DOMENICO MODUGNO: UN 'SICILIANO' NELL'ANIMA E NELLE CANZONI, NATO IN PUGLIA

Vent'anni fa, il 6 agosto 1994, moriva Domenico Modugno, autore di canzoni divenute celebri in tutto il mondo: "Nel blu dipinto di blu" è l'esempio più eclatante, ma sono innumerevoli i suoi successi (Volare è tra i 5 singoli più venduti nella storia della musica leggera). Ora Polignano a Mare, sua città di nascita, gli dedica una nuova edizione della manifestazione "Meraviglioso Modugno", con la partecipazione di Gino Paoli, Danilo Rea, Malika Ayane, Marta Sui Tubi, etc.

06/08/2014 - Si è sempre saputo. Il dialetto di San Pietro Vernotico è molto somigliate a quello messinese. Nel Salento, infatti, si parla un dialetto del ceppo calabro-siculo molto differente da quello pugliese, ed è davvero facile scambiare un messinese per un salentino e viceversa: così per Domenico Modugno non deve essere stata una gran fatica farsi credere siciliano. Ma quanto orgoglio per noi! Domenico Modugno preferì farsi credere “siciliano” e di moglie lo fu per davvero. Nato a Polignano a Mare il 9 gennaio 1928, morì a Lampedusa il 6 agosto 1994. Modugno visse a San Pietro Vernotico buona parte della sua infanzia e tutta la giovinezza. In sanpietrano, lingua dell'area del dialetto salentino, Mimmo scrisse le sue prime canzoni e qui imparò a suonare la chitarra e la fisarmonica. A San Pietro, dopo il servizio militare, iniziò ad esibirsi come suonatore di fisarmonica nelle feste di paese. Modugno improvvisava struggenti serenate alle ragazze. Seppure nato a Polignano a Mare, Domenico Modugno divenne artista a San Pietro Vernotico, ma (né l'uno e né l'altro) fu creduto siciliano, messinese, e una ragione in più sicuramente c'è, avendo sposato l'attrice Franca Gandolfi, nata a Messina il 27 novembre 1932,  figlia di un colonnello di Montalbano Elicona, dove visse da giovane.

Origini di Domenico Modugno

Delle origini di Domenico Modugno abbiamo detto quanto basta ad inquadrarlo (diciamo così) dal punto di vista geografico. Il giovane Modugno, appena diciannovenne, insoddisfatto della vita di paese (che gli sta ovviamente stretta), scappa di casa per andare a Torino, in cerca di fortuna, come si diceva (e come si sperava) e a Torino si mette a fare il gommista in una fabbrica. Ma la sua vera passione è lo spettacolo.
Il padre Cosimo, comandante delle guardie municipali di San Pietro Vernotico, in provincia di Brindisi, gli ha insegnato presto a suonare la fisarmonica, ma essenzialmente gli ha insegnato l’amore per la musica e Domenico già a 15 anni compone la sua prima canzone, sulla quale (per la verità) non abbiamo molte notizie.

Dopo il servizio militare, Modugno riparte, stavolta per Roma, dove non esita a fare quello che gli capita, pur di cominciare la sua carriera artistica, carriera che comincia col teatro e non con la canzone, come si potrebbe credere, considerato che Modugno è visto ufficialmente come cantautore più che come attore. In verità la sua prima passione doveva essere proprio il teatro: decise di partecipare al concorso per attori al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove fu ammesso con borsa di studio quale migliore allievo della sezione di recitazione.
E così, nel 1951 l’ancora allievo Domenico Modugno, prende parte al film "Filumena Marturano" di Eduardo De Filippo e nel 1952 a "Carica eroica" di De Robertis, dove interpretava la parte di un soldato siciliano che canta la "Ninna Nanna" ad una bambina. Da questo episodio, a quanto pare, nacque la leggenda del "Modugno siciliano", che somiglia un po’ (fatte le dovute proporzioni) all’esperienza di Tiberio Murgia, famoso caratterista e attore di origini sarde che però interpreta puntualmente il ruolo del siciliano, come accade spesso coi caratteristi.

Nel 1953, partecipa al concorso musicale radiofonico "Trampolino", dopodiché prende parte alla trasmissione "Radioclub" in onore di Frank Sinatra. Quindi la Rai gli offre una serie di trasmissioni radiofoniche intitolate "Amuri... Amuri", in cui Modugno è autore dei testi, regista,attore e persino rumorista, insieme a Franca Gandolfi.

Intanto, però, la sua vena di autore di canzoni non si arresta, anzi si fa sempre più prolifica e raffinata, e nascono le più belle canzoni in dialetto pugliese e siciliano: "Lu Pisci Spada", "La Sveglietta", "La Donna Riccia", "Lu Minaturi", "Lu Sciccareddu 'Mbriacu", ed altre ancora. Canzoni che danno subito l’idea di trovarci di fronte ad uno strano soggetto umano e artistico, un personaggio quantomeno originale, uno che non si capisce bene che ruolo intenda occupare nello scenario della musica leggera italiana, ammesso che effettivamente dovrà occuparne uno di spicco, di primo piano. Ma l’orecchio raffinato (ed anche smaliziato) di un gruppo di giornalisti e di discografici, evidentemente, ha colto il genio creativo del cantautore pugliese e capisce subito che si tratta di un geniaccio, di quelli destinati a cambiare qualcosa, molto più di qualcosa.

La “rivoluzione” di Modugno è profonda, di vasta portata ed è sentita tra la gente (che rimane anche un po’ disorientata, che si divide tra sostenitori e detrattori). Non si capisce bene se si tratta di un genio innovatore o di un piazzista. E invece si tratta di un personaggio destinato a demarcare la storia, come afferma il prof. Lorenzo Coveri, che arriva a parlare di una fase pre-Modugno, per indicare il 1958, che identifica in Nel blu dipinto di blu lo spartiacque, quando si passa ad un italiano più vicino alla lingua parlata, più vicino al quotidiano, per arrivare alla fuga dal consueto, ad una maggiore libertà del ritmo musicale.

Mimmo Mòllica
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