Caro voli in rima: "Se in Sicilia vuoi tornare 800 euro devi pagare"

Festività in Sicilia è ormai sinonimo di caro voli. Anche quest’anno, tornare a casa per Pasqua sarà proibitivo per tantissimi emigrati. Da una rilevazione di Federconsumatori Sicilia, aggiornata al 18 marzo 2026, emerge il seguente quadro se si sceglie di partire il 2 o 3 aprile e tornare il 7: un volo di andata e ritorno con Ryanair da Milano verso Catania costa 407,39 €; per viaggiare da Torino 431,98€. Non migliora la situazione per chi ha necessità di atterrare all’aeroporto di Palermo: il volo costa 352,64 € da Bergamo e 410,15 euro da Verona €. Peggiora la situazione se si sceglie di volare con Ita Airways: 470,5 euro per un volo Milano-Palermo, 540,88 per la tratta Bologna Catania. 19 mar 2026 - Il fenomeno del caro voli, ormai strutturale nei periodi di alta domanda come le festività, continua a colpire in modo particolare la Sicilia, dove la mobilità dipende quasi esclusivamente dal trasporto aereo. La combinazione tra domanda concentrata in pochi giorni, offerta lim...

SICILIA. CONSUNTIVO DELLA REGIONE: NEL 2012 – 2 MILIARDI, 2015 + 237 MILIONI

Palermo, 1 giu. 2016 - “Se all'inizio del mio mandato avessi detto che in tre anni avremmo portato il bilancio della Regione in attivo, la valanga di critiche sarebbe stata incredibile. C'era chi diceva che non saremmo riusciti a pagare neppure gli stipendi dei dipendenti.
Siamo partiti da due miliardi in meno nel 2012 e con il consuntivo del 2015 abbiamo un avanzo di 637 milioni di euro, che vuol dire ridurre l'indebitamento del popolo siciliano a tutela delle nuove generazioni, che non si vedranno attribuire i debiti della mala gestione del passato. Un risultato eccezionale, frutto del lavoro costante, di controlli e tagli di sprechi e, se mi consentite, di attacchi alla manciugghia, quella corruzione che in passato ha distrutto la Regione.
Se nella giunta di qualche giorno fa avessimo deliberato un disavanzo di 637 milioni di euro, immagino i titoli dei giornali in prima pagina: “Regione in default”, con i soliti quartierini pronti ad attaccare un governo “incapace”. I risultati positivi, invece, fanno stare zitti e la notizia che siamo tra le poche regioni italiane che fanno utili e sanano i debiti, passa nel silenzio generale. Abbiamo tagliato tre miliardi in questi tre anni, con la politica delle formiche, giorno dopo giorno, convinti di poter salvare la Regione.
Ce l'abbiamo fatta.

Innanzitutto chiedendo a noi stessi rigore, iniziando un rapporto travagliato con lo Stato che ha portato chiarezza. Il bilancio di previsione per il 2017, si farà con la regola del pareggio di bilancio. Siamo la prima regione ad introdurre questa regola. Al 31 dicembre del 2012, dopo cinque anni, la Regione aveva certificato il 12,5% dei fondi europei. Adesso, in tre anni, abbiamo chiuso la rendicontazione spendendo tutto e siamo già partiti con la nuova programmazione. Avevamo una sanità che ci collocava tra gli ultimi posti in Italia, adesso siamo al 9° posto, prima di tutte le regioni meridionali e produciamo utili. Avevamo una formazione professionale piena di sprechi, ora finalmente parte la nuova programmazione per dare più risposte alle necessità dei giovani.
Dal 2014 il Pil non è più in perdita, nel 2015 ha avuto un incremento dello 0,4% e nel 2016 dell'1% con una crescita di posti di lavoro nel 2015 di 32.000 unità.

Al 31 dicembre del 2012 non avevamo alcun impianto di biostabilizzazione per lo smaltimento dei rifiuti. Abbiamo costruito gli impianti di Bellolampo che sono già in funzione e avviato le procedure per la costruzione di altri impianti. Abbiamo gestito l'emergenza rifiuti senza che venissero invase le strade, con la nostra caparvia, con l'impegno costante, nonostante i problemi giudiziari legati alle scelte dei governi passati.
Abbiamo cacciato imprese mafiose che facevano affari con la Regione, ci stiamo riprendendo i terreni rubati alla Regione e ai siciliani, abbiamo fermato gli affidamenti e le vendite disinvolte di beni demaniali.

Abbiamo cambiato registro.
Abbiamo sfidato i poteri forti, dimostrando che quelli dei quartierini non entrano più a Palazzo d'Orleans.
Come sarebbe bello se oggi la politica siciliana riuscisse a fare un atto leale di riconoscimento, dicendo “bravo presidente, bravi assessori, avete salvato la Sicilia”. Ma la politica, in buona parte, pensa ad altro: alle elezioni permanenti, alle conflittualità continue, al “levati tu che mi metto io”.
Io resisto. I siciliani hanno ben chiaro tutto.
Un'ultima domanda. Chi l'avrebbe mai detto che saremmo arrivati alla riduzione di 600 postazioni dirigenziali, un terzo in meno rispetto al 2012, quando la Corte dei Conti diceva che erano il doppio rispetto alle altre regioni?

Fatti, non parole.
Di chi ha scelto di avere un solo padrone, il Popolo Siciliano.


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