Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

«Pizzichi e vasi non fannu purtusi», ma troppe carezze fanno le carni nere

«Pizzichi e vasi non fannu purtusi» o «pirtusi» è un proverbio diffuso in Sicilia ma pure a Napoli e nell’area partenopea, fino in Calabria. Purtusu o pirtusu è sostantivo maschile che vuol dire «buco», «pertugio». E metaforicamente parlando significa produrre effetti irreparabili ed efficaci.

30/11/2022 - Un buco nell’acqua, invece, è opera inutile e vana, non dimenticando che «Ogni pirtusu havi ‘u so chiovu, cû l’havi vecchiu, cû l’havi novu» (ogni buco ha il suo chiodo, chi ce l’ha vecchio, chi ce l’ha nuovo).
"Ficcandosi e penetrando tra monaca e monaca, eran riuscite a farsi un po’ di pertugio, per vedere anch’esse qualcosa (A. Manzoni).
“Ad un piccolo pertugio puose l’occhio e vide apertissimamente l’abate stare ad ascoltarlo (Boccaccio).
“Breve pertugio dentro da la Muda... M’avea mostrato per lo suo forame Più lune già”… (Dante).

Breve pertugio dentro da la Muda,
la qual per me ha ’l titol de la fame,
e che conviene ancor ch’altrui si chiuda,
m’avea mostrato per lo suo forame
più lune 9 già, quand’io feci ’l mal sonno
che del futuro mi squarciò ’l velame.

("Inferno", Canto 33)

A Napoli “pizzeche e vase nun fanno pertose, maniate e zizze nun fanno criature”.
Ecco il senso ‘primario’ di questo arguto ed esortativo proverbio che spesso le madri ‘lanciavano’ alle figlie in procinto di uscire di casa, giacché pure le carezze più audaci non fanno purtusi (non compromettono la verginità né fanno nascere bambini). Ma non soltanto, poiché un rapporto troppo ‘ravvicinato’ e ‘compromettente’ può fare buchi nel cuore, nel sentimento, nell'anima. Buchi che magari si rimarginano, ma che possono ferire e lasciare cicatrici più o meno durature e profonde.

Nella canzone di Salvatore Di Giacomo ed Enrico De Leva «'E spingule frangese» “pizzeche e vase nun fanno purtóse”.

Pízzeche e vase nun fanno purtóse
E puo' ghiénchere 'e spíngule 'o paese
Sentite a me ca, pure 'nParaviso
'E vase vanno a cinche nu turnese!
Ah, Chi vò' belli spíngule, ah, chi vò?!


Un «pizzicuneddu» (pizzicottino) non ferisce, ma attenzione perché “tanti pizzicuna fannu li carni niuri” (tanti pizzichi fanno le carni nere). Un po’ come dire che “A granello a granello si riempie lo staio e si fa il monte”, dalla locuzione latina "De minimis granis fit magnus acervus". 
Nel bene e nel male.

m.m.

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