscono del servizio mensa, del tempo pieno e sono le stesse regioni in cui la
dispersione scolastica raggiunge i picchi più alti.

Quanto grava in percentuale la spesa del costo della mensa sulle spalle delle famiglie? Per comprenderlo
è stato chiesto ai Comuni di indicare tale percentuale e anche qui il dato è più che variabile: si va da
un massimo dei Comuni di Bergamo, Forlì, Parma e Brescia che riferiscono di caricare circa il 100% del
costo a carico delle famiglie, ad un minimo riferito dai Comuni di Siracusa (20%), Reggio Calabria (31%)
e Andria (32%).

Alcuni Comuni nell’ultimo anno hanno diminuito le tariffe per le classi medio-alte52: si veda il caso del
Comune di Pescara che diminuisce di 0,50 euro la tariffa, Messina di 0,75 euro e Bologna di 1,15 euro.
Altri Comuni, invece, aumentano le tariffe rispetto all’ a. s. 2014/2015: Monza di 0,20 euro, Taranto di
0,26 euro, Venezia di 0,70 euro, Andria di 0,50 euro, Reggio - Calabria di 1 euro e Ferrara di 0,10 euro.
Sono poi 17 su 45 i Comuni che prevedono una retta superiore a 100 euro mensili, 5 euro a pasto,
onerosa anche per le famiglie con figlio unico e un reddito medio. Per l’a. s. 2015 /2016 rientra in questa
lista anche il Comune di Reggio Calabria che come precedentemente detto ha aumentato le tariffe.
I Comuni che applicano le tariffe più alte per una famiglia di reddito medio con un unico figlio sono:
Modena e Reggio Calabria (5 euro), Bologna (5,2 euro), Bergamo (5,5 euro), Piacenza e Ancona (5,56
euro), Genova (5,62 euro), Brescia (5,78 euro), Ravenna (5,78 euro), Forlì (5,85 euro), Rimini e Palermo
(6 euro), Reggio Emilia (6,13 euro), Parma (6,42 euro)53, Torino (6,45 euro), Ferrara (6,7 euro) e infine
Livorno (6,71 euro).

I criteri applicati dai Comuni per accedere all’esenzione della tariffa non sono omogenei né quanto alle
soglie di accesso né quanto alle categorie. Come detto, 11 Comuni non prevedono nella normativa delle
esenzioni specifiche58, mentre i rimanenti 34 Comuni che le applicano non seguono dei criteri simili tra
loro. Al contrario molti Comuni adottano criteri ad hoc o multipli, sommando a soglie reddituali anche
esenzioni per motivazioni di carattere sociale.

Di questi 34 solo 2359 prevedono l’esenzione per le famiglie in povertà, applicando però soglie ISEE tra
loro molto differenti: si va da un massimo di ISEE<7718,26 del Comune di Venezia ad un minimo di soglia
ISEE<2000 del Comune di Milano, Siracusa e Messina e ISEE 0 del Comune di Perugia.
Inoltre, sono diversi i Comuni che applicano l’esenzione per i nuclei familiari con un disagio sociale, alcuni
per i casi segnalati dai servizi sociali o per bambini particolarmente svantaggiati60, altri per i casi di
disoccupazione sopravvenuta (Genova, Bologna, Novara, Parma e Trieste)61; altri ancora per i bambini
portatori di handicap (Andria, Cagliari, Foggia, Messina, Taranto, Napoli e Terni); infine per le famiglie
numerose (di solito dal terzo/quarto figlio in poi) sotto una certa soglia ISEE (Ancona, Bari, Brescia,
Genova, Ravenna, Reggio Emilia, Roma e Verona).
Le riduzioni tariffarie, invece, sono previste in tutti Comuni, ma i criteri applicati sono disomogenei.

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