RENZO ARBORE ALL’ARENA DI PORTOROSA ‘STRACCIA’ LE REGOLE DELLO SPETTACOLO (IL MESSINA E' IN SERIE C)

Renzo Arbore chiude il cartellone dell’Arena Vittorio Emanuele di Portorosa di Furnari, un’invenzione azzeccatissima di Lello Manfredi, del Teatro Vittorio Emanuele di Messina e del sindaco di Furnari Mario Foti. Pubblico traboccante, un grande successo  

Portorosa di Furnari (Me), 29/08/2015 - L’ufficialità è arrivata alle 21:40: “Il Messina è riammesso in serie C. Il portale ufficiale della Federcalcio è in tilt per la marea di contatti web da ogni parte d’Italia. La Corte Federale d’Appello ha sanzionato duramente la Vigor Lamezia, riaprendo le porte del professionismo al Messina Calcio. Ma all’Arena Vittorio Emanuele di Portorosa la notizia la porta un giornalista-disc jockey-cantautore-conduttore radiofonico-clarinettista-showman-attore-sceneggiatore-regista, Renzo Arbore, primo disc jockey italiano ed ultimo ospite di Lello Manfredi nel cartellone delle manifestazioni dell’Arena di Portorosa.
“Mi ha appena telefonato Nino Frassica – esordisce, rivolto alla platea sconfinata, Renzo Arbore – il Messina è in serie C”. Sullo schermo del grande palco dell’Arena sono appena ‘passate’ le immagini che raccontano i viaggi e gli incontri di questo straordinario personaggio italiano, che non ha mai smesso di celebrare l’Italia guardando l’America, dove portare la canzone e la cultura italiana, dove far conoscere la fragranza delle nostre contaminazioni, quelle che un uomo geniale come Renzo e musicisti di livello riescono a costruire, senza lo spartito pentagrammato e la grammatica ‘italiana’ sul leggio, la grammatica dello spettacolo propriamente detto.
Renzo Arbore e la sua orchestra non infrangono le regole italiane dello spettacolo, non le trasgrediscono, ma le creano, le insegnano, le rappresentano direttamente, le stracciano per tramutarle in festa e appuntamento.
Premiata Arboristeria dello Spettacolo… Arbore porta sul palcoscenico i colori delle musiche del mondo, la contaminazione ridente e spensierata, la qualità espressa in raffinatezza e schietta eccellenza, il divertimento che contagia, fa bene e abbatte gli steccati (semmai) esistenti tra il palcoscenico, gli artisti e il pubblico: qua non c’è mio e non c’è tuo, perché il canto è di tutti.
Dato che mi hanno gentilmente identificato come uno che ha fatto televisione d’autore, vorrei lanciare la televisione d’appuntamento. Vorrei che il pubblico si desse appuntamento per vedere il programma, o comunque si considerasse impegnato quella sera”.
Arbore non si assenta dal palcoscenico quando non è in alcun modo impegnato nell'esecuzione di un singolo brano, lui è lo spettacolo e là rimane, in piedi per l’intera durata dello spettacolo: due ore e mezza. Per un ragazzo del 1937 vale ancora quanto disse negli anni scorsi: “Se ho fatto per tanti anni la radio e poi la televisione, e ancora continuo, è perchè mi devo divertire, non lo faccio da professionista ma da dilettante.”
Arbore - infatti - è un professionista dell’ironia, un grande che dice di non prendersi sul serio, che ama “dire luoghi comuni con l’aria di aver detto una cosa nuova”. Sottile e difficilissimo.
E’ così. L’arena di Portorosa luogo d’appuntamento con questo che potrebbe dirsi un ‘mostro sacro’ dello spettacolo e della cultura italiana, ma che gioca egli stesso a dissacrare, a farsi (solo) parte dell’intera vicenda, facendosi scopritore e fruitore di talenti, di eccellenze, di bellezza e fantasia.
Arbore gode della bravura altrui, della bellezza di una canzone, della genialità e della forza creativa di un autore. Gode e si eleva nello spiegare il testo di una canzone, la rende edibile, la canzone da bere, lui che considera "un disco al pari di un un bel libro.”
Così Renzo Arbore spiega Voce ‘e notte, una delle più belle poesie in napoletano, scritta dal giovane (e povero) poeta Eduardo Nicolardi, per un amore perduto e l’amata andata in sposa ad un ricco 75enne. Quando i due giovani amanti, timidamente, si davano del voi.
Pure Arbore è stato ‘povero’: “Mi piacciono i libri che narrano il "come eravamo", che raccontano gli anni nei quali ero un bambino povero come tutti gli italiani.”
In realtà Nicolardi, dopo la morte del rivale, sposò la sua amata, realizzando il loro sogno d'amore.

Si 'sta voce te scéta 'int' 'a nuttata,
mentre t'astrigne 'o sposo tujo vicino,
statte scetata, si vuó' stà scetata,
ma fa' vedé ca duorme a suonno chino.

Se questa voce ti sveglia nella notte
mentre ti stringi vicino il tuo sposo,
resta sveglia, se vuoi stare sveglia,
ma fa vedere che dormi profondamente.

Nun ghì vicino ê llastre pe'ffà 'a spia,
pecché nun puó' sbaglià, 'sta voce è 'a mia.
E' 'a stessa voce 'e quanno tutt'e duje,
scurnuse, nce parlávamo cu 'o "vvuje".

Non andare vicino ai vetri per spiare,
perchè non puoi sbagliare, questa voce è mia.
E' la stessa voce di quando tutti e due,
con vergogna, ci parlavamo dandoci del "voi".

Renzo Arbore, cui il 'voi' spetterebbe per diritto costituzionale, chiude così il cartellone dell’Arena Vittorio Emanuele di Portorosa di Furnari, un’invenzione azzeccatissima di Lello Manfredi, del Teatro Vittorio Emanuele di Messina e del sindaco di Furnari Mario Foti. Una bella invenzione. Grazie.

Mimmo Mòllica

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