Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

PENSIONI, BOLDRIN (FARE) CORREGGE MADIA: “TRATTARE TUTTI I CITTADINI ALLO STESSO MODO”

Milano, 19 marzo 2014 - Il Ministro della Pubblica amministrazione e per la semplificazione, Marianna Madia, in una intervista a La Stampa di ieri rivendica come primo atto del suo dicastero la firma di una circolare che impedisce ai lavoratori pubblici un cumulo tra reddito da lavoro e pensione che vada oltre lo stipendio del primo presidente di Cassazione (311 mila euro). In attesa di leggere nel dettaglio la circolare, FARE dà atto al Governo Renzi di aver apparentemente intrapreso un primo passo operativo nel solco della campagna di sensibilizzazione e raccolta firme “Non più alto del Colle” avviata da FARE da diversi mesi e ripresa anche nel discorso di insediamento del Primo Ministro.
Ci dispiace però dover sottolineare che, purtroppo, e nonostante le dichiarazioni in senso contrario, il passo va nella direzione sbagliata perché, per ottenere il risultato desiderato, in questo caso occorre avere il coraggio di ridurre le pensioni d'oro che non si giustifichino in base al criterio contributivo, e non tassare il reddito da lavoro.
Sia nel pubblico che nel privato il vero problema non è impedire il cumulo fra pensioni e redditi da lavoro (se i molti pensionati italiani in età lavorativa tornassero a lavorare contribuirebbero a una crescita del PIL e sosterrebbero il sistema pensionistico da cui hanno iniziato a ricevere prima del tempo) ma RIDURRE le pensioni ingiustificate, ovvero non maturate sulla base dei contributi versati.

Detto altrimenti: occorre iniziare al più presto a trattare tutti i cittadini in modo uguale per quanto attiene il sistema pensionistico pubblico che è oggi, invece, fonte di ingiustizie e discriminazioni enormi.

FARE continuerà ad appoggiare tutti quegli interventi che, senza penalizzare chi continua a sostenere il sistema economico con il suo lavoro, mirano a introdurre una riqualificazione della spesa statale. Una spesa che, nel settore pensionistico, dovrebbe essere comunque legata ad un percorso di revisione delle pensioni calcolate con il sistema retributivo che riporti gli attuali dislivelli esistenti nel nostro sistema a condizioni di equità intergenerazionale.

Michele Boldrin
Coordinatore Nazionale
Fare per Fermare il declino


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