Varietà vegetali protette: dalla Sicilia una sentenza storica per l'Italia

  Dalla Sicilia una sentenza storica per l'Italia: la Corte di Cassazione conferma la responsabilità per riproduzione illegale di varietà vegetali protette Confermata la responsabilità civile di un produttore e di un vivaista che avevano riprodotto e commercializzato una varietà di pomodoro coperta da brevetto comunitario Ragusa, 3 marzo 2026 -  La Corte di Cassazione, con una sentenza pubblicata qualche giorno fa, ha confermato la responsabilità civile di un produttore e di un vivaista della provincia di Ragusa per la riproduzione e commercializzazione abusiva di varietà di pomodoro protette da brevetto comunitario. Si tratta di una importante nuova pronuncia della Suprema Corte in sede penale in materia di violazione di privative vegetali. La decisione rappresenta un passaggio di rilievo per l’intera filiera orticola e per il settore vivaistico, ribadendo con chiarezza che la tutela dei diritti di proprietà industriale in agricoltura costituisce una priorità e che le violazi...

CONSOLO: «LA SICILIA SOFFRE DI MILLE MALI MA NON È RAZZISTA COME MILANO»

24/12/2009 - di Oreste Pivetta - "La Sicilia soffre di infiniti mali, ma almeno è libera dal razzismo, dalla xenofobia, perché è sempre stataunapprodo per popoli diversi, ricorda i re normanni che parlavano arabo e ricorda di unviaggiatore arabo, che, partito da Gerusalemme,riattraversando la Sicilia
normanna contò trecento moschee, accanto alle sinagoghe, accanto alla chiese cristiane di rito ortodosso e di rito latino."

Vincenzo Consolo fa il pendolare tra Milano e la Sicilia. La prima volta, nel 1952, si fermò per studiare alla Cattolica (almeno fino al servizio militare). Poi si laureò a Messina. Studiava legge e leggeva romanzi acquistandoli a rate dalla Einaudi. Viveva nella pensione della signorina Colombo, proprio muro contromurocon la basilica di S.Ambrogio. Attraversava la chiesa per raggiungere più alla svelta le aule dell’università e una mattina vide sull’altare una donna molto bella e un uomo elegantissimo in frac. Qualcuno gli disse che erano Franca Ramee Dario Fo e che quello era il loro matrimonio. All’università frequentava Ciriaco De Mita e Gerardo Bianco. Dopo la laurea tornò in Sicilia per insegnare in un istituto agrario. Poi si disse che quella scuola era una beffa: preparava quei ragazzi a diventare emigranti.


E si chiese se non dovesse tornare anche lui emigrante. «Chiesi consiglio a Lucio Piccolo, cugino di Tomasi di Lampedusa, e a Leonardo Sciascia: l’aristocratico poeta mi suggerì di tenermi lontano dai grandi centri culturali, così nell’isolamento avrei ottenuto maggiore visibilità, Sciascia mi confidò che se non avesse avuto famiglia sarebbe partito pure lui. Lo ascoltai.

Partii la seconda volta per Milano. Quarant’anni a Milano, che per me, malgrado il tramonto d’oggi, è stata la città degli illuministi, di Manzoni, di una grande siciliano come Giovanni Verga, di Elio Vittorini, che avevo conosciuto quando pubblicai il mio primo libro… La città di Salvatore Quasimodo, del lavoro, degli operai. Soprattutto con un’anima che accoglieva tutti».

Oreste Pivetta
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L'articolo completo di Oreste Pivetta su L'Unità
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Foto di Vincenzo Consolo su http://www.granmirci.it/

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