Case rifugio per le vittime di violenza: la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne

Le Case rifugio e le strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza. La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e contro la violenza domestica (Istanbul, 2011) prevede che gli Stati aderenti predispongano “servizi specializzati di supporto immediato, nel breve e lungo periodo, per ogni vittima di un qualsiasi atto di violenza che rientra nel campo di applicazione” della Convenzione. A partire dalla ratifica in Italia della suddetta Convenzione i Piani nazionali contro la violenza hanno segnato un importante cambio di passo nella conoscenza del sistema della protezione delle donne vittime di violenza. L’Istat ha iniziato dal 2017 a rilevare dati sul Sistema della Protezione delle donne vittime di violenza. Nel 2018 sono state avviate le Indagini sulle prestazioni ed erogazioni dei servizi offerti dai Centri antiviolenza e analoga rilevazione sulle Case rifugio, nel 2020 è stata realizzata la rilevazione statisti...

RETE OSPEDALI IN PROVINCIA DI MESSINA, IL GOVERNO RIFLETTA SUL LORO FUTURO

19/11/2014 - “Il Governo rifletta sulle reali esigenze del territorio, così come rappresentato dai deputati. Una struttura come il Cutroni Zodda di Barcellona non può diventare ospedale di comunità disperdendo un patrimonio strutturale e di professionalità costruito negli anni. Sarebbe una sconfitta per tutti”. Così il deputato del partito democratico Giuseppe Laccoto ribadisce l’intervento fatto in Commissione Sanità all’Ars in difesa del nosocomio di Barcellona. “Attendiamo le determinazioni del Governo che però – prosegue Laccoto – non possono prescindere da una conoscenza del territorio e delle esigenze di una vasta comunità che fa riferimento proprio al Cutroni Zodda. Le motivazioni della scelta dell’Ospedale di Barcellona come polo medico sono sempre validissime e da queste si deve ripartire per una sanità moderna che risponda alle legittime esigenze di efficienza e qualità”. Laccoto aveva anche fornito alla Commissione il parere del Consiglio di Stato che, di fatto, posticipa i termini applicativi del decreto Balduzzi al 31 dicembre 2017 e la conseguente riorganizzazione della rete ospedaliera. Lo stesso parere mette in dubbio le determinazioni della Conferenza Stato Regioni che non avrebbe recepito gli emendamenti delle Regioni.
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“Le perplessità e le criticità mosse dalla Cisl hanno trovato riscontro nel congelamento e nel rinvio della rimodulazione della Rete Ospedaliera al 2017. È la prova non è stato il frutto di un lavoro e di una valutazione ragionata rispetto alle esigenze del territorio”.
Per Tonino Genovese, segretario generale della Cisl Messina e Calogero Emanuele, segretario provinciale della Cisl Fp, questa è un’occasione da non sprecare per organizzare e programmare bene i servizi sul territorio. “Si era operato – aggiungono - una sorta di taglio lineare, guardando solo ai titolari di UOC prossimi alla quiescenza con scelte illogiche e dissennate”.
Genovese e Emanuele si aspettano che adesso la Commissione Sanità faccia quel lavoro vero e serio che non è stato fatto nella fase di presentazione della bozza della Rete ospedaliera.

“Tutti ricordiamo la visita della sesta commissione senza il coinvolgimento delle Organizzazioni sindacali – spiegano – oggi si da un’altra opportunità ai Sindaci dei distretti sanitari che dovranno avere la capacità e la caparbietà di saper difendere un territorio martoriato, senza dormire sugli allori. I dirigenti amministrativi e medici devono avere la capacità di organizzare al meglio le strutture e i servizi che saranno oggetto di valutazione triennale finalizzata alle scelte future e al destino dei vari presidi che meritano di essere mantenuti. Ma – avvertono Genovese e Emanuele - bisogna migliorare la qualità dei servizi erogati e soprattutto valorizzare le professionalità esistenti spesso messe in disparte”.
La Cisl si rivolge quindi soprattutto ai management delle Aziende per la definizione immediata di piani di azione e di programmazione condivisi con gli stakeolders.

“È arrivato il momento di fare scelte ponderate e parametrate sul territorio – concludono Tonino Genovese e Calogero Emanuele – Lo devono fare i presidi ospedalieri dell'Azienda provinciale ma anche per l'Ospedale Papardo-Piemonte per il quale sembra si voglia intraprendere a tutti i costi un percorso che ha ancora dei lati oscuri e incomprensibili”.


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