Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

ELEZIONI AMMINISTRATIVE IN SICILIA, LA “PIAGA” DEL VOTO DI SCAMBIO

CATANIA, 13/05/2013 - Ideali, promesse, parole, fatti: con l’avvicinarsi delle elezioni amministrative, il timore comune è che possa farsi avanti la pratica del voto di scambio, una “piaga”, come la definiscono i soci dell’Asaec - Associazione antiestorsione di Catania “Libero Grassi” - che in una nota collettiva non usano
mezzi termini al riguardo, contestando il fenomeno e offrendo supporto «ai cittadini che si opporranno a questi metodi e a coloro che intendono denunciare i fatti».

Un invito rivolto particolarmente ai più giovani, «ai quali – affermano i soci Asaec - è puntualmente negato un degno futuro, perché non cedano al canto delle sirene che promettono, promettono ma mai mantengono. La crisi di questi ultimi anni ha reso ancora più evidente il ricorso, da parte delle fasce più bisognose, al mercimonio della compravendita dei voti. Intere organizzazioni rastrellano i quartieri popolari di ogni città, forti della riuscita del loro commercio. Spesso oltre al denaro, ai buoni benzina e ai pacchi alimentari, venivano offerte mirabolanti promesse di lavoro o altro, salvo poi scoprire che tutto veniva puntualmente disatteso».

Dalla riflessione all’interrogativo il passo è breve: «Se oggi ci ritroviamo in una situazione di degrado urbano e paralizzati dalla cattiva amministrazione – precisano i soci - è proprio perché abbiamo fatto ricorso all’illegalità ed abbiamo eletto persone poco capaci e immeritevoli?».

E infine, un accorato appello alla comunità: «Se vogliamo davvero cambiare - si legge in conclusione - se sentiamo il bisogno e l'urgenza di un reale miglioramento, non facciamoci più comprare».



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