CACCIATORI DI SICILIA, NASCE LO SQUADRONE IN CERCA DEI GRANDI LATITANTI DI COSA NOSTRA

Sigonella, 13 maggio 2017 – Con la cerimonia di istituzione alla presenza del Ministro della Difesa Roberta Pinotti, di quello dell’Interno Marco Minniti, del Capo di Stato maggiore della Difesa Claudio Graziano e del Comandante Generale dell’Arma Tullio Del Sette nasce ufficialmente il reparto “Cacciatori di Sicilia”. Compito prioritario dello squadrone quello battere le zone più impervie della Sicilia in cerca dei grandi latitanti di Cosa Nostra nonché agire per la prevenzione e la repressione dei reati delle aree rurali. Il nuovo reparto, dislocato all’interno della base aerea militare, viene istituito dal Comando Generale dell’Arma, su autorizzazione del Ministero della Difesa, con lo scopo di "concorrere con i Carabinieri dell’organizzazione territoriale della Sicilia alle attività sul terreno», forti dell’esperienza maturata in Sardegna e Calabria dove i Reparti dei "cacciatori" perlustrano le zone della Barbagia e dell’Aspromonte.

Grazie al Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, Generale Tullio Del Sette, al Comandante della Legione dei Carabinieri della Sicilia Riccardo Galletta, al Comandante Provinciale dei Carabinieri di Messina Mannucci che con forza hanno voluto tutto questo ed all'Arma dei Carabinieri.
Ringrazio inoltre i Ministri della Difesa Roberta Pinotti e dell’Interno Marco Minniti per l’impegno profuso e per quanto si farà, anche con il supporto del nuovo reparto "Cacciatori di Sicilia”
dichiara Giuseppe Antoci, Presidente del Parco dei Nebrodi, presente alla cerimonia presso la base di Sigonella.
Già successivamente al mio attentato erano state utilizzate le competenze dello speciale Corpo dei “Cacciatori di Calabria” e l’odierna istituzione di uno specifico reparto, a pochi passi dal territorio dei Nebrodi, fornisce un nuovo impulso alla repressione dei reati delle aree rurali.
Il nostro impegno e il nostro operare sta dando i giusti risultati per una Sicilia da liberare dalle connivenze e dalle infiltrazioni mafiose” - conclude Antoci.

Commenti