Francesca Albanese, Relatrice Speciale ONU per i diritti umani: Acquedolci ospiterà l'incontro online

Acquedolci ospiterà l'incontro online con Francesca Albanese, Relatrice Speciale dell'ONU per i diritti umani nei territori palestinesi occupati da Israele.  16/06/2026 - L'iniziativa avverrà il 19 giugno, alla Casa delle culture su maxi-schermo, in collegamento con tutte le oltre 140 piazze italiane che hanno aderito. L'iniziativa partita da due comitati di Milano e Cagliari ha riscontrato l'interesse di molte realtà organizzate della solidarietà e nei movimenti per la Pace, tra le quali ACM e Anbamed. L'incontro inizierà puntuale alle 20.45 e l'intervento di Francesca Albanese avverrà alle 20:50, quindi, si raccomanda la puntualità. L'iniziativa avverrà alla Casa delle Culture,  indirizzo: via Vittorio Emanuele II, 3/5 . 98070 Acquedolci (ME) Data: venerdì 19 giugno 2026 ore 20:30 Ingresso gratuito. Grazie per l'attenzione e l'eventuale pubblicazione. Cordiali saluti Farid Adly

TELEGIORNALI: SE TONI DI VOCE ‘ARRAGGIATI’ E AGGRESSIVI SFIDANO LO SPETTATORE PAGANTE

Telegiornali: dovere ‘gestire’ toni vocali sgradevoli e una dizione simil-romanesca è davvero pesante. Senza considerare i contenuti, certe voci all'arrembaggio sembrano davvero ‘arraggiate’ (arrabbiate e aggressive), come se la colpa dell’accaduto fosse nostra. Seppure in guerra, invochiamo maggiore rispetto per le orecchie e la testa di chi ascolta il telegiornale
27/09/2011 - Il telegiornale si conclude che siamo… sfiniti, anche per il trambusto che scatena l'urgente ricerca del telecomando, con cui difenderci dall'arrembaggio. Senza volere generalizzare, dovere ‘gestire’ 3 volte al giorno almeno (ai pasti) toni vocali insopportabili o sgradevoli, e dizione forzosamente 'simil-romanesca' è davvero un’impresa.
Ciò senza considerare i contenuti e altri fattori legati alla forma e non solo: il discorso si allargherebbe e diverrebbe ‘politico’.

Non si vuole dileggiare la bella parlata romana o tornare alla bella dizione di un tempo, né alla bella calligrafia, ma certe voci dei telegiornali (femminili in particolare) sembrano ‘arraggiate’ (arrabbiate e aggressive), come se la colpa dell’accaduto, impetuosamente descritto, fosse nostra. Ci sono 'toni vocali d’assalto' che seppure in guerra richiederebbero maggiore rispetto dei fatti, per chi ascolta e per gli stessi esiti descritti, spesso tragici e/o funerei.

Il tono accogliente della voce, il modo di porgere, l’interpretazione, il rispetto dell’ascoltatore, etc., non fanno forse parte del mestiere? Non sono le prerogative (la professionalità e l’abilità) che l’attore ha il dovere di profondere nelle sue performances? L'armonia non è solo prerogativa e dovere del musicista, il tono della voce di chi interloquisce è opportuno che sia congruo e professionale. In fondo il giornalista-lettore non è a casa propria ma a casa nostra. E' un ospite, non sempre gradito; non è un pirata all'arrembaggio.

Perché il 'giornalista-lettore' (sia tv che radio), talora, non sente il dovere e il piacere di porgersi allo spettatore con professionalità e compostezza interpretativa? Non è forse intrattenimento pure quello, come lo è ogni evento legato all’immagine in movimento, al suono organizzato, al mondo dell’informazione e della conoscenza?

Perché (se non lo è) nella 'stesura' di un teleradiogiornale non è prevista una ‘scelta’ interpretativa (oltrechè una formazione) che confermi a ciascun tg un ‘taglio’ di direzione artistica, come avviene per quello redazionale e politico? Lo spettatore è forse solo un utente al quale 'rendere conto', come spesso si sente dire nel linguaggio giornalistico? Ma 'rendere conto' vuol dire solo "io ti urlo e ti scarico addosso la notizia e tu mi ascolti e stai zitto"? O 'rendere conto' è una attitudine che coinvolge le emozioni, il rispetto, il gusto, lo stile, l'eventuale finezza, etc?

Non intendiamo rifarci a tg d’oltralpi ma rimanere in Italia, dove abbiamo modo di apprezzare ogni giorno giornalisti e ‘prodotti giornalistici e informativi’ di elevata qualità e prestigio, ma pure guerresche e ‘arraggiate sortite' che sfiancano il ‘nemico’ (il telespettatore) e lo inducono a catapultarsi sul telecomando per ‘smorzare’ l’arraggiatura o sintonizzarsi sul tg di Montenervino di Sotto, pur di sottrarsi a simili 'trattamenti'.

Perfino le sigle dei telegiornali (o di un programma) è giusto che siano congrue e non fracassone, tenendo conto dell'orario della messa in onda e di altro: così dovrebbe essere in un Paese Civile, che ha vissuto l'orrore della guerra, del coprifuoco e gli anni della 'messa in prova', per giungere alla raffinatezza dell'armonia e del digitale, fino ad integrarsi nella società globale della conoscenza e dell'informazione.

Del resto, vorrei dire ad alcuni di loro: "Te ti pagano per scatenarti su di me, povero spettatore, 'e io pago’!

Artemio Li Causi
Bardonecchia

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