Niscemi non è in cartografia geologica, una radiografia del territorio

Niscemi  non in cartografia geologica.   L’Italia ha una Cartografia Geologica moderna ferma al 50%.  La Carta è ferma perchè non ci sono mai coperture finanziarie stabili e continue. L’Italia è dotata di una vecchia Cartografia Geologica addirittura su scala da 1:100.000. Niscemi   non rientra in questa Cartografia Geologica che va completata. Dunque il 50% del territorio nazionale è ancora privo di una Cartografia Geologica Moderna. 30/01/2026 -  Rodolfo Carosi   – Docente Dipartimento Scienze della Terra – Università di Torino e Presidente della Società Geologica Italiana: " In Italia alcune delle zone critiche importanti non sono coperte dalla Cartografia Geologica alla scala  1:50.000, che è come la radiografia del corpo umano. Questo significa che queste aree non sono sufficientemente coperte da una conoscenza geologica approfondita. La Carta è ferma perchè non ci sono mai coperture finanziarie stabili e continue, permanenti ed annuali. L’It...

OSPEDALE PIEMONTE: LA CHIUSURA DEL PRONTO SOCCORSO, CRONACA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO

Messina 4/10/15 - L'avvocato Saro Cucinotta, coordinatore del tavolo tematico "Pubblica Amministrazione e Welfare" dell'associazione CapitaleMessina, dichiara in una nota: "finalmente, dopo varie allarmate segnalazioni, tra le quali ricordiamo quella del Comitato di cittadini che ha indetto una pubblica manifestazione per l’8 ottobre e l’interrogazione del Consigliere comunale Antonella Russo, il Sindaco si è impegnato ad intervenire con ordinanza indifferibile ed urgente per bloccare la procedura di chiusura di tutte le strutture dell’Ospedale Piemonte, ivi compreso il Pronto Soccorso, disposta dal direttore generale Vullo a far data dal 10 ottobre prossimo".

"Pur senza entrare nel merito dell’applicazione della Legge Balduzzi, non si comprende come sia stato possibile che le Autorità sanitarie, ciascuna per quanto di sua competenza, abbiano potuto disporre la chiusura di un Pronto Soccorso che, in media, negli ultimi cinque anni ha effettuato 40.000 interventi annui (cioè più di cento al giorno), e soprattutto alla luce delle reiterate affermazioni dei responsabili del Policlinico, primo tra tutti il Rettore Navarra, sull’impossibilità per la struttura universitaria (quella più vicina al Piemonte e sulla quale, anche in ragione del collegamento autostradale, si sarebbe riversata quasi interamente l’utenza già servita dal soppresso presidio) di fornire ulteriori aggiuntive prestazioni di emergenza.

"Il tutto in una Città che presenta gravi rischi sismici ed idrogeologici in considerazione dei quali, con propria nota del 15/01/2015, il capo del Dipartimento della Protezione Civile dott. Gabrielli dichiarava di considerare il Piemonte come il primo presidio medico strategico di riferimento nel piano di protezione civile per la Città per l’immediata vicinanza allo svincolo autostradale (sottolineando anche la necessità di un eventuale raccordo per la ridefinizione del piano di protezione civile già adottato anche dal Comune di Messina); logica, prima ancora che competenza specifica, avrebbe voluto che la chiusura del Pronto Soccorso fosse concertata, e non meramente comunicata, dalle Autorità sanitarie locali al Dipartimento della Protezione Civile presso la Presidenza del Consiglio".

"Ci si augura che la vicenda si concluda al più presto consentendo al pronto soccorso del Piemonte di continuare ad operare, essendo evidente che nessuno potrà andare esente anche da personali responsabilità per le prevedibili, inevitabili conseguenze che la programmata chiusura dovesse comportare per la salute dei Messinesi considerati sia come collettività che come singoli".


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