Caro voli in rima: "Se in Sicilia vuoi tornare 800 euro devi pagare"

Festività in Sicilia è ormai sinonimo di caro voli. Anche quest’anno, tornare a casa per Pasqua sarà proibitivo per tantissimi emigrati. Da una rilevazione di Federconsumatori Sicilia, aggiornata al 18 marzo 2026, emerge il seguente quadro se si sceglie di partire il 2 o 3 aprile e tornare il 7: un volo di andata e ritorno con Ryanair da Milano verso Catania costa 407,39 €; per viaggiare da Torino 431,98€. Non migliora la situazione per chi ha necessità di atterrare all’aeroporto di Palermo: il volo costa 352,64 € da Bergamo e 410,15 euro da Verona €. Peggiora la situazione se si sceglie di volare con Ita Airways: 470,5 euro per un volo Milano-Palermo, 540,88 per la tratta Bologna Catania. 19 mar 2026 - Il fenomeno del caro voli, ormai strutturale nei periodi di alta domanda come le festività, continua a colpire in modo particolare la Sicilia, dove la mobilità dipende quasi esclusivamente dal trasporto aereo. La combinazione tra domanda concentrata in pochi giorni, offerta lim...

ISTRUZIONE ITALIA: L'ABBANDONO DEGLI STUDI CREA PIU' DISOCCUPATI AL SUD

27,8% la quota di 30-34enni con un titolo terziario. 32,5% al Nord, 29,9% al Centro, 21,2% nel Mezzogiorno. I divari territoriali sono in aumento negli anni 33,6%. Il tasso di occupazione dei 18-24enni che abbandonano precocemente gli studi. 78,4% il tasso di occupazione dei 30-34enni laureati contro il 69,5% dei diplomati. In leggera ripresa l’occupazione tra chi ha abbandonato precocemente gli studi

Roma, 15/07/2019 - In Italia livello di istruzione più basso di quello medio europeo La quota di popolazione di 25-64 anni con almeno un titolo di studio secondario superiore è il principale indicatore per valutare il livello di istruzione formale conseguito in un Paese. Il diploma è infatti considerato il livello minimo indispensabile per acquisire le competenze di base richieste nella società attuale e, ragionevolmente, anche nella futura.
In Italia, la quota di 25-64enni in possesso di almeno un titolo di studio secondario superiore è stimata pari a 61,7%nel 2018 (+0,8 punti percentuali sul 2017), un valore molto inferiore a quello medio europeo, pari a 78,1% (+0,6 puntisul 2017). Su questa differenza incide la bassa quota di 25-64enni con un titolo di studio terziario: meno di due su dieci in Italia (19,3%, +0,6 punti rispetto all’anno precedente) contro oltre tre su dieci in Europa (32,3%, +0,8 punti rispetto all’anno precedente). Il trend degli ultimi anni è positivo; tuttavia, tra il 2014 e il 2018 la quota di popolazione con laurea ha avuto una crescita più contenuta di quella Ue (2,4 punti contro 3,0 punti).

Più alti e in rapido aumento i livelli di istruzione femminili
Tra i maggiori paesi europei, Italia e Spagna hanno in comuneil marcato vantaggio delle donne nei livelli di istruzione.Nel nostro Paese, le donne almeno diplomate sono il 63,8% contro il 59,7%degli uomini mentrela differenza di genere nella media Ue è meno di un punto percentuale. Sul fronte del titolo di studio terziario, il vantaggio femminile - evidente anche nella media europea - è comunque più accentuatoin Italia: 22,1% e 16,5% le quote femminili e maschili. I livelli di istruzione femminili sono peraltro aumentati più velocementenel tempo: in quattro anni si registrano +2,8 punti per le donne almeno diplomate(contro +2,1 punti per gli uomini) e +3,2 punti perle laureate (contro +1,6 punti).

Forti differenze territoriali, più marcate per la componente femminile
Sul territorio nazionale il più basso livello di istruzione si riscontra nel Mezzogiorno, dove poco più di un adulto su due ha conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore; al Centro si stima invece il valore più alto, oltre due adulti su tre. Situazione analoga si rileva per il livello di istruzione terziario, ancora una volta minimo nel Mezzogiorno (15,3%) e massimo al Centro (23,3%). Le differenze territoriali permangono indipendentemente dal genere, ma sono più marcate per la componente femminile. Tra il 2014 e il 2018 le quote di adulti almeno diplomati e laureati sono aumentate di più al Nord mentre nel Mezzogiorno l’incremento dei laureati è risultato piuttosto esiguo.

In leggera ripresa l’occupazione tra chi ha abbandonato precocemente gli studi

Gli abbandoni precoci dal sistema di istruzione e formazione - il fenomeno degli Early Leavers from Education and Training (ELET) - riveste una grande importanza a livello europeo, anche per il vantaggio che più elevati livelli di istruzione offrono in termini di esclusività nel mercato del lavoro.
Nel 2018, tra quanti abbandonano precocemente gli studi si stima che lavori un giovane su tre (Figura 9). Il tasso di occupazione degli ELET, dopo il forte calo registrato durante la crisi economica , ha mostrato segni di miglioramento solo nel 2018(+2,1 punti rispetto al 2017) senza differenze di genere o di cittadinanza ma confermando i divari territoriali:l’aumento è stato di 8,7 punti al Centro, di 3,3 punti nel Nord mentre nel Mezzogiorno si è registrata un’ulteriore flessione (-1,2 punti).
Rispetto alla media europea, il tasso di occupazione degli ELET è significativamente più basso nel nostro Paese. Il differenziale, pari a 12,6 punti nel 2018, è aumentato fortemente durante la crisi economica - a causa del più sostenuto calo occupazionale in Italia- e ha continuato ad ampliarsi anche durante la ripresa.

Commenti