Caro voli in rima: "Se in Sicilia vuoi tornare 800 euro devi pagare"

Festività in Sicilia è ormai sinonimo di caro voli. Anche quest’anno, tornare a casa per Pasqua sarà proibitivo per tantissimi emigrati. Da una rilevazione di Federconsumatori Sicilia, aggiornata al 18 marzo 2026, emerge il seguente quadro se si sceglie di partire il 2 o 3 aprile e tornare il 7: un volo di andata e ritorno con Ryanair da Milano verso Catania costa 407,39 €; per viaggiare da Torino 431,98€. Non migliora la situazione per chi ha necessità di atterrare all’aeroporto di Palermo: il volo costa 352,64 € da Bergamo e 410,15 euro da Verona €. Peggiora la situazione se si sceglie di volare con Ita Airways: 470,5 euro per un volo Milano-Palermo, 540,88 per la tratta Bologna Catania. 19 mar 2026 - Il fenomeno del caro voli, ormai strutturale nei periodi di alta domanda come le festività, continua a colpire in modo particolare la Sicilia, dove la mobilità dipende quasi esclusivamente dal trasporto aereo. La combinazione tra domanda concentrata in pochi giorni, offerta lim...

PRESUNTA «TRATTATIVA» STATO-MAFIA: SGARBI: «INGROIA VA INCRIMINATO»

A proposito delle considerazioni espresse dall’ex Pubblico Ministero nel libro «Antonio Ingroia - Io so». «Accostare Forza Italia alla mafia, come fa Ingroia,è una diffamazione, una menzogna che infama tutti i militanti e gli elettori. «Mi appello a Sallusti e Berlusconi perchè inizino una raccolta di firme»

ROMA, 29/11/2012 – Vittorio Sgarbi, leader del Partito della Rivoluzione, rivolge un appello al direttore de «Il Giornale» Alessandro Sallusti e al fondatore di Forza Italia Silvio Berlusconi, invitandoli alla mobilitazione contro le considerazioni diffamatorie su Forza Italia espresse dall’ex Pm Antonio Ingroia nel libro «Antonio Ingroia – Io So»

«C’è un’unica possibilità di rinascita – spiega Sgarbi - per Forza Italia - difenderne e rispettarne le origini, chiedendo, a quanti l’hanno votata e hanno creduto ai valori ideali di un partito di cui hanno fatto parte Lucio Colletti, Saverio Vertone, Antonio Martino, Giuliano Urbani, Marco Taradash, Vittorio Mathieu, Marcello Pera, ed io stesso, e che hanno creduto e credono nei valori liberali e non allo Stato di Polizia e ai Tribunali del Popolo, di firmare un appello al Presidente della Repubblica, anche nel suo ruolo di Presidente del Csm, per chiedere l’incriminazione, per attentato alla democrazia (oltre alle derivate denunce per diffamazione) di Antonio Ingroia e dei giornalisti Sandra Rizza e Giuseppe Lo Bianco che ne sono il megafono, per le interviste contenute nel libro “Antonio Ingroia - Io so”, in cui senza prove e con pregiudiziale falsificazione, s’insinua che Forza Italia sia nata per stimolo di Dell’Utri che “agiva su mandato di Cosa Nostra”. Si tratta dell’aberrante conclusione dell’asserita «trattativa».

Il magitsrato Ingroia – osserva Sgarbi - utilizzando il suo ruolo di Pubblico Ministero, procede a una diffamazione al cui confronto quella per cui è stato condannato Sallusti appare insignificante e ridicola (nessuno di noi ricorda i nomi e le circostanze per cui il querelante si è sentito diffamato).

Ingroia afferma: «E’ la terza parte della tratattiva, iniziata nel ’92 con il generale Mori, poi avallata nel ’93 dai massimi esponenti istituzionali come Scalfaro, Mancino e Conso, e nel ’94 infine consacrata con la decisione di Berlusconi che acconsente a offrire la sua copertura politica: niente più guerra a Cosa nostra. Da questo momento in poi l’organizzazione criminale non può che ricavare numerosi vantaggi dalla mitezza dello Stato nell’azione di contrasto alla mafia. Il riscontro di questo accordo è contenuto nella legislazione nazionale che da quel momento appare coerentemente orientata a favorire costantemente gli interessi mafiosi. La trattativa, come patto di massima, si chiude nel ’94. Quello siglato da Berlusconi è un patto di tregua, di non belligeranza, non si sviluppa come il “papello” di Totò Riina con dei punti specifici. E’ una dichiarazione di disponibilità da parte dello Stato ad accogliere vie d’uscita pacifiche per risolvere la questione mafia»

Tiutto questo, oltre ad essere una ricostruzione fantasiosa – accusa Sgarbi - è una falsificazione e una menzogna che infama tutti i militanti e gli elettori di Forza Italia.
Se si consente – conclude Sgarbi - che un magistrato faccia circolare in un libro queste considerazioni assolutamente diffamatorie sull’origine di un partito, con la complicità di due giornalisti notoriamente schierati, si mina alle basi la democrazia, la dignità degli eletti e degli elettori, e non si può rifondare alcun partito.
Si sveglino Berlusconi e Sallusti, iniziando una raccolta di firme contro questo orrore».

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