Niscemi non è in cartografia geologica, una radiografia del territorio

Niscemi  non in cartografia geologica.   L’Italia ha una Cartografia Geologica moderna ferma al 50%.  La Carta è ferma perchè non ci sono mai coperture finanziarie stabili e continue. L’Italia è dotata di una vecchia Cartografia Geologica addirittura su scala da 1:100.000. Niscemi   non rientra in questa Cartografia Geologica che va completata. Dunque il 50% del territorio nazionale è ancora privo di una Cartografia Geologica Moderna. 30/01/2026 -  Rodolfo Carosi   – Docente Dipartimento Scienze della Terra – Università di Torino e Presidente della Società Geologica Italiana: " In Italia alcune delle zone critiche importanti non sono coperte dalla Cartografia Geologica alla scala  1:50.000, che è come la radiografia del corpo umano. Questo significa che queste aree non sono sufficientemente coperte da una conoscenza geologica approfondita. La Carta è ferma perchè non ci sono mai coperture finanziarie stabili e continue, permanenti ed annuali. L’It...

GEOLOGI DA 22 PAESI EUROPEI ALL’ASSEMBLEA GENERALE DELLA FEDERAZIONE EUROPEA A PALERMO

Un evento importante, riportato dopo decenni in Italia dal Consiglio Nazionale dei Geologi, alla vigilia del Semestre Italiano, durante il quale i geologi di ben 22 Paesi si confronteranno su terremoti, alluvioni, acqua , energia e materie prime
13/05/2014 - Arriveranno geologi da ben 22 Paesi europei per partecipare all’Assemblea Generale della Federazione Europea dei Geologi che tornerà a Palermo dopo 30 anni . Un evento importante , riportato dopo decenni in Italia dal Consiglio Nazionale dei Geologi, alla vigilia del Semestre
Italiano, durante il quale i geologi di ben 22 Paesi si confronteranno su terremoti, alluvioni, acqua , energia e materie prime. Durante i lavori assembleari si svolgerà anche una escursione nel sottosuolo di Palermo, con l’assistenza degli speleologi del Club Alpino di Palermo.

“ Era diffusa presso l'aristocrazia palermitana – ha affermato Gian Vito Graziano, presidente del CNG - la consuetudine di costruire, nel sottosuolo delle loro dimore di campagna, confortevoli ambienti in cui rifugiarsi nei periodi estivi per sfuggire al caldo-umido soffocante dei venti di scirocco. In seguito presero il nome di “camere dello scirocco” (rooms of sirocco) che, seppure caratterizzate da diverse tipologie costruttive, sfruttavano tutte i medesimi principi termodinamici del raffrescamento passivo prodotto dall’elevata inerzia termica della grotta scavata nella calcarenite del “terrazzo” pleistocenico della piana di Palermo, ma anche dal contributo dell’acqua dei qanat, un sistema idraulico costruito in epoca araba, e della falda freatica che scorrevano all'interno della camera e che, evaporando lentamente, abbassava ulteriormente la temperatura. Scenderemo nella sopravvissuta “camera dello scirocco” di Villa Savagnone, un tempo attraversata dalle fresche acque sotterranee del qanat Scibene, vicina alle Case Micciulla, nel borgo di Altarello di Baida” - aggiunge Graziano - sottolineando la ricchezza del patrimonio geologico del sottosuolo italiano.

Sottoterra lungo i qanat arabi.
“Andremo a vedere il qanat Gesuitico alto alle Case Micciulla che è uno dei più noti sistemi d’acqua cunicolari della tradizione siciliana - ha aggiunto ancora Graziano - che si rifanno alla antica tecnica persiana, veicolata a Palermo dagli arabi attorno al X secolo. Il sistema raggiunse una grande diffusione nel XVI secolo, per iniziativa dei Padri gesuiti, grazie alle favorevoli condizioni idrogeologiche e pluviometriche della pianura, ricche di acque sotterranee e povere di sorgenti. Ancora oggi le sue acque sono utilizzate per l’irrigazione degli agrumeti e, in parte, per l’uso potabile della città. E’ uno strano sistema idraulico ibrido, di sorgente e acquedotto allo stesso tempo, che drena, capta e trasporta l’acqua fino in superficie dalle profonde falde freatiche, senza l’uso di energia meccanica ma a spese della sola forza di gravità. Forse è stata la prima vera pratica tecnologica che rivoluzionò l’agricoltura dell’Antichità, dall’Oriente fino al Mediterraneo, consentendo di estrarre l’acqua dal sottosuolo con grande economia di costi, sostituendosi ai pozzi e alle norie che funzionavano a spese di energia animale. Il qanat si trova alla periferia occidentale di Palermo in un antico fondo medievale che mantiene ancora la stretta viabilità murata dei terreni agricoli del passato. Si raggiungerà agevolmente a piedi, a circa 200m dalla sosta del bus. La discesa nel sottosuolo non presenterà difficoltà ed è assistita in sicurezza dal gruppo speleologico del CAI di Palermo”.
Un’occasione unica per vedere e raccontare il sottosuolo di una città al centro del Mediterraneo - ha concluso Graziano.

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