PACECO: MAFIA GIUSTA E MASSONERIA DEVIATA NELLA BANCA DEL SENATORE

"Banca, mafia e massoneria. Un intreccio scoperto dalla Procura distrettuale antimafia di Palermo e che ha portato al sequestro preventivo della banca cooperativa «Senatore Pietro Grammatico» di Paceco (Trapani)". «La misura viene adottata quando si ritiene che una determinata impresa possa essere coinvolta in contatti e in attività collegati alla criminalità organizzata», ha spiegato il Procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi. "Un collaboratore di giustizia ha descritto nell’ambito di altre indagini la regia della banca che sarebbe stata in mano a consorterie mafiose e massoniche".

29/11/2016 – Posta sotto amministrazione giudiziaria per sei mesi per “indizi gravi di infiltrazione da parte della criminalità organizzata”. la Banca di credito cooperativo “Senatore Pietro Grammatico” di Paceco, in provincia di Trapani, affidata ad Andrea Dara e alla Price Water Cooper per violazioni della normativa antiriciclaggio. A ciò si assomma il non avere dato seguito alle ispezioni effettuate dalla Banca d’Italia nel 2010 e nel 2013.
Il provvedimento è stato eseguito dal tribunale di Trapani su richiesta della Dda di Palermo, guidata da Francesco Lo Voi, indagini condotte dal nucleo di Polizia valutaria,e coordinate dal procuratore aggiunto Dino Petralia.

L’istituto che ha sede a Paceco ha filiali a Marsala e Trapani.La BCC di Paceco è così la prima banca commissariata per mafia e massoneria.
Le attività investigative hanno tratto spunto dai rapporti che la Banca di credito cooperativo ‘Senatore Pietro Grammatico’ “ha intrattenuto e continua ad avere”, spiegano gli inquirenti, con il mafioso Filippo Coppola, già condannato nel 2002 per associazione a delinquere di stampo mafioso, elemento di spicco di Cosa Nostra di Paceco.

A casa del figlio Giacomo Coppola nel 1996 si sarebbe tenuto un summit tra Matteo Messina Denaro, Giovanni Brusca, e Nicola Di Trapani, secondo quanto riferito dal collaboratore di giustizia Vincenzo Sinacori.

«In quella banca comanda ‘u professuri (Coppola)», aveva detto Vincenzo Sinacori.

Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera di oggi scrive: “C’è dunque un filo sottile che potrebbe unire questa vicenda all’ultimo grande latitante di Cosa nostra, Messina Denaro. Più stretti, invece, sembrano i rapporti con la massoneria locale e la famiglia Coppola con le cinque filiali commissariate. Una delle quali, a Trapani, è stata diretta da un fratello de ‘u professuri. Che in precedenza era stato responsabile dell’ufficio fidi e rischi cioè quello che decide a chi dare i finanziamenti, nonché la loro consistenza e le condizioni. Tra le operazioni sospette — mai segnalate dalla banca — il prelievo di 120.000 euro in contanti fatto dalla cognata di un mafioso, poi divenuto collaboratore di giustizia; quando gli organismi di vigilanza ne sono venuti a conoscenza, la giustificazione è stata che la signora era stata «suggestionata dalle notizie sulla crisi dei mercati».
Oppure l’agevolazione concessa a un indiziato di estorsione e associazione mafiosa: aveva acceso un mutuo da 237.000 euro nel 2007, rinegoziato nel 2013 con l’autorizzazione a restituirne solo 135.000 in dieci anni. Sull’istituto di Paceco la Banca d’Italia ha effettuato due ispezioni, nel 2010 e nel 2013, terminate con prescrizioni stringenti tra cui la nomina di un nuovo consiglio di amministrazione. Tuttavia i pubblici ministeri e gli investigatori della Finanza ritengono che l’intervento sia stato eluso attraverso l’inserimento di alcuni «reggenti» non estranei alla vecchia gestione: due ex dipendenti, uno dei quali aveva guidato l’ufficio antiriciclaggio, ma si era ben guardato — secondo le risultanze dell’inchiesta — di mettere in luce le operazioni sospette”.

Su La Stampa, Rino Giacalone parla di "Banca, mafia e massoneria. Un intreccio scoperto dalla Procura distrettuale antimafia di Palermo e che ha portato al sequestro preventivo , disposto dal Tribunale delle misure di prevenzione del Tribunale di Trapani, della banca cooperativa «Senatore Pietro Grammatico» di Paceco (Trapani)".

«La misura viene adottata quando si ritiene che una determinata impresa possa essere coinvolta in contatti e in attività collegati alla criminalità organizzata. E questa è una delle ipotesi del caso che ci riguarda», ha spiegato ai giornalisti il Procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi.

"Un collaboratore di giustizia, Nino Birrittella, ha anche descritto nell’ambito di altre indagini la regia della banca che sarebbe stata in mano a consorterie mafiose e massoniche. Ancora una volta nel trapanese nuove indagini fanno scoprire come mafia e massoneria riescono a inquinare settori sociali importanti, in questo caso bancari".

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