Case rifugio per le vittime di violenza: la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne

Le Case rifugio e le strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza. La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e contro la violenza domestica (Istanbul, 2011) prevede che gli Stati aderenti predispongano “servizi specializzati di supporto immediato, nel breve e lungo periodo, per ogni vittima di un qualsiasi atto di violenza che rientra nel campo di applicazione” della Convenzione. A partire dalla ratifica in Italia della suddetta Convenzione i Piani nazionali contro la violenza hanno segnato un importante cambio di passo nella conoscenza del sistema della protezione delle donne vittime di violenza. L’Istat ha iniziato dal 2017 a rilevare dati sul Sistema della Protezione delle donne vittime di violenza. Nel 2018 sono state avviate le Indagini sulle prestazioni ed erogazioni dei servizi offerti dai Centri antiviolenza e analoga rilevazione sulle Case rifugio, nel 2020 è stata realizzata la rilevazione statisti...

MESSINA, PORTO DI TREMESTIERI: “BASTA UNA PALA MECCANICA, VIA I POTERI SPECIALI AL COMUNE”

Messina, 28/03/2015 - “Il problema dell’insabbiamento è comune alla maggior parte delle aree portuali, che però sono governate da amministrazioni capaci di gestire preventivamente il problema”. L’associazione politica CapitaleMessina interviene sul caso del porto di Tremestieri. Riportando la polemica in corso a semplici dati di fatto, CapitaleMessina ricorda che “il porto emergenziale di Tremestieri è indubbiamente nato male, ma là l’abbiamo voluto senza voler considerare alcun’altra soluzione alternativa meno esposta.

Una volta usciti dalla Zona Falcata, farlo più a Sud o più a Nord poco importava, in ogni caso non avrebbe goduto della protezione dello Stretto e sarebbe stato esposto allo scirocco. Il porto probabilmente non fu progettato benissimo, soprattutto a causa della prescrizione della commissione VIA che pretese che non interrompesse il flusso dei sedimenti lungo costa (di fatto lasciando l’imboccatura in pieno trasporto solido litoraneo). Successivamente, alle carenze della struttura ha messo una pezza la Prefettura, allungando il braccio meridionale del porto e migliorandone, in modo consistente, la sicurezza d’utilizzo. E’ evidente comunque che questo intervento non poteva arrestare il problema dell’insabbiamento”.

Come da modus operandi annunciato, CapitaleMessina mette a disposizione della cittadinanza le competenze che sono confluite nell’associazione. E sulla questione dell’insabbiamento, spiega: “Per attenuare il problema, prevenendolo, basterebbe che il Comune intervenisse con i propri mezzi - anche soltanto con una pala meccanica - sulla spiaggia esistente immediatamente a Sud del porto, spostando il materiale ridossato lungo il molo meridionale e lo abbancasse subito a monte. Effettuando questa manutenzione, implementandola in occasione di previsioni meteo avverse (lo scirocco è prevedibile con 5-6 giorni di anticipo), certo non eliminerebbe il problema, ma ne rallenterebbe l’effetto negativo sullo specchio del porto, non alterando soprattutto lo stato dei luoghi che, se non manutenuti, riacquisterebbero rapidamente il profilo precedente”.

Una soluzione questa che – secondo CapitaleMessina – è l’unica possibile affinché gli interventi non confliggano con la realizzazione del costruendo “porto grande di Tremestieri”. Altre soluzioni – comprese quelle che potrà dare la nota ditta danese DHO, impegnata dall’Autorità Portuale a trovare soluzioni tecniche all’insabbiamento – rischierebbero di alterare le condizioni di gara per la realizzazione del “porto grande di Tremestieri” e risulterebbero “quindi irrealizzabili, se prima non sarà certa la tempistica relativa alla costruzione del porto (3 – 5 – 10 anni?)”. E’ dunque fuori luogo “indicare soluzioni tecniche irrealizzabili o addirittura fantasiose o fare esposti in Procura”.

“L’Amministrazione comunale – aggiunge CapitaleMessina - avrebbe dovuto prevedere la soluzione indicata nell’ambito del Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo, facendolo approvare con la relativa Valutazione Ambientale Strategica (altre amministrazioni stanno puntando proprio alla gestione dei litorali, con autorizzazioni poliennali come avviene in altre regioni Italiane), con la certezza che non appena il sistema di gestione verrà arrestato, il mare redistribuirà i sedimenti nella medesima area, rendendo i luoghi compatibili con il bando del porto grande”.

“E’ stata evidente, fino ad oggi, l’incapacità del Comune nella gestione della problematica complessiva – conclude l’associazione – ed è perciò auspicabile che al più presto, chi di competenza provveda ad affidare i poteri speciali, sia per la gestione della situazione attuale, ma anche e specialmente per la realizzazione del nuovo porto, ad un soggetto in grado di potere affrontare e risolvere nella maniera più efficiente i problemi di ordine tecnico e finanziario (vedi Gazzetta del Sud del 27 marzo 2015) legati alla realizzazione dell’opera”.

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