Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

PALERMO O L'EUROPA DI UNA VOLTA A PASSEPARTOUT

27/09/2013 - Nuovo appuntamento con Passepartout domenica 29 settembre alle 13.25 su Rai3. Philippe Daverio inizia ad affrontare la “questione normanna” puntando il suo obiettivo su Palermo. Quel che colpisce subito è la mescolanza di elementi stilistici bizantini, islamici e cristiano-romani che caratterizza il gusto di quell’epoca nella città. Il forte radicamento dell’Islam in Sicilia, l’atteggiamento tollerante dei Normanni sia verso gli
Arabi che verso Bisanzio e il cristianesimo romano, portarono infatti alla presenza di forme islamiche e bizantine nelle chiese di rito latino.

Giunti in Sicilia dalla Francia nel 1061, i Normanni affermarono il loro potere sull’isola nel corso degli anni successivi. Come in Normandia, in Inghilterra e in Puglia, questi “uomini del nord” si trasformarono da irrequieti predoni in cittadini stabilmente stanziati in un regno politicamente ben organizzato. “Un modello di integrazione culturale, stilistica e linguistica - dice Philippe Daverio - per certi versi addirittura più avanzato di quello che si riesce ad attuare oggi in Europa”. Daverio osserva tutti i principali documenti della presenza normanna nella città: gli edifici de La Cuba e de La Zisa, perfettamente inquadrati nelle loro geometrie architettoniche, la Cattedrale, il ponte gotico, la chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi e più in periferia il Castello di Ruggero.

Daverio visita poi le chiese della Martorana e di San Cataldo, costruite in uno dei luoghi più densi della città l’una nel 1143 sotto il regno di Ruggero II e l’altra vent’anni dopo nel periodo di Guglielmo I. Significativa per capire quello che era il mondo di allora la biografia del committente della chiesa della Martorana, Giorgio d’Antiochia, un siriano cristiano di cultura araba al servizio di Ruggero II, quindi in grado di intendere l’arco siriano, l’ogiva araba (che sarebbe diventata poi gotica in Europa) e la cultura visiva ieratica dei bizantini. Diversa, meno eclettica in apparenza, la chiesa di San Cataldo, perché qui già prevale quello stile “romanico romanzo” austero e militare che i Normanni e il papato alleato stavano diffondendo nel continente.

Infine Daverio entra nel Palazzo dei Normanni, edificio più volte rimaneggiato nei tempi successivi, che contiene comunque ancora dei documenti fondamentali. Come la Stanza di Ruggero, esempio eccellente di architettura civile, con decorazioni marmoree e mosaici splendenti, scene di caccia, magie orientali. Un incredibile paradiso sincretico dove i pavoni bizantini convivono con gli uccelli del Corano. Qui si è contemporaneamente e in modo armonico a Bisanzio e nel mondo arabo. Con punte di eccellenza nella Cappella Palatina dove la cripta, la parte più antica rimasta nel palazzo, rappresenta una fortissima testimonianza araba, mentre la parte superiore si propone in tutto il suo splendore regale con una ricca e densa commistione di elementi visivi e figurativi arabi e bizantini.

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