Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

LICEO CLASSICO: GLI ALLIEVI DEL CLASSICO HANNO UNA MARCIA IN PIU'?

[24/01/2015] - Quanto e come il liceo classico riesce a essere al passo coi tempi? Risponde il prof. Luciano Modica, insigne matematico diplomatosi al liceo classico "Nicola Spedalieri" di Catania, ex rettore dell'Università di Pisa e sottosegretario all'università e ricerca durante il secondo Governo Prodi. Modica ci ha parlato della sua esperienza e delle sue idee su come il liceo dovrebbe reinventarsi nell'era di Twitter.

Prof. Modica: che senso ha studiare latino e greco oggi?

«Ha senso studiare tutte le discipline, in particolare quelle che sono collegate alla storia del nostro paese. Io, in prima persona, sono promotore di una scuola che permette agli studenti di scegliere qualunque disciplina loro interessi e ritengano utile per il loro futuro. Non c'è dubbio che le lingue classiche siano il fondamento della nostra cultura, per cui credo che il liceo classico abbia ancora oggi un suo senso di esistere. Certamente non lo renderei obbligatorio a tutti, ma è una scelta ottimale per coloro i quali avessero passione per le discipline umanistiche».

Lei si è affermato come uno degli accademici più eminenti in ambito scientifico. Quanto e come ha influito il suo background di studi al liceo classico nella sua carriera?

«Devo essere onesto: il classico mi ha dato moltissimo e mi ritengo fortunato ad aver studiato tutte le discipline umanistiche però, già durante gli anni del liceo, quando decisi che mi sarei iscritto in matematica, le ho dovute integrare con studi paralleli nel campo della matematica e della fisica, senza i quali non so quanto il resto della mia carriera sarebbe stato facile».

Gli studi classici sono quindi un deficit per gli studenti che decidono di proseguire gli studi in facoltà scientifiche?

«È’ chiaro che i diplomati al classico hanno una preparazione scientifica inferiore a quella dei loro colleghi che escono da altre scuole, tuttavia nella mia quarantennale esperienza da docente posso serenamente affermare che questo gap viene colmato dalla maggior parte degli studenti in poco tempo. Il classico tende a selezionare nel nostro Paese gli allievi più bravi e disposti allo studio, per cui frequentemente essi eccellono anche nelle discipline scientifiche. In ambito umanistico, invece, non c'è storia: hanno naturalmente una marcia in più in letteratura, giurisprudenza e perfino economia».

Germania e Francia hanno abolito il liceo classico e reagiscono alla crisi meglio di noi. Crede ci sia un nesso tra le due cose?

«No, non credo. Bisogna sempre tenere a mente che, sebbene il liceo classico abbia formato una buona parte della nostra classe dirigente, in realtà i suoi iscritti rappresentano oggi il 6% del totale. Le ragioni della crisi sono di carattere diverso: economico, storico, politico, forse anche culturale, ma non nel senso della presenza di più o meno materie classiche al liceo. Dire: "iscrivetevi al liceo scientifico così l'Italia esce dalla crisi" mi sembra una cosa non fondata»

È’ necessaria una riforma? In che termini?

«Non credo molto nelle riforme che, dall'alto, stabiliscono programmi e orari. Il cambiamento deve partire dai singoli istituti. Il classico non deve tradire se stesso, ma essere più sensibile alle esigenze degli alunni. Ad esempio sarei molto soddisfatto se un liceo classico decidesse di modificare leggermente i programmi di matematica per renderli maggiormente adeguati ai test d'ingresso alle facoltà scientifiche»..

INTERVISTA AL PROF. LUCIANO MODICA
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