Palermo, 6 ott. 2015 “Dispiace che taluni trasformino la vicenda delle impugnative del governo nazionale, in una questione politica”. Lo dice in una nota il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta. “Qui di seguito riporto i dati relativi ad alcune regioni rispetto alle impugnative che il governo nazionale ha fatto dal 2013 ad oggi:
Sicilia 4 impugnative, Lombardia 6, Basilicata 8, Veneto 8 , Abruzzo 10, Toscana 5, Puglia 5 - per il Lazio anche la legge sull'acqua. Dai dati si deduce molto bene che non c'è alcuna vicenda politica e che le impugnative riguardano questioni dettate dalle valutazioni sollevate da organismi tecnici dei vari ministeri, a volte si tratta di conflitti di attribuzione e o altro ancora.
La Costituzione – continua il presidente - prevede una camera di compensazione che è la Corte Costituzionale per risolvere tali conflitti. Parlare di scarsa credibilità della Sicilia, quando la stessa regione del premier ha dovuto subire ben 5 impugnative, sinceramente mi sembra fuorviante, fuori luogo e mi rifiuto di pensare che dietro l'atteggiamento del governo, possano esserci ragioni politiche.
Il governo e il parlamento siciliano sono custodi dello Statuto e persino gelosi della propria autonomia. Il quadro istituzionale di riferimento tende a limitare l'autonomia delle regioni e le relative specificità ed è normale che in questa fase della storia le impugnative siano numerose. Come abbiamo dimostrato non riguardano nè prevalentemente nè esclusivamente la Sicilia.
Per quanto riguarda l'impugnativa sui liberi consorzi – aggiunge Crocetta - e le città metropolitane, abbiamo già discusso col governo e condiviso soluzioni. E' ovvio che la legge è il frutto del lavoro complesso di mediazioni necessarie d'aula, come avviene in tutti parlamenti, compreso quello nazionale. Il governo doveva impugnare per non fare decadere il termine, la Regione è pronta a una modifica concordata di tale legge e il governo ha garantito che ritirerà l'impugnativa nel momento in cui la legge verrà modificata. Tutto qui. Basta dunque – conclude il governatore - con le speculazioni politiche attorno a questioni che attengono alla normale dialettica costituzionale tra organismi differenti”.
Davide Faraone sulla propria pagina Facebook ha scritto:
Ancora una volta una legge regionale viene impugnata dal governo Renzi. Oggi è il turno dei liberi consorzi. Se vogliamo costruire un rapporto sinergico con il governo nazionale dobbiamo puntare sulla credibilità della Sicilia. Fatti come questo la minano in maniera irrimediabile. E non è un caso isolato.
Leggo da giorni sui giornali locali polemiche che riguardano la mobilità dei dipendenti regionali tra assessorati o tra dipartimenti, regolata a livello nazionale dalla legge Madia e recepita da una legge regionale in Sicilia. I diritti dei lavoratori e del lavoro non si toccano, ma altra cosa sono i privilegi. Non riesco minimamente a comprendere come ci si possa impantanare per settimane su un provvedimento che riguarda spostamenti di “addirittura” 50 km.
Fino a quando la distribuzione del personale dipenderà dalle esigenze dei sindacati, dalla vicinanza alla casa del dipendente e non dall’utilità per i cittadini, il sistema non funzionerà. Ci sono uffici strapieni, portinerie stracolme di personale che pensa a come “riempirsi” la giornata e altri invece in affanno per firmare una delibera, o addirittura chiusi – nel caso di alcuni musei, ad esempio – che non riescono a fornire servizi essenziali ai siciliani.
Ma veramente i diritti dei lavoratori vengono negati se ci si muove a pochi chilometri di distanza? La rigidità di certi sindacati che difendono lo status quo – e non i diritti di lavoratori, perché non è di questo che si parla – danneggia i cittadini. La Sicilia, da sempre considerata terra dell'immobilismo e delle poltrone, dà ancora una volta prova di sé: dal proprio orticello non ci si schioda. Ma vi sembra serio convocare una giunta di governo per spostare un dipendente da un dipartimento all’altro? Una giunta di governo che dovrebbe occuparsi di cose ben più importanti, che di beghe d’ufficio.
Burocrazia su burocrazia che rallenta il sistema invece di snellirlo. Sembra che le riforme che il governo nazionale sta facendo non abbiano presa in questa terra. Ma non ci rassegneremo. Combatteremo con commissariamenti, impugnative, provvedimenti e qualsiasi altro strumento necessario il conservatorismo di alcuni sindacati e di una certa politica. Le riforme non possono fermarsi a Reggio Calabria. È inammissibile e non lo permetteremo.
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