MEUCCI, A TINDARI NEL NOME DEL PADRE E DELLA BUROCRAZIA

Sarà in libreria a giorni, in versione cartacea, il volume "Meucci, il figlio del... telefono, mendicante a Tindari" di Mimmo Mòllica (Armenio Editore). Carlo Meucci , figlio di Antonio Meucci, inventore del telefono,risulta essere nato a New York il 4 novembre 1872. Secondo le ricerche dell’ingegnere Basilio Catania, la data e il luogo di nascita verrebbero smentiti da un certificato del dal Department of Records e Information Services di New York. Carlo Meucci si trasferisce nel comune di Patti, dal 13 giugno 1957, proveniente da S. Agata di Militello e va a vivere ‘ufficialmente’ a Tindari. Il 15 febbraio 2016, individuato il loculo nel quale sono custodite le sue spoglie, abbiamo dovuto prendere atto che esso è mancante della lapide.

15/09/2016 - Riguardo alla data di nascita di Carlo Meucci, essa viene certificata da più Comuni siciliani, e non è possibile credere che gli sia stata ‘accordata’ sulla base di sue semplici affermazioni. Così come la paternità. Non è credibile che di Comune in Comune, di ufficio anagrafe in ufficio anagrafe, si siano riprodotte ‘falsità’ e improvvisazioni, solo ed unicamente perché, alla fin fine, di quell’impostore che si spacciava per figlio naturale o legittimo di Antonio Meucci, inventore del telefono, che si attribuiva generalità fasulle e leggendarie, non rispondenti a quelle reali, non importa a nessuno, perché a nessuno ‘dava né toglieva nulla’. La burocrazia non è sempre... esemplare.

Ma così non è, poiché attestare false generalità è, in primo luogo, reato. Oggi il reato è previsto dall'articolo 496 del Codice Penale, norma riformulata da uno dei cosiddetti decreti sicurezza (decreto legge n. 92 del 2008, convertito in legge 125 del 2008) che ha previsto un innalzamento delle sanzioni per coloro che ostacolano o rallentano le procedure di identificazione personale, nell'ottica di contrastare il fenomeno dell'immigrazione.

Per quanto la sua data di nascita ‘oscilli’ tra il 3 e il 4 novembre 1872, su tutti i documenti rilasciati (al sottosctitto nell'anno 2016) dai Comuni siciliani dove Carlo Meucci abitò e fu registrato anagraficamente, risulta essere figlio di Antonino Meucci ed Ester Mochi, vale a dire l’inventore del telefono e della costumista del teatro La Pergola di Firenze che Antonio Meucci sposò il 7 agosto 1834. Carlo Meucci risulta essersi sposato a Venezia nel 1921.

(...) Ma ci sono di mezzo tante peripezie, le difficoltà dei tempi, l’emigrazione e l’immigrazione, il naufragio mentre Carlo Meucci tornava in Italia dall’America, dove era andato a cercare il padre, scoprendo che era già morto, così come la madre. A questo punto Carlo Meucci stabilirà la sua residenza in Sicilia, tra Mazara del Vallo, Marsala, Barcellona Pozzo di Gotto, Sant’Agata Militello e Tindari. E sarà in questi Comuni che l’identità di Carlo Meucci verrà trascritta e certificata.

Chi leggerà questo volume avrà modo di rendersi conto delle difficoltà incontrate nel tentativo di ricostruire la vita di Carlo Meucci, di attribuirgli un’identità certa e risalire ad una verità che potrebbe dirsi ‘scomoda’, così come ‘figlio scomodo’ è stato definito Carlo Meucci in un titolo giornalistico.
Rischiava d’essere rapito dalla Mano Nera, per questo mio padre volle affidarlo a una donna calabrese perché lo portasse in Italia...

Carlo Meucci se ne tornò in Italia, dopo avere fatto il minatore, il giardiniere, l’operaio delle ferrovie, con cinquemila dollari in tasca. Soccorso da una nave Italiana sbarcò a Napoli. Aveva perso tutto, perfino l’identità. Per rifarsi un’identità anagrafica – infatti – Carlo dovette darsi da fare... Un bel giorno Carlo Meucci capitò a Tindari, dove era già stato nelle sue peregrinazioni di ambulante; si mise a sedere sulla scala del Santuario della Madonna Nera, tra gente semplice e accogliente, gente che non aveva forse mai sentito parlare di Antonio Meucci e dell’invenzione rubata, quella del telefono. Carlo Meucci, a Tindari, sentì forse d’essere arrivato: costruì alla meglio una baracca di legno e lamiere e sopra, con pennello e vernice scrisse “Al piccolo bazar di Carlo”.

Nel cimitero di Patti rimangono il suo loculo ‘incerto’ e i frammenti della lapide, che in qualche modo, nell’anno domini 2016, siamo riusciti a raccattare, e forse a salvare.Assieme alla sua identità.

Mimmo Mòllica
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Dal volume "Meucci, il figlio del... telefono, mendicante a Tindari" di Mimmo Mòllica (Armenio Editore). A giorni in libreria. 











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