Caro voli in rima: "Se in Sicilia vuoi tornare 800 euro devi pagare"

Festività in Sicilia è ormai sinonimo di caro voli. Anche quest’anno, tornare a casa per Pasqua sarà proibitivo per tantissimi emigrati. Da una rilevazione di Federconsumatori Sicilia, aggiornata al 18 marzo 2026, emerge il seguente quadro se si sceglie di partire il 2 o 3 aprile e tornare il 7: un volo di andata e ritorno con Ryanair da Milano verso Catania costa 407,39 €; per viaggiare da Torino 431,98€. Non migliora la situazione per chi ha necessità di atterrare all’aeroporto di Palermo: il volo costa 352,64 € da Bergamo e 410,15 euro da Verona €. Peggiora la situazione se si sceglie di volare con Ita Airways: 470,5 euro per un volo Milano-Palermo, 540,88 per la tratta Bologna Catania. 19 mar 2026 - Il fenomeno del caro voli, ormai strutturale nei periodi di alta domanda come le festività, continua a colpire in modo particolare la Sicilia, dove la mobilità dipende quasi esclusivamente dal trasporto aereo. La combinazione tra domanda concentrata in pochi giorni, offerta lim...

POLITICA IN DECLINO, AFFLUENZA ALLE URNE PIÙ ALTA AL SUD

Annuario statistico italiano edizione 2017. Torna l’appuntamento di fine anno con l’Annuario statistico italiano che, dal 1878, offre ai lettori uno strumento autorevole per documentare lo stato e le trasformazioni del nostro Paese, e dunque per conoscerlo meglio.

Il volume è organizzato in 24 capitoli all’interno dei quali i dati sono presentati nel dettaglio regionale e accompagnati da un confronto sintetico con i quattro anni precedenti. Per guidare il lettore nell’interpretazione dei fenomeni, il volume offre, per ogni capitolo, una sintesi dei dati più rilevanti e un ampio corredo di grafici, indicatori e metadati.
L’Annuario è disponibile attraverso una pagina web del sito www.istat.it, accessibile anche da supporti digitali (e-reader, tablet, smartphone).

Per le elezioni amministrative affluenza alle urne più alta al Sud e al Centro
Tra il secondo semestre del 2016 e la prima metà del 2017 i cittadini italiani sono stati chiamati due volte alle urne. La prima, in occasione del referendum costituzionale; la seconda, in occasione delle elezioni amministrative, che hanno riguardato poco più di mille amministrazioni comunali. Il referendum del 4 dicembre 2016 ha visto affluire al voto più del 65% dell’elettorato. Le variazioni al dettato costituzionale proposte dal quesito referendario sono state respinte da più del 59% dei votanti.
Per le elezioni amministrative sono stati invece coinvolti oltre nove milioni di cittadini, con una percentuale di votanti intorno al 60% al primo turno e al 46% al ballottaggio. In occasione della prima tornata elettorale, le ripartizioni del Sud e del Centro hanno registrato un’affluenza superiore alla media nazionale (rispettivamente 66,4 e 60,4%).

Prosegue il declino della partecipazione politica
La partecipazione politica dei cittadini, diretta e indiretta, è da tempo in calo: soltanto il 4,3% delle persone di 14 anni e più ha partecipato a cortei e appena lo 0,8% ha svolto attività gratuita per un partito. Una quota considerevolmente più ampia della popolazione, anch’essa però in calo rispetto al 2015, partecipa in modo indiretto: il 74,1% si informa di politica (il 58,2% almeno una volta a settimana) e il 65,4% ne discute (il 36,7% almeno una volta a settimana). Aumenta, infine, la quota di coloro che non si informano mai di politica, che raggiunge il 24,5%.

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