Caro voli in rima: "Se in Sicilia vuoi tornare 800 euro devi pagare"

Festività in Sicilia è ormai sinonimo di caro voli. Anche quest’anno, tornare a casa per Pasqua sarà proibitivo per tantissimi emigrati. Da una rilevazione di Federconsumatori Sicilia, aggiornata al 18 marzo 2026, emerge il seguente quadro se si sceglie di partire il 2 o 3 aprile e tornare il 7: un volo di andata e ritorno con Ryanair da Milano verso Catania costa 407,39 €; per viaggiare da Torino 431,98€. Non migliora la situazione per chi ha necessità di atterrare all’aeroporto di Palermo: il volo costa 352,64 € da Bergamo e 410,15 euro da Verona €. Peggiora la situazione se si sceglie di volare con Ita Airways: 470,5 euro per un volo Milano-Palermo, 540,88 per la tratta Bologna Catania. 19 mar 2026 - Il fenomeno del caro voli, ormai strutturale nei periodi di alta domanda come le festività, continua a colpire in modo particolare la Sicilia, dove la mobilità dipende quasi esclusivamente dal trasporto aereo. La combinazione tra domanda concentrata in pochi giorni, offerta lim...

LGBT+: indagine Istat sulle discriminazioni lavorative vs persone che si definiscono omosessuali o bisessuali

L’INDAGINE ISTAT-UNAR SULLE DISCRIMINAZIONI LAVORATIVE NEI CONFRONTI DELLE PERSONE LGBT+ (NON IN UNIONE CIVILE O GIÀ IN UNIONE) ANNO 2022. Istat e UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) presentano i principali risultati dell’Indagine sulle discriminazioni lavorative nei confronti delle persone LGBT+ (non in unione civile o già in unione) realizzata nel 2022. 

15/05/2023 - L’indagine, realizzata per autocompilazione di un questionario elettronico raggiungibile on line, è stata rivolta a persone maggiorenni che si definiscono omosessuali e bisessuali, e che al momento della rilevazione vivevano abitualmente in Italia, non erano in unione civile e non lo erano state in passato. Non rientrano nella popolazione target le persone trans di qualsiasi orientamento sessuale ai quali è dedicata un’altra indagine.

 I risultati non sono rappresentativi di tutta la popolazione omosessuale e bisessuale non in unione

civile né sono confrontabili con quelli dell’indagine sullo stesso tema del 2020-2021 indirizzata alle

persone in unione civile o già in unione. Si tratta infatti di un campione di convenienza che non offre,

cioè, a tutte le unità della popolazione target la stessa possibilità di entrare a far parte del campione.

Tali risultati pertanto sono riferibili solamente alle persone che hanno partecipato all’indagine.

 I rispondenti sono circa mille e duecento: il 79,6% dichiara un orientamento omosessuale, il 20,4%

bisessuale. Si tratta in prevalenza di uomini (61,5%), giovani (il 55,4% ha tra 18 e 34 anni) e persone

con un livello di istruzione molto elevato (il 64,2% ha conseguito infatti almeno la laurea). La

stragrande maggioranza è occupata (84,7%) o lo è stata in passato (9,8%).

 Il coming out (l’atto del rivelare agli altri il proprio orientamento sessuale) in ambito lavorativo è

diffuso: l’orientamento sessuale dei rispondenti occupati è noto (o era noto per gli ex-occupati) ai

colleghi di pari grado nel 78,3% dei casi, seguiti dal datore di lavoro o superiori (64,8%) e dai

dipendenti o persone di grado inferiore (55,3%). Tuttavia, sempre nel contesto lavorativo, il 31,2%

riporta episodi di svelamento della propria omosessualità da parte di altre persone (outing).


 ll 41,4% delle persone intervistate, occupate o ex-occupate, dichiara che essere omosessuale o

bisessuale ha rappresentato uno svantaggio nel corso della propria vita lavorativa in almeno uno dei

tre ambiti considerati (carriera e crescita professionale, riconoscimento e apprezzamento, reddito e

retribuzione).


 Il 61,2% delle persone occupate o ex-occupate riferisce, in relazione all’attuale/ultimo lavoro svolto, di

aver evitato di parlare della vita privata per tenere nascosto il proprio orientamento sessuale; per la

stessa ragione circa una persona su tre ha evitato di frequentare persone dell’ambiente lavorativo nel

tempo libero.


 Circa otto persone omosessuali o bisessuali intervistate su dieci hanno sperimentato almeno una

forma di micro-aggressione in ambito lavorativo legata all’orientamento sessuale. Per micro-

aggressione si intendono brevi interscambi ripetuti che inviano messaggi denigratori ad alcuni

individui in quanto facenti parte di un gruppo, insulti sottili diretti alle persone spesso in modo

automatico o inconscio.


 Il 71,9% delle persone omosessuali o bisessuali intervistate dichiara di aver subito almeno un evento

di discriminazione a scuola/università non necessariamente legato all’orientamento sessuale (es.

origini straniere, aspetto esteriore, problemi di salute, convinzioni religiose o idee politiche, genere,

etc.). Circa una persona su tre dichiara di aver subito almeno un evento di discriminazione nella

ricerca di lavoro.


 Il 33,3% delle persone intervistate, occupate o ex-occupate in Italia, afferma di aver sperimentato un

clima ostile o un’aggressione nel proprio ambiente di lavoro, non necessariamente legati

all’orientamento sessuale.


 Il 74,5% delle persone omosessuali o bisessuali intervistate ha evitato di tenersi per mano in pubblico

con il partner dello stesso sesso per paura di essere aggredito, minacciato o molestato.

 Le offese legate all’orientamento sessuale ricevute via web riguardano il 31,3% dei rispondenti.

Escludendo episodi avvenuti in ambito lavorativo, l’11,7% afferma di aver subito, negli ultimi tre anni,

minacce e l’8,8% aggressioni violente per motivi legati all’orientamento sessuale.

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