Case rifugio per le vittime di violenza: la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne

Le Case rifugio e le strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza. La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e contro la violenza domestica (Istanbul, 2011) prevede che gli Stati aderenti predispongano “servizi specializzati di supporto immediato, nel breve e lungo periodo, per ogni vittima di un qualsiasi atto di violenza che rientra nel campo di applicazione” della Convenzione. A partire dalla ratifica in Italia della suddetta Convenzione i Piani nazionali contro la violenza hanno segnato un importante cambio di passo nella conoscenza del sistema della protezione delle donne vittime di violenza. L’Istat ha iniziato dal 2017 a rilevare dati sul Sistema della Protezione delle donne vittime di violenza. Nel 2018 sono state avviate le Indagini sulle prestazioni ed erogazioni dei servizi offerti dai Centri antiviolenza e analoga rilevazione sulle Case rifugio, nel 2020 è stata realizzata la rilevazione statisti...

GIORGIA MELONI INCONTRA A PALERMO GLI OPERATORI DI ALMAVIVA

Domenica 1 marzo 2015, alle ore 9.30, in Piazza Politeama a Palermo, il presidente nazionale di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, Giorgia Meloni, incontrerà una delegazione degli operatori dell’azienda Almaviva, per i quali sono stati annunciati 1700 esuberi a livello nazionale, dei quali ben 1300 a Palermo, per ascoltare direttamente da loro le denunce finora inascoltate dalla politica locale e nazionale

Roma, 28 febbraio 2015 - Questa crisi aziendale non deriva dall'assenza di lavoro per il settore call center ma dall’assenza di leggi, o il loro mancato rispetto, e dalla politica delle delocalizzazioni sfrenate. Giorgia Meloni ascolterà dagli stessi operatori il fatto che tantissime società in outsourcing, con l’avvallo dei committenti consenzienti (come Wind, Vodafone, Tim, Sky, Fastweb, ecc.), hanno siglato un patto di ferro a scapito dei lavoratori call center italiani.Il patto consisterebbe nel mancato inserimento negli appalti di clausole che tengano in considerazione il costo del lavoro: questa scelta comporta lo scatenarsi di gare al massimo ribasso, con le società in outsourcing che fanno offerte che da sole non pagherebbero nemmeno il costo del lavoro italiano.

Queste aziende assumerebbero in seguito i lavoratori pagandoli meno di quanto prevede il contratto nazionale delle telecomunicazioni oppure delocalizzando il traffico all’estero in Romania e Albania. In questi Paesi non ci sono obblighi di rispettare la legge sulla privacy, con il rischio di mettere a repentaglio la sicurezza dell’utente finale, ovvero il cliente, che fornisce i suoi dati personali a lavoratori stranieri senza alcuna tutela.I lavoratori di Almaviva chiederanno al presidente di FdI-An di proporre una normativa contro la delocalizzazione selvaggia e il rispetto del contratto nazionale del lavoro delle telecomunicazioni, sia dal punto di vista economico che delle clausole sociali dell’art 53 del CCNL. Queste norme prevedono, infatti, che nel caso di perdita della commessa, il committente vincitore abbia l’obbligo di riassumere i lavoratori alle stesse condizioni economiche ed inquadramenti.

«Siamo al fianco dei lavoratori di Almaviva: porteremo le loro istanze in Parlamento e chiederemo al Governo di intervenire subito per difendere i posti di lavoro e il futuro di tante persone», ha detto il presidente di FdI-An, Giorgia Meloni.

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