Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

MESSINA. POLO LATERIZI: LA FILLEA CGIL LANCIA L’ALLARME

Oriti, Fillea Me : “Da più di 800 a 250 addetti, tutti in Cig. E le istituzioni frenano le opportunità”
Messina, 20 giu ’13 – La Fillea Cgil di Messina torna a lanciare l’allarme per il settore dei laterizi, fino a dieci anni fa punto forte dell’economia provinciale, soprattutto nella zona tirrenica di Rometta, Valdina, Pace del Mela e oggi decimato dalla crisi e dalle pastoie burocratiche.
“Fino a dieci anni fa quello dei laterizi della provincia di Messina era un settore con numeri da primato che garantivano lavoro e sostegno all’economia provinciale. Oggi – spiega Biagio Oriti, segretario generale della Fillea Cgil di Messina-, è un settore decimato, con poche aziende superstiti, i lavoratori in cassa integrazione e una serie di difficoltà aggiuntive determinate dalla burocrazia, dalla mancanza di attenzione al settore da parte delle istituzioni competenti”.

Nel 1991 le aziende operanti nel settore dei laterizi nella zona tirrenica della provincia di Messina erano 45 aziende e oltre 800 addetti contro un totale complessivo di 91 aziende e mille addetti in tutta la Sicilia. Dieci anni dopo le aziende attive sono diventate 33 e gli addetti 450. Nel 2012 ulteriore caduta con solo 7 aziende sopravvissute e 250 addetti, tutti in cassa integrazione.

“Alla crisi del settore delle costruzioni si è si è unito il blocco delle attività estrattive che ha diverse concause, prima tra tutte l’errata stesura del nuovo piano cave che di fatto ha escluso anche le cave già esistenti e autorizzate”.

La Fillea chiede che ad occuparsi del settore cave siano dirigenti preparati e adeguatamente formati sul tema, che le istituzioni siano sensibili a questo problema e soprattutto che diano risposte che consentano alle aziende ancora attive di reagire alla crisi.

“Il paradosso – osserva Oriti- è che in questo momento a causa della crisi la maggiora parte degli stabilimenti sull’isola sono fermi e che quelli della nostra provincia non possono produrre e quindi far fuoriuscire dalla cassa integrazione il personale, perché è loro inibito dalla nuova normativa l’accesso alle cave di argilla”.

Ad oggi nella provincia di Messina sono ben 9 i progetti di recupero ambientale di vecchie cave o di apertura di nuove cave che aspettano di essere vistati. “Ognuno di questi progetti significa lavoro per decine e decine di persone e il riattivarsi di una fetta non marginale di attività economiche. Perdere per pastoie burocratiche e per le lungaggini dei procedimenti questa opportunità significa non comprendere la gravità dell’assenza di lavoro in questo momento nel nostro territorio. Per questo- conclude Oriti-, sollecitiamo l’assessore regionale al territorio Lo Bello a dare una risposta celere su questo tema”.

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