Niscemi non è in cartografia geologica, una radiografia del territorio

Niscemi  non in cartografia geologica.   L’Italia ha una Cartografia Geologica moderna ferma al 50%.  La Carta è ferma perchè non ci sono mai coperture finanziarie stabili e continue. L’Italia è dotata di una vecchia Cartografia Geologica addirittura su scala da 1:100.000. Niscemi   non rientra in questa Cartografia Geologica che va completata. Dunque il 50% del territorio nazionale è ancora privo di una Cartografia Geologica Moderna. 30/01/2026 -  Rodolfo Carosi   – Docente Dipartimento Scienze della Terra – Università di Torino e Presidente della Società Geologica Italiana: " In Italia alcune delle zone critiche importanti non sono coperte dalla Cartografia Geologica alla scala  1:50.000, che è come la radiografia del corpo umano. Questo significa che queste aree non sono sufficientemente coperte da una conoscenza geologica approfondita. La Carta è ferma perchè non ci sono mai coperture finanziarie stabili e continue, permanenti ed annuali. L’It...

CREDITO: DIMINUITI (- 5,3%) I FINANZIAMENTI EROGATI DALLE BANCHE ALLE IMPRESE SICILIANE

Imprese artigiane ancora nella morsa del credit crunch. Nel 2015 sono diminuiti del 5,3% i finanziamenti erogati dalle banche alle imprese dell’Isola. Trapani maglia nera con -10% di prestiti rispetto all’anno precedente, a seguire Caltanissetta (-6,9%), Enna (-6,1%) e Palermo (-6,0%). Ribisi: “Cambiare subito registro, imprese in affanno”

Palermo, 25/05/2016. L’accesso al credito per le imprese artigiane dell’Isola resta un percorso ad ostacoli. Nel 2015 sono diminuiti del 5,3% i finanziamenti erogati dalle banche alle piccole e medie imprese: un risultato che colloca l’Isola al 6° posto fra le regioni che hanno subito le riduzioni più marcate, dopo Basilicata (-7,1%), Veneto (-6,5%), Emilia Romagna (-6,0%), Molise e Puglia (-5,5%). Lo dice un'indagine condotta dal Centro studi di Confartigianato su dati della Banca d’Italia e di Artigiancassa e riferita all'andamento dei crediti concessi dalle banche alle imprese tra il dicembre 2014 e il dicembre 2015. In Sicilia, nell’anno considerato, sono stati concessi finanziamenti per 1.731 milioni di euro, 173 milioni di euro in meno rispetto al 2014. «Le banche hanno ridotto di netto le concessioni del credito alle imprese che annaspano sempre di più. Come se non bastasse la pressione fiscale sulle aziende - dice Filippo Ribisi, presidente di Confartigianato Sicilia - ha raggiunto soglie preoccupanti. Bisogna cambiare registro subito».

A livello provinciale la flessione dei prestiti all’artigianato è generalizzata, fenomeno che non accadeva esattamente da due anni (dicembre 2013): la provincia di Trapani, con un -10,0% di prestiti erogati dagli istituti di credito, è quella che sta peggio in Sicilia. Stesso segno meno per le province di Caltanissetta (-6,9%), Enna (-6,1%), Palermo (-6,0%), Agrigento (-5,9%), Messina e Ragusa rispettivamente con un -4,1%. Meglio di tutte, si fa per dire, sta la provincia di Catania (-2,2%). E negli ultimi due anni, la dinamica tendenziale dei prestiti all’artigianato è peggiorata, si è passati da un -5,0% a dicembre 2013 a un -5,3% nel 2015. Oltre a rappresentare un traguardo difficile da raggiungere, l’ottenimento di un prestito in Sicilia è sempre più oneroso. I dati a dicembre 2015 sui tassi attivi effettivi sui finanziamenti per cassa a imprese non finanziarie, riferiti ad operazioni in essere e a rischi autoliquidanti e a revoca indicano che un’impresa siciliana paga mediamente un tasso del 7,38 %. L’analisi delle cifre evidenzia ampie differenziazioni a livello territoriale, in generale, la Sicilia è seconda dopo la Calabria per costo del credito alle imprese, superiore di 234 punti base rispetto alla media nazionale.

“Questa situazione è paradossale – aggiunge Ribisi – Il nostro settore, oltre ad essere un fiore all’occhiello delle produzioni di qualità e uno scrigno che conserva le tradizioni del territorio, occupa migliaia di addetti e coinvolge intere famiglie, che investono risorse e sopportano enormi sacrifici per portare avanti le loro attività”. Di fronte al fatto che le banche siano un po’ restie a concedere prestiti alle imprese artigiane dell’Isola, il presidente Ribisi conclude: “Esistono certamente strumenti alternativi, quali possono essere considerati i consorzi fidi o i finanziamenti Artigiancassa, anche tramite i fondi del medio credito centrale, a cui le imprese possono accedere. Qui servirebbe una maggiore sensibilità sociale del sistema bancario, per far sì che anche le piccole imprese possano essere messe in condizione di utilizzare questi ultimi strumenti. Ma in questo caso entra in campo la sensibilità dei singoli Istituti bancari”.

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