MAFIA DEI PASCOLI E DEI NEBRODI: COMPLIMENTI ANCHE ALL'ALLEVATORE DI CESARÒ

9 fermi eseguiti da carabinieri del Ros nell'ambito di un'operazione antimafia che avrebbe azzerato i vertici delle cosche di Cesarò (Messina) e Bronte, coordinata dalla Dda della Procura di Catania. Tra i destinatari del provvedimento anche i presunti capi dei due gruppi, Giovanni Pruiti e Salvatore Catania. L'udienza si dovrebbe tenere venerdì prossimo. Giuseppe Antoci: l’unica strada è il ripristino della legalità. Crocetta:”Con l'operazione di oggi si continua il lavoro avviato insieme a Giuseppe Antoci per ripristinare la legalità sui Nebrodi”

Palermo, 15 feb. 2017 - Il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta esprime le più fervide congratulazioni per l'operazione Antimafia sui Nebrodi eseguita dai carabinieri della compagnia di Santo Stefano e dai Ros di Catania, che ha portato all'emissione di 9 provvedimenti urgenti di fermo da parte della Dda di Catania. “Con l'operazione di oggi – dice Crocetta - si continua il lavoro avviato insieme a Giuseppe Antoci per ripristinare la legalità in territori da sempre controllati dalla mafia. Le misure di oggi, - continua il presidente - si aggiungono all'annuncio fatto dal Generale Del Sette, nel
corso dell'incontro di lunedì scorso quando è stato firmato il protocollo di intesa “Dalla Chiesa”, di creare la pattuglia Cacciatori di Sicilia, che sarà specializzata proprio a contrastare la mafia montana. Nel corso del medesimo incontro è emersa anche la necessita di incrementare i presidi di legalità
nelle piccole realtà, per aumentare la sicurezza dei cittadini. I miei complimenti vanno anche all'allevatore di Cesarò che – conclude Crocetta - ha avuto il coraggio di denunciare i propri estorsori, affermando così la propria libertà e quella dei suoi concittadini”.

Sono nove i provvedimenti di fermo da parte della DDA di Catania: era stato trovato un escamotage per aggirare il “protocollo Antoci”, ricorrendo alle minacce per costringere allevatori e contadini a cedere terreni per accedere ai contributi dell’Unione Europea. Questo il commento del Presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, in merito all’operazione.

“Si tratta di un duro colpo assestato ad importanti famiglie mafiose. Apprendo che tutto questo è collegato agli effetti scaturiti dal Protocollo di Legalità. Sono contendo – prosegue Antoci – che il percorso di legalità e sviluppo che stiamo portando avanti continua e che stiamo liberando la Sicilia da un malaffare che durava da anni e che toglieva dignità agli agricoltori ed allevatori onesti.
Ringrazio particolarmente i Carabinieri del Comando Provinciale di Messina, i ROS di Catania, e la Compagnia di Santo Stefano di Camastra con un ringraziamento particolare alla DDA di Catania che continuano a dimostrare impegno, responsabilità e dedizione.

Il 23 febbraio – conclude Antoci – sarò a Roma alla Camera dei Deputati per presenziare alla presentazione della Legge che di fatto allarga il Protocollo di Legalità a tutta Italia facendolo definitivamente diventare Legge dello Stato . Questa è l’antimafia dei risultati che trova credibilità nel lavoro e nella condivisione dei più alti valori della Legalità”.

“La mafia dei terreni ricca, potente e collusiva subisce un altro duro colpo che raggiunge i vertici di Cosa nostra presenti a Bronte, con l’arresto del boss Catania, e Cesarò, con l’arresto di Giovanni Pruiti che, all’indomani dell’attentato a Giuseppe Antoci, avevo denunciato apertamente proprio in quel Comune e con diverse interrogazioni parlamentari”. Lo dichiara il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia, commentando l’operazione eseguita dai Carabinieri della compagnia di Santo Stefano di Camastra e quelli del Ros di Catania.
“Il Protocollo dei Nebrodi – aggiunge – è il primo atto che prevede la rescissione dei contratti di affitto dei terreni sui quali le cosche hanno costruito un giro d’affari superiore a quello della cocaina. Per anni i boss del territorio hanno agito indisturbati, senza che nessun riflettore e nessun intervento dello Stato li avesse mai sfiorati”.

“L’operazione 'Nebros' eseguita di recente dalla Guardia di Finanza – continua Lumia – ha dimostrato che il protocollo ha prodotto degli effetti non solo sul piano amministrativo ma anche penale. In quell’occasione è stata colpita Cosa nostra tortoriciana”.

“‘È guerra e guerra sia’ – conclude – dissi dopo l’attentato ad Antoci. Nessuno si illuda che la storia finisca qui, ancora c’è molto da fare. I nomi e i cognomi dei boss li abbiamo denunciati nelle piazze dei comuni dei Nebrodi e sono contenuti negli atti parlamentari. Adesso è necessario portare avanti il cammino avviato, investendo sempre di più sulla repressione e sullo sviluppo, perché solo così si può vincere questa sfida e lo Stato dimostrare di essere più forte di Cosa nostra”.

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