Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

GENOVESE PRESSAVA SU CENTORRINO PER EVITARE CHE LA COGNATA PERDESSE LA PRESIDENZA A GANZIRRI

Il 20 marzo 2014 sono stati resi noti i contenuti delle intercettazioni e degli interrogatori dell’ex assessore Mario Centorrino, persona informata dei fatti relativi alla gestione della pubblica istruzione e della formazione siciliana
Messina, 27/03/2014 - Centorrino racconta di aver subito pressioni per evitare che la cognata dell’onorevole Francantonio Genovese perdesse la presidenza nell’istituto Petrarca di Ganzirri, sottodimensionato. L’istituto si sarebbe dovuto accorpare al Circolo di didattico di Ganzirri dove sarebbe dovuto rimanere il preside di questa scuola. Centorrino invece cambia le carte dando soddisfazione a Genovese.
Anche dal senatore Papania arrivarono pressioni relative all’accorpamento di due scuole di Alcamo e Papania si mostrò talmente “fuori di senno” che Centorrino lo accontentò. E noi dell’ASASi a chiederci perché non fossero stati recepiti i nostri criteri oggettivi sul piano di razionalizzazione. L’istituzione delle regioni, si è ormai dimostrata non solo inutile, ma foriera di danni notevoli al sistema democratico. Dalla Sicilia alla Lombardia non passa giorno che le cronache non diano notizia di appalti truccati, di ruberie di ogni tipo.

Oggi veniamo a sapere che i soldi della formazione privata siciliana, erogati ai CFP controllati dall’onorevole Genovese, sono in realtà serviti per pagare domestici per le case in città e al mare e per il giardino e la piscina, uno yacht, un quadriciclo per i figli, gioielli e pietre preziose, mobili, arredi e gadget natalizi.

Questo avveniva mentre dentro le aule e le palestre pioveva durante i temporali. Rimane il problema degli 8.300 dipendenti di questi enti truffa, che da alcuni mesi si ritrovano senza stipendio e che ora vorrebbero essere assunti dalla Regione tentando la solita carta della sentenza del giudice del lavoro. La Magistratura del lavoro ha già fatto dei capolavori miracolando e promuovendo con sentenza le bambinaie e i bidelli comunali di Palermo ad assistenti tecnici statali: una operazione che ha praticamente distrutto i laboratori degli istituti superiori. Bisogna tuttavia ricordare che gli operatori dei Centri di formazione professionale, se si eccettuano quelli dei centri cattolici come i salesiani o gli orionini, che sono sempre stati centri di eccellenza e di grande serietà, sapevano benissimo di essere al centro di una maxitruffa, di essere stati assunti discrezionalmente in cambio del voto della propria famiglia all’onorevole di turno, in un contesto nel quale mettere firme false di corsisti non frequentanti era forse il minimo illecito. La Regione Siciliana sa di non poter prendere in carico questo personale, in quanto i mutui contratti con le banche italiane e straniere la obbligano a pagare prioritariamente le rate per interessi con i proventi dell’addizionale IRPEF, per cui caricare ulteriormente il capitolo delle spese correnti vorrebbe dire mettere in crisi il pagamento degli stipendi del personale attualmente in servizio.

La Regione si mostra oggi ai cittadini come un luogo di malaffare, inefficiente e corrotto, come un ostacolo allo sviluppo produttivo dell’Isola. L’assalto alla diligenza sembra giunto al termine per mancanza di risorse. Il patto scellerato che legava clientes, politici e sindacalisti è entrato in crisi. Il presidente Crocetta si reca in Procura un giorno si e l’altro pure a consegnare carte compromettenti, nella speranza di non essere travolto anche lui dalle inchieste. Queste denunce continue evidenziano però l’incapacità di risolvere per via politica e amministrativa i problemi. Crocetta non sa licenziare i corrotti e gli incapaci e valorizzare i funzionari competenti e onesti, va avanti per tagli lineari, con rotazioni e trasferimenti di dirigenti e impiegati che paralizzano l’azione degli uffici e demotivano il personale migliore. La scuola siciliana rimane priva di risorse e di stabilità, i piani di razionalizzazione fanno piangere e hanno creato una confusione amministrativa e gestionale irreversibile, si continua a risparmiare sui posti di preside e di DGSA e si spreca invece sugli esoneri sindacali e di tutti i tipi. Non si vede la luce in fondo al tunnel.

Roberto Tripodi
ASASI

Commenti