Case rifugio per le vittime di violenza: la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne

Le Case rifugio e le strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza. La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e contro la violenza domestica (Istanbul, 2011) prevede che gli Stati aderenti predispongano “servizi specializzati di supporto immediato, nel breve e lungo periodo, per ogni vittima di un qualsiasi atto di violenza che rientra nel campo di applicazione” della Convenzione. A partire dalla ratifica in Italia della suddetta Convenzione i Piani nazionali contro la violenza hanno segnato un importante cambio di passo nella conoscenza del sistema della protezione delle donne vittime di violenza. L’Istat ha iniziato dal 2017 a rilevare dati sul Sistema della Protezione delle donne vittime di violenza. Nel 2018 sono state avviate le Indagini sulle prestazioni ed erogazioni dei servizi offerti dai Centri antiviolenza e analoga rilevazione sulle Case rifugio, nel 2020 è stata realizzata la rilevazione statisti...

L'UDU DI MESSINA ADERISCE ALLO SCIOPERO INDETTO DALLA CGIL PER UN FISCO PIÙ EQUO, PER IL LAVORO, PER I DIRITTI DI CITTADINANZA

11/03/2010 - L’Unione degli Universitari di Messina aderisce allo sciopero generale proclamato dalla CGIL per Venerdì 12 Marzo e sarà presente con una propria
delegazione al sit in che si terrà davanti alla sede provinciale dell'Agenzia delle entrate. Un’occasione per noi studenti di protestare contro le politiche del governo in materia di istruzione e per mettere al primo posto dell’agenda della politica italiana l’investimento sul sapere, che rappresenta la chiave per uscire dalla crisi e per la difesa del nostro futuro.
L’Italia sta versando in una profondissima crisi non solo economica, ma anche democratica, culturale e sociale, ovvero chi ha il potere cambia le regole quando vuole, il confronto e il dissenso non sono concepiti, chi ha i soldi e le conoscenze va avanti a scapito di chi rispetta le regole e vive in una situazione economica svantaggiata.
l’Italia è l’ultimo Paese in Europa per mobilità sociale. Nel nostro Paese il futuro di un giovane è legato alle condizioni sociali dei genitori, se il padre è un dottore e ha un buon salario, il figlio è quasi certo che vivrà la medesima condizione, se invece il padre è un diplomato ed ha un salario basso il figlio difficilmente conseguirà una laurea che gli aprirà le porte dell’emancipazione sociale.
La cultura, il sapere sono strumenti di riscatto sociale per tutti i giovani. Invece la decurtazione dei finanziamenti alla ricerca e all'università, messa in atto da questo Governo, condanna le generazioni future ad una vita caratterizzata dal precariato.
Per uscire dalla crisi, anche occupazionale, occorre tornare a investire sulla conoscenza, rilanciare l'idea di un'università pubblica, diretta con strumenti che garantiscano la partecipazione e la pari dignità di tutti.

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