Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

RENZI: "LE PRIMARIE SONO UNA BATTAGLIA SULLE IDEE E NON SULLE SEGGIOLE"

Perché le primarie sono una battaglia sulle idee, non sulle seggiole
22/10/2012- Ieri, domenica 21 a Torino al PalaIsozaki il sindaco di Firenze Matteo Renzi ha provato “a dire cosa significa essere di sinistra nel 2012. Ci saranno polemiche, immagino - aveva anticipato Renzi - ma tenteremo di dire cosa sia la sinistra per noi”.
Poi in collegamento con Lucia Annunziata su Rai Tre a ‘In ½ Ora’, ha risposto alle domande della giornalista.

Annunziata: “Sta pagando qualcosa in termini psicologici o è sempre tranquillo? Il Renzi di quando ha cominciato è sempre lo stesso o qualcosa è cambiata per lei? Perché il fatto che lei vuole cambiare toni significa che qualcosa sta cambiando..?”

Renzi: “Dal punto di vista personale le dico che io vivo nella libertà e nella leggerezza di chi sa che la politica è un’attività bellissima, nobile e splendida. Però c’è altro rispetto alla politica. Credo che una delle caratteristiche delle nuove generazioni dev’essere quella di non non vivere solo di politica. E questo vuol dire relativizzare anche le accuse che ti fanno. Non fa piacere essere tutti i giorni al centro delle accuse per tutto, però l’ho messo nel conto: nel momento in cui provo a cambiare una classe dirigente, provo a rivoluzionare un sistema all’interno del mio partito è naturale che qualcuno si offenda o cerchi di resistere. Quindi non vivo con particolare difficoltà dal punto di vista personale. Noi siamo in un momento nel quale la rottamazione comincia a produrre i primi frutti: in questa settimana abbiamo visto autorevoli leader politici che hanno deciso di fare un passo indietro, che hanno annunciato, più correttamente, di lasciare il posto in Parlamento. E questo altro non è, secondo me, che una conferma che avevamo ragione a chiedere il ricambio. Allora si pone il problema: ora che stiamo vincendo la sfida della rottamazione saremo in grado (io penso di si) di raccontare la nuova Italia? Questo è ciò che abbiamo iniziato a fare fin da queste ore anche a Torino: raccontare come vogliamo l’Italia per il futuro.”
Annunziata: “Cosa pensa della scelta della Melandri e comunque se pensa che ci sia un secondo livello di rottamazione?”

“Avrei fatto una scelta diversa per il Maxxi, perché Giovanna Melandri è così caratterizzata politicamente che non ha senso oggi… Se io fossi stato il responsabile della nomina non avrei scelto Giovanna Melandri. Esiste un tema di ‘trattamento di fine rapporto’ per politici a fine carriera… Nel passato si è considerato soprattutto le municipalizzate  come una sorta di premio di consolazione per chi finiva la propria carriera. Io trovo che questo atteggiamento sia profondamente sbagliato, ingiusto e sbagliato, e per dare un segnale ho detto che se perdessi le primarie io non accetterò né chiederò per me nessun tipo di premio di consolazione. Lei sa com’è stato in passato…. (Annunziata: “Si Bertinotti, Mastella, Di Pietro e Pecoraro Scanio, tutti persero le primarie ….) Perché le primarie sono una battaglia sulle idee, non sulle seggiole. (…) Io le primarie le vorrei vincere, ma ci vuole la serietà di dire che se si perdono non si resta in paradiso a dispetto dei santi. Basta con questa logica che se uno perde le primarie e viene accontentato: Mastella è emblematico, perde le primarie, gli fanno fare il ministro e poi se ne va. E’ disgustoso”.

Commenti