DACIA MARAINI NEL CASTELLO CHE FU DEGLI ALLIATA FESTEGGIA I SUOI PRIMI 80 ANNI

«Io non ne volevo sapere di loro. Mi erano estranei, sconosciuti. Li avevo ripudiati per sempre già da quando avevo nove anni ed ero tornata dal Giappone affamata, poverissima. […] Io stavo dalla parte di mio padre che aveva dato un calcio alle sciocchezze di quei principi arroganti rifiutando una contea che pure gli spettava in quanto marito della figlia maggiore del duca che non lasciava eredi. […] E invece eccoli lì, mi sono cascati addosso tutti assieme, con un rumore di vecchie ossa, nel momento in cui ho deciso, dopo anni e anni di rinvii e di rifiuti, di parlare della Sicilia. Non di una Sicilia immaginaria, di una Sicilia letteraria, sognata, mitizzata.» (Dacia Maraini, Bagheria).

Campofelice di Roccella (Pa), 08/11/2016 – Dacia Maraini, figlia primogenita dello scrittore ed etnologo toscano Fosco Maraini e della principessa siciliana Topazia Alliata, dell'antico casato siciliano degli Alliata di Salaparuta, ieri ha messo piede in quella Torre (o Castello) di Roccella, in riva al mare di Campofelice di Roccella, in provincia di Palermo, che fu di Francesco Ventimiglia (1371), conte di Geraci e Collesano, al quale Re Federico IV d’Aragona concedeva di estrarre ogni anno duemila salme di frumento, e che nel 1507 la Corona vendette ad Antonio Alliata. Gli Alliata ne mantennero il possesso fino alla metà del seicento, perdendo il feudo della Roccella.
Proprio il Castello di Roccella ha ospitato ieri Dacia Maraini e il suo romanzo ‘La bambina e il sognatore’, nell’ambito della rassegna Incontri d'autore promossa da SiciliAntica con il patrocinio del comune di Campofelice.
Il tavolo dei relatori nel Castello di Roccella
Dacia Maraini tornata in Italia dal Giappone, dove la famiglia fu internata in un campo di concentramento, si trasferì in Sicilia, presso i nonni materni, nella Villa Valguarnera di Bagheria: Dacia, figlia della principessa siciliana Topazia Alliata, dell'antico casato siciliano degli Alliata di Salaparuta. Topazia, principessa e pittrice, alla guida delle cantine di Casteldaccia, creatrice del "Colomba platino", rinomato vino bianco a marchio "Corvo", impegnata a risollevare le sorti dell'azienda, fu poi costretta a venderla, nel 1959, interrompendo la storia secolare che legava la famiglia Alliata alle cantine vinicole di Casteldaccia. Topazia muore a Roma il 23 novembre 2015 all'età di centodue anni, ma viene sepolta nel cimitero di Casteldaccia, accanto al padre Enrico.

La scrittrice Dacia Maraini con l'editor Ornella Fanzone
Ed è proprio alla sepoltura dei morti che Dacia Maraini dedica uno dei suoi apprezzati interventi, biasimando, seppure con parole misurate e rispettose, la pessima usanza di mettere a dimora i morti in casse di legno e zinco per poi ubicarle in quelle terribili celle di cemento che ripropongono la cultura del cemento e della cementificazione, come infelici dimore condominiali, succedanee costruzioni dell’edilizia speculativa popolare o borghese, dove non trova pace né dignità l’anima umana, né la memoria dei defunti.
Secondo Dacia Maraini, rispettoso e dignitoso sarebbe inumare i morti, metterli a dimora nella nuda terra. Quella sarebbe la cosa giusta per la Maraini che già in passato aveva affidato al Corriere della Sera la sua indignazione (per altri aspetti), considerando che l'inumazione nella nuda terra è tra le più antiche modalità rituali, sin dal Paleolitico superiore nel culto dei morti, con tombe scavate nel terreno.

Dacia Maraini nel Castello di Roccella riceve domande sul suo romanzo La bambina e il sognatore e risponde le sue… risposte, tirando in ballo Carlo Collodi e il suo Pinocchio, facendo notare al numeroso pubblico presente come l’opera di Collodi continui ad essere stampata in tutto il mondo, al pari della Bibbia o de Il Profeta di Gibran. E si sofferma sul grande desiderio di maternità (o paternità?) di Mastro Geppetto, il più povero dei poveri, il più semplice tra i semplici, capace di provare il desiderio, tanto da volerlo ‘partorire’ lui stesso quel figlio, così come possibile, di legno.

Dacia Maraini spiega le chiavi di lettura di un capolavoro letterario, ma pure quel desiderio di dare la vita ad un bambino che non è prerogativa sentimentale esclusiva della femmina ma anche del maschio. Per Dacia Maraini il romanzo ''Pinocchio'' è una cornucopia di simboli e metafore, e Geppetto è modello di “inconscio sentire”, con la sua voglia di maternità che fa di lui non solo il padre ma al contempo la madre. Si allude al fatto che che l’adozione di un bambino possa essere accordata anche a persone di uno stesso sesso? Che un uomo (e basta) possa avere il sentimento e il diritto di adottare un figlio? Dacia Maraini esalta la portata letteraria e linguistica di Pinocchio, ne innalza attualità e valori e ribadisce l'importanza di leggere il romanzo di Collodi, nelle scuole come a casa.
Dacia Maraini firma le copie del suo libro La bambina e il sognatore 
Il Castello di Roccella ha dato così vita ad un incontro davvero ben riuscito, festeggiando con una settimana di anticipo l’ottantesimo compleanno della grande scrittrice, nata a Fiesole il 13 novembre 1936,  e il suo romanzo La bambina e il sognatore, nell’ambito della rassegna Incontri d'autore al Castello promossa dalla sede di Campofelice di Roccella di SiciliAntica con il patrocinio del comune di Campofelice. Sono intervenuti il sindaco di Campofelice di Roccella Massimo Battaglia, l'assessore alla cultura Michela Taravella e il presidente della sede locale di SiciliAntica Domenica Barbera. Modera Alfonso Lo Cascio della Presidenza regionale di SiciliAntica. L'attore Damiano Giunta ha letto alcuni brani tratti dal romanzo della Maraini, La bambina e il sognatore.                                    
Mimmo Mòllica

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